Kinetta (Giorgos Lanthimos 2005)

kinettaPer il suo primo lavoro totalmente personale Giorgos Lanthimos sceglie un approccio misurato e amichevole: film quasi muto, camera a mano, filo narrativo appena percettibile. E tanta commiserazione per il genere umano.

Kinetta è un buon film, interessante come tutte le pellicole del giovane autore greco, uno dei più radicali in circolazione. Fortemente incentrato su tesi ed idee estetiche che caratterizzeranno la produzione successiva (Dogtooth e Alps), Kinetta è anche più astratto e asciutto, un concentrato d’idee ed enunciazioni sulla visione della vita, nonostante il (e grazie al) suo essere esasperatamente vuoto. Al centro della scena tre personaggi, due uomini e una donna, che s’incontrano periodicamente per ricostruire e riprendere incidenti e scene di violenza. La più coinvolta è la ragazza, addetta alle pulizie di un albergo in una località balneare, che spesso prova la sua parte anche da sola, simulando costrizioni, tentativi di fuga, autosoffocamenti. Il tutto, individualmente o in gruppo, avviene con distacco e meccanicità, lontano dalla spettacolarità e le reali menomazioni di un’opera apparentemente simile come Crash di David Cronenberg.

In tutti i suoi film Lanthimos mette al centro la creazione di una finzione. Particolarmente vicino ad Alps, in Kinetta i protagonisti simulano un’esistenza diversa dalla propria; o meglio, simulano un’esistenza. In mancanza di finzione i personaggi sono immobili, vuoti, e privi di un ruolo imposto dall’esterno – un ruolo comunque squallido, violentato – l’essere umano sembrerebbe non avere alcuna scintilla vitale. Non c’è istinto, né passione o desiderio: ogni azione o emozione proviene da una convenzione esterna. Anche in Alps, dove un gruppo di “attori” si propongono per sostituire la persona scomparsa all’interno di una famiglia colpita dal lutto,  non è la persona a mancare, ma il ruolo che ricopriva, che in quanto tale può essere consapevolmente simulato.

Tutto è conseguenza di meccaniche ingiustificate; anche le parole sono vuote e inutili, e mettono in evidenza la loro convenzionalità; tutto è immobile e smorto, anche quando è in movimento o in piena luce.

(4/5)

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