Lincoln (Steven Spielberg 2012), Les Misérables (Tom Hooper 2013)

lincoln slowfilm recensioneBene, Daniel Day-Lewis piace a tutti. Però. Si trova in un film che lancia stormi di archi a sottolineare i discorsoni più accorati – che qui sono DOZZINE. Che prende 12 nomination agli Oscar, trascinato da recensioni che parlano di Uguaglianza, di America, di Obama. Si può, nel 2013 disilluso e postapocalittico?

Lincoln persegue un’idea monolitica e ottocentesca di enfasi cinematografica: per esaltare le parole le registra tutte, le mette in controluce, ne fa silhouette col cilindrone, primi piani, sguardi intensi, luce antica, drammatica, epocale. Disinteressato alla visione della guerra civile, tiene programmaticamente fuori campo qualsiasi azione per dedicarsi ad aneddoti, parabole e arringhe, moralmente edificanti quanto fisicamente debilitanti. L’insieme offre il modo più semplice e collaudato che ha il cinema di mentire; non in senso positivo né poetico, ma realizzando una patina che aderisca sulla presunta ingenuità spettatoriale, e sicuramente sull’idea che ha l’Academy del cinema e dello spettatore.

(2/5)

les miserables recensione slowfilmÈ tempo di mattoni. Gli Oscar di quest’anno alle statuine preferiranno dei lingotti. Squadrati,  grevi, che possano utilizzarsi come fermaporta o per spaccare un finestrino e rubare autoradio. Di quelle che vanno a cassette.

Quella de I Miserabili è una delle storie più raccontate al cinema. Di certo non presenta il problema di come riempire la pellicola, vista la paradossale quantità di sfighe che mette a disposizione. Les Misérables è la versione musical-operistica dello scritto di Hugo, una revisione che pare vada fortissimo nei teatri londinesi da almeno tre decenni. Questi attoroni internazionali, c’è da dirlo, sono degli schiacciasassi, e per fare cose del genere prendono lezioni di canto, si tagliano i capelli, invecchiano e ringiovaniscono, i pickpocket Sacha Baron Cohen e Helena Bonham Carter, per una manciata di dettagli, sono andati a scuola di borseggio. Tutti bravi, Hugh Jackman, Russell Crowe, Anne Hathaway, il ragazzino Daniel Huttlestone – la sua una delle migliori entrate in scena, con Gavroche albionico punk – che hanno cantato in scena. Il melodramma con al centro il confronto fra Valjean e Javert, nonostante si scorgano alle loro spalle accurate ricostruzioni e scorci di Parigi vessata e stracciona, in massima parte ci viene offerto da Tom Hooper (Il Discorso del Re) con una serie di piani ravvicinati in movimento, lunghe sequenze liriche che immancabilmente contengono almeno una disgrazia. Non c’è tempo di soffrire per un dramma appena concluso, che il gorgheggio di un’altra scena madre sovrasta il ricordo di quanto accaduto.

Spossante.

(2,5/5)

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2 thoughts on “Lincoln (Steven Spielberg 2012), Les Misérables (Tom Hooper 2013)

  1. Bah. Ho visto Lincoln e l’ho trovato fin troppo pieno di discorsi ridondanti. Incredibile come tutte le recensioni della carta stampata lo osannassero oltre i suoi meriti. Voglio dire nessuno nega la ricostruzione storica degli ambienti, dei costumi, dei discorsi. Però mica mi sto vedendo uno sceneggiato di Superquark. E ora salta anche fuori che la votazione è stata modificata da Spielberg per creare maggiore suspence. Bah. Mi vado a rivedere Amistad appena possibile.

    Les Miserables l’ha visto mio padre e me ne ha detto peste e corna. E detto da uno che mi ha portato a vedere il musical proprio a Londra mi è passata tutta la voglia di vedere il film. Magari mi leggo il libro.

  2. sì, l’impressione di un opulento superquark è reale.
    i musical mi piacciono, ma un più pop e meno lirici, e possibilmente con una intensità di sfighe appena più bassa.

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