Skyfall (Sam Mendes 2012)

slowfilm skyfall recensioneNon avevo mai visto un Bond per intero; è impossibile non conoscerne l’iconografia, non aver sentore dell’oggetto di culto, e ne apprezzo singole immagini. Un film intero, però, non sono mai riuscito a vederlo, contiene in sé un genere che ha la capacità di stancarmi con efficienza e velocità.

Skyfall è di Sam Mendes, ottimo regista, ma di Mendes non c’è tanto. Eppure si parla del film come del passaggio di James Bond alla modernità, all’autoralità, e ad altri concetti astratti.

Skyfall è un film d’azione dai tempi e le sequenze universali e riconoscibili, tempestato da gongolanti citazioni autoreferenziali. Troppo lineare per essere realmente considerato un film di spionaggio, la peculiarità sta nel suo abitare un mondo totalmente chiuso e artefatto. Niente nell’universo di Bond è reale, l’intero creato è una messa in scena allestita a suo uso e consumo, dove ogni figura è un attore che manifesta il far parte di una finzione e attende di essere chiamato dal protagonista a recitare il suo ruolo. Anche le leggi della fisica e della logica narrativa, senza mostrare alcun imbarazzo, si piegano alle esigenze dello 007.

La prima parte di Skyfall, con un buon ritmo, degli ammiccamenti divertenti, un azzeccato Javier Bardem, funziona. Nonostante Daniel Craig sia brutto e inespressivo, e sostanzialmente privo di qualsiasi forma di carisma. Poi il film s’allenta un bel po’, l’azione abbraccia un tenore molto più rozzo, con sentori di b-movie e MacGyver, brutalizzando la personalità dei comprimari. In primis Judi Dench, che parte donna di ferro e finisce mamma da fornelli, totalmente fagocitata dall’idea che vuole Bond e il villain fratellastri in lotta per accaparrarsi l’attenzione della genitrice.

Skyfall nel complesso mi ha stancato con efficienza e velocità, ed egoisticamente spero che la serie non sequestri Mendes.

(2,5/5)

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3 thoughts on “Skyfall (Sam Mendes 2012)

  1. io ci ho visto diverse cose interessanti: l’eroe è uno sciancato, non è bello, non avrebbe nemmeno passato il test per andare in missione, viene colpito dalla sua stessa alleata mentre fa a cazzotti senza avere affatto la vittoria in mano, e tutto il brillore della MI6 finisce in un casolare scozzese dove Bond ha perso i genitori… mi sembra umano, il film e i personaggi, non ci vedo questa fantasmizzazione/finzione che ci vedi tu, al di là certo degli effetti speciali. Direi che piega la fisica allo scopo dello spettacolo, ma fermo restando questo – continuità con gli altri bond – credo che invece l’umanità dei personaggi sia abbastanza ben spiegata e dispiegata… insomma, mi ha coinvolto e mi è piaciuto!

  2. Una delle recensioni più intelligenti che abbia letto sul film. Nonostante generalmente mi piacciano i film di 007 è ovvio che mi ritrovo sui tuoi punti di critica, pur essendo proprio quello che io cerco e voglio da un film di James Bond.
    Qui invece il finale che nega tutto questo a favore di molte tematiche portate al successo da Nolan con la trilogia di Batman mi ha proprio rotto il giocattolino che, ti confesso, mi stava anche piacendo.

  3. ciao mr. mario. come dicevamo altrove, dal punto di vista sentimentale questo bond ha incontrato il tuo affetto, mentre si è scontrato col mio “cinismo”. questo personaggio non m’è parso adeguato a muovere empatia e partecipazione, e meno ancora riesco a leggerlo come un “antieroe” vulnerabile. ma a parte questo, la costruzione di un mondo artefatto non era un appunto che voleva insinuare l’eccessiva finzione della messa in scena, quanto individuarne un tratto, che mi sembra distintivo del genere e il filone. non c’è persona, personaggio, passante in bond che non sia parte della messa in scena. il mondo è costruito ad uso e consumo dell’eroe, per accogliere le sue manie, i riflessi e le interazioni standard che sono la vera fortuna della serie. ed è in definitiva quel che consente al format di sopravvivere al bond di turno. insomma, non si troverà mai niente di impersonale e fortuito nel quadro di un film bondiano, dai titoli di testa (qui splendidi) alla immancabile e piena vittoria finale. celebrazione dell’immortalità che, e qui chiudo il cerchio, ha davvero poco a che vedere con eroi davvero malandati e incerti.

    hola pillole. son contento che, pur essendo tu un amante della serie, ti sia ritrovato in quello che ho scritto; vuol dire che qualcosa di sensato l’ho azzeccato :)

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