A Royal Affair (Nikolaj Arcel 2012)

royal affairA Royal Affair è il film in costume come Iddio comanda. All’insaputa dei più, nella Danimarca del ‘700 si svolgeva, spontaneamente, il perfetto dramma storico. Intrighi di palazzo, monarchi psicotici, pericolose idee progressiste, imprescindibili intrecci amorosi. Christian VII è il giovane re danese, Caroline Matilda, sorella del re d’Inghilterra Giorgio III, la sposa, Johann Friedrich Struensee, incarnato da Mads “Valhalla” Mikkelsen, il medico di origini tedesche. Chiamato a corte, Struensee, fervido sostenitore di ideali illuministi, accresce costantemente la propria influenza nei confronti del re – e naturalmente della moglie -, mettendosi contro tutti gli altri rappresentanti del potere costituito.

Le azioni riassumono pagine di libri di storia, dando alla scena una notevole densità. Al respiro ampio ed epocale, alimentato da un registro classico ma non desueto, A Royal Affair affianca la capacità di conservare interesse per gli individui, mostrando come i cambiamenti e le decisioni di poche persone si riflettano drasticamente sui destini comuni. E in un significativo secondo piano si svolge il gioco inverso, dove la capacità di saper indirizzare e plasmare il volere del popolo lo rende uno strumento eccellente per la distruzione del singolo, costringendo cinicamente le classi sociali più basse ad operare contro il miglioramento del proprio stato.

Fra ricostruzione storica, melodramma romantico e raffinata rappresentazione del potere, quella di Nikolaj Arcel è un’avvolgente immersione in un cinema solido e denso di pathos, che rispecchiando gli ideali del suo protagonista incarna una riflessione universale e moderna sulle forme di potere e sulla manipolazione delle masse.

A Royal Affair è candidato all’Oscar per il Miglior film straniero, qualsiasi cosa questo significhi.

(4/5)

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3 thoughts on “A Royal Affair (Nikolaj Arcel 2012)

  1. Esiste anche un bel libro “Il medico di corte” di Per Olov Enquist Ed. Feltrinelli. Da leggere.

  2. Pingback: I dieci film più belli del 2013, ed effetti collaterali. | SlowFilm

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