Effetti Collaterali (Steven Soderbergh 2013)

effetti collaterali recensione slowfilmPillole levigate, perfette, tecnologiche, pillole da Rumore Bianco; professionisti della psiche e della medicina altrettanto evoluti, inutili, taglienti; studi professionali, facciate di palazzi dalle superfici riflettenti, che provano a nascondere segreti e si dissolvono con gli sguardi, inventano bugie.

Effetti Collaterali è uno dei trick di Soderbergh, un meccanismo che procede fluido come un domino, lineare e piacevole, eppure non innocuo. Un buon film, un gioco delle parti ben recitato che non si vergogna di essere comprensibile, con ricordi degli inganni borghesi di L’uomo nell’Ombra e Carnage.

(4/5)

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12 thoughts on “Effetti Collaterali (Steven Soderbergh 2013)

  1. E sì, bello, avvincente. Ma il finale, con questo trionfo della famiglia, in fondo non mi è piaciuto molto. L’ho trovato, a conti fatti, un po’ moralista.

  2. io già non me li ricordo i dettagli della fine. non mi sono rimasti i segni di troppe smancerie, credo di potermi fare un’idea di ciò a cui si riferisce pes e ho l’impressione che soderbergh (fortunatamente, devo dire) non abbia l’abitudine di essere eccessivamente e gratuitamente corrosivo. ma mi fermo qui, perché nell’ultimo anno ho dormito poco.

  3. Per la cronaca non ho sopportato questo film, ma ero davvero curiosa sulla questione “trionfo della famiglia” perché m’è parso di avere visto un’altra cosa. Ma io, invece, dormo troppo e sopportare un intero film è sempre più difficile.

  4. in questo non trovo le caratteristiche del film insopportabile. è un film che ha qualche sorpresa, soprattutto formale, l’ho trovato piacevole. uno spunto di paranoia, che anche se mitigata è ormai uno dei miei soggetti preferiti. però non mi sono mai troppo interrogato su soderbergh, mentre ho visto in rete che è un regista che divide parecchio, quindi tenuto in una considerazione maggiore di quanto credessi. la leggerezza con cui l’ho visto probabilmente mi ha aiutato.

  5. Quale trionfo? A me pare che alla fine ci sia una ricomposizione familiare, no? Mentre l’altra coppia, lesbica, è una coppia decisamente perversa, in tutto e per tutto. E, morale della favola, lo psichiatra è la vittima, in fondo, di una macchinazione ordita da una coppia perversa, capace di uccidere per soldi e mossa da insane passioni. Mentre lui, che fa parte di un meccanismo altrettanto perverso, anzi il più perverso di tutti, vale a dire quello economico finanziario delle grandi industrie farmaceutiche, vale a dire ancora ciò che determina la crisi che si vede chiaramente come sfondo delle vicende, ebbene, lui che è quello che non si sottrae a questo gioco dell’arricchirsi a tutti i costi, che è lo stesso gioco della protagonista femminile con altri mezzi, lui è assolto, lui e tutta la psichiatria, e se ne va bel bello a riprendere il bimbo a scuola, mentre la moglie, che se era andata via di casa, lo aspetta di nuovo alla guida della macchina.
    Che poi Sodeberg non abbia voluto proporre un modello, ma semplicemente descrivere la realtà delle cose, è un altro discorso. Ma non lo conosco abbastanza per dirlo,

  6. Ora ho capito! Per me il “trionfo della famiglia” suonava come un finale stucchevole alla mulino bianco e dato che ho registrato solo il “coppia lesbica si arricchisce alle spese di un poveraccio” non capivo di che parlavi. Ora sì e sono d’accordissimo: tutto quello di cui parli è il motivo per cui ho detestato il film. Per i primi 40 minuti speravo in un bel lavoro contro gli psicofarmaci e la felicità indotta, poi si perde per strada e no, il dottore non diventa un modello, ma alla fine come dici tu è assolto e sì, vissero tutti felici e contenti.
    Grazie per la spiegazione.

  7. ok, però non credo che se un film non castiga esplicitamente chi vogliamo sia castigato, allora cancella tutto quanto ha fatto fino alla sua conclusione. anche a me nella prima parte m’è parso volesse parlare di psicofarmaceutica estrema e pseudofelicità indotta, per questo ho citato Rumore Bianco di DeLillo. Poi la trama prende un’altra strada, ma quei primi 40 minuti rimangono, non saranno confermati in questa storia, ma sono il tessuto di altre. soderbergh costruisce un racconto di genere diverso, ma l’ambiguità del personaggio e dell’industria rimangono, e a questo giro il tutto viene dipinto come un baraccone miliardario sostanzialmente inutile.il soggetto si concentra su alcuni individui, più che sulle classi e caste d’appartenenza, ma il discorso più generale viene portato avanti su un piano soprattutto visivo. le conclusioni non mi sembrano così banalmente assolutorie, piuttosto rispecchiano amaramente la persistenza di un sistema di false promesse, protette da una facciata perfettamente levigata.

  8. Riguardo al film, i primi 40 minuti sono piaciuti anche a me. Ammetto che nella seconda parte avrei preferito un legal drama sugli effetti collaterali degli psicofarmaci, rispetto al il thrillerone à la “delitto perfetto”. In più verso la fine non ho provato simpatia per nessuno dei protagonisti, probabilmente per le performance non eccezionali.

    Io da anni attendo un adattamento di Rumore Bianco… a chi affidarlo?

  9. ciao paolo. vero, la prima parte è più bella, ma anche la seconda ha così pochi attori in gioco ed è così poco macchinosa, che tutto sommato permette ancora di soffermarsi sulla forma.
    riguardo rumore bianco, è uno dei libri più belli che abbia mai letto. mi sembra che un tempo si parlò di un adattamento, ma poi la cosa fallì. cosmopolis credo sia per molti versi un aggiornamento e una riduzione di quei temi e quel linguaggio (gli epiloghi si somigliano in maniera abbastanza sorprendente), ed il film è riuscito proprio perché non ha paura di riproporre fedelmente i dialoghi, che nel caso di cosmopolis sono gran parte dell’opera. un adattamento di rumore bianco sarebbe più difficile, perché ogni scena è una meraviglia letteraria. d’altronde, perdere qualcosa in una trasposizione cinematografica, e magari guadagnare dell’altro, è una cosa che non ci ha mai fatto paura. non so a chi affiderei l’adattamento. forse a mark romanek, che dovrebbe dimostrarsi capace di stati di grazia.

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