Solo Dio Perdona – Only God Forgives (Nicolas Winding Refn 2013)

solo dio perdona recensione slowfilmSolo Dio Perdona è una violenta e meravigliosa rapsodia in rosso, è dolore idealizzato, superficie e percezione oscena della destinazione.

Nelle notti di Bangkok si distende lo standard di un intreccio di vendette – come in Drive -perpetrate e ricercate da personaggi archetipici, segnati da un’epica coerenza, come in una tragedia greca o un sanguinario b-movie. L’ambientazione estremorientale non è accidentale, e porta la storia su una linea astratta, mettendo in discussione il ruolo dell’eroe e la sua fortuna, negandogli la possibilità di compiere azioni realmente significative. La prima vendetta messa in scena da Nicolas Winding Refn riguarda Ryan Gosling. Il danese faceva film eccellenti già da quindici anni, ma è riuscito a farsi notare solo quando nel suo cinema estetico e mistico sono entrati la storia romantica e il cavaliere di Drive. Il minimo che potesse fare era pestare il buon Ryan, che nel suo percorso aderisce senza alcuna deroga al ruolo del loser.

Denso di lanterne e maschere rosse, di labirintici bordelli thailandesi e karaoke ghiacciati in pose da Korova Milk Bar, di ralenti irrinunciabili e delle composizioni musicali distorte di Cliff Martinez, Only Gor Forgives impone temi incestuosi, visionari, profondamente selvatici e disturbanti, lungo la spina dorsale dell’opera. Fatta di inquadrature frontali e secchi monologhi sulle virili rivalità fraterne, fomentate da una madre folle e totalizzante, una Kristin Scott Thomas perfettamente fuori parte. E, per inciso, niente sarebbe stato possibile senza Abel Ferrara. Se questo è l’interno, la facciata è sincero cinema di genere, quello che insegna, letteralmente, come in Thailandia sia meglio stare attenti a dove si mettono le mani: cinema fisico e consequenziale, in questo caso splendidamente decentrato e irrimediabilmente smarrito.

Di Tarantino Refn non ha niente, anche se di nuovo Tarantino ci si ritrova spesso a leggere, se non la capacità di saper tradurre spunti provenienti da altro cinema  in qualcosa di proprio. Il cinema di Refn è intimamente anticommerciale, fatto di attese che sono il vero soggetto delle sue opere, colme di gesti rituali, di dettagli e dello sguardo della macchina da presa. Ricercare la lettura grottesca e spesso liberatoria della violenza di Tarantino in un titolo di Refn provoca risatine nervose e incomprensione.

In Solo Dio Perdona ci sono la consapevolezza di Ghost Dog, il torture porn di Takashi Miike, la costante tensione del duello degli spaghetti western, il già ricordato Ferrara. Ma soprattutto c’è un’espiazione svuotata di senso, che segue al fisico ritorno al grembo materno inscenato come l’ennesima negazione della personalità del protagonista. Mentre l’infallibilità è incarnata da Vithaya Pansringarm, poliziotto thailandese di mezza età, colletto bianco maestro nell’uso del machete e unica declinazione conosciuta della giustizia, il personaggio di Gosling si avvicina all’aspetto più alienato e visionario del protagonista di Valhalla Rising, One Eye. Il volto segnato a metà dalle tumefazioni, un occhio chiuso, le visioni annunciano la propria fine, segnando il percorso verso un sacrificio senza utilità, più vicino alla semplice sconfitta.

(5/5)

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4 thoughts on “Solo Dio Perdona – Only God Forgives (Nicolas Winding Refn 2013)

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