To the Wonder (Terrence Malick 2012)

to the wonder malick slowfilm recensione anteprimaIl minimalismo secondo Terrence Malick. Oppure la conclusione di una riflessione cominciata con The Tree of Life, con uno stile visivo simile e un’inversione di sostanza e contenuto. È sicuramente il film meno importate di Malick, quello dalla gestazione più breve e apparentemente legato a una minore ispirazione.

To the Wonder, primo dei tre film che dovrebbero uscire in tempi ristretti di un autore fino ad ora tutt’altro che prolifico, è ancora uno sguardo unico e inconfondibile, una danza di immagini e luce, stavolta trattenuta dalla terra, da una forza di gravità che opprime i personaggi, spinti verso il basso. Il tono elegiaco, l’ininterrotta musica panica, s’incontrano con vicende di notevole banalità. Rimane la ricerca del luogo dell’anima, degli spazi geometrici a raffigurare i rapporti fra personaggi e a stravolgere le convenzioni filmiche, in una tavolozza più limitata ma comunque vicina allo splendido Tree of Life, del quale peraltro ospita del materiale filmato.

Un Ben Affleck poco credibile, anche e soprattutto quando di nuca e silenzioso, gestisce svogliatamente una scialba storia d’amore con Olga Kurylenko, figura femminile eterea, coerentemente con la poetica dell’autore, ma lontanissima dal fascino realmente drammatico di una Brooke Adams ne I Giorni del Cielo. A voler riassumere le svolte narrative di To the Wonder non ci si discosterebbe dai temi di un film da Mtv. Con la differenza che un film da Mtv sarebbe un gioco fatto di montaggio colorato e musica pop, mentre l’ambizione e la smisurata grandezza connaturate al cinema di Malick stridono fastidiosamente con l’inconsistenza dell’operazione. Tutta questa bellezza, questa ricerca della meraviglia, per cosa?

To the Wonder parla d’amore, non c’è dubbio, perché il film è commentato dalla familiare voce over, che per l’occasione recita brevi frasi e aforismi contenenti una concentrazione strenua della parola amore, fino alla perversione definitiva: “cos’è questo amore che ci ama?”. La voce, come nei capolavori di Malick, non ha una stretta connessione con le immagini, non contribuisce a spiegarle, o a creare nessi logici. Mentre il montaggio rivendica possibilità quasi ejzenstejniane, con sequenze interrotte e valorizzate da attrazioni ideali e visive, il commento rincorre se stesso con uguale libertà, ma inevitabilmente e per pura coincidenza temporale, limita le possibilità di quanto si sta osservando.

Privato delle parole, compresi i rari e improbabili dialoghi, To the Wonder sarebbe un film più interessante. Così com’è somiglia a un incontro imbarazzato fra umano e divino.

(2,5/5)

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4 thoughts on “To the Wonder (Terrence Malick 2012)

  1. a volte avevo l’impressione che gli attori si guardassero intorno senza sapere bene che fare. mi pare questa la cifra del film. per me é un suicidio artistico alla kitano. oppure malick si é ricordato di essere un professore di filosofia ed ha rovinato tutto.
    ob

  2. non so, il professore l’ha più o meno sempre fatto, specialmente da la sottile linea rossa in poi, però si sopravvolava su qualche frasona e scena enfatica in nome della bellezza del tutto. a me sembrano due crisi opposte, kitano non sa più bene cosa fare, ha più volte dichiarato di essere stanco del cinema, malick sembra aver deciso di voler fare il regista da grande, e si vuole rimettere in pari col tempo perso. da questo punto di vista to the wonder mi sembra estremamente libero, terrence aveva voglia di filmare ed ha filmato, ma a conti fatti direi che gli giova maggiore riflessività. vedremo come vanno le prossime puntate.

    a, manco sto a dirlo che il dolore è enorme.

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