Argo (Ben Affleck 2012). La CIA è vicina.

argo recensione slowfilm1979, la Rivoluzione Islamica costringe lo Scià a fuggire dall’Iran verso gli Stati Uniti, che ne aveva favorito l’ascesa al potere più di vent’anni prima, per poter disporre delle ricchezze petrolifere della ex Persia. I rivoluzionari fedeli a Khomeyni assaltano l’ambasciata americana, sequestrano una cinquantina di persone, mentre altre sei fuggono e si nascondono in casa dell’ambasciatore canadese. La loro è la situazione più critica, e a provare a portarli fuori dal Paese è Tony Mendez (Ben Affleck), “esfiltratore”.

Argo è più godibile e lineare di quanto fosse lecito aspettarsi, vista la coproduzione di Clooney e una tendenza delle spy story più in vista a ingarbugliarsi senza pietà. In realtà il film, naturalmente ispirato a vicende realmente accadute e autobiografate, ha una corposa vena disimpegnata, che segue il piano per la fuoriuscita degli Americani. Questi dovranno fingersi una troupe cinematografica impegnata in un sopralluogo per le riprese di Argo, un b-movie fantascientifico con ambientazione mediorientale. Il lavoro preparatorio necessario a rendere credibile il progetto è demandato al truccatore John Goodman e il produttore Alan Arkin, che sostengono l’apparato più divertente e meta del film di Affleck.

L’altra anima, meno soddisfacente, è quella più spionistica e politica. Mentre il regista insegue i ’70 non solo nella ricostruzione estetica (si segnala l’ottima colonna sonora, per quanto sarebbe più difficile fare un film sui ’70 con una brutta colonna sonora), ma anche nella densità e grana filmica, Argo scorre fino a un lungo epilogo che affida il culmine tensionale a un susseguirsi di conti alla rovescia. Per rispondere al telefono, per fare dei biglietti, per il decollo dell’aereo, per ricevere un telegramma, è una continua dilatazione dell’ultimo secondo utile, secondo un modello non particolarmente inventivo ed efficace, specialmente se proposto con tanta ripetizione.

L’ultimo appunto da fare ad Argo è sull’aspetto ideologico propagandistico. Nel prologo il film racconta gli antefatti, la trame americane tessute attraverso la CIA per influenzare radicalmente la sostanza del governo iraniano, attraverso delle immagini che si trasformano in tavole fumettistiche, lasciando che perdano in questo modo la forza dell’oggettività per trasformarsi in semplice narrazione. Nelle ultime scene, infine, la CIA si ritaglia un ruolo puramente supereroistico, una vocazione batmaniana che la costringe a rimanere nell’ombra, pur facendo del bene. L’Intelligence in generale viene mostrata come luogo fatto di semplici funzionari e di uffici, di telefonate al Presidente e affabili caratteristi, impegnati a espletare la burocrazia necessaria a far andare per il meglio le piccole e grandi cose del mondo. L’impronta ideologica che un film sceglie di adottare deve considerarsi, come altri aspetti, parte del film stesso? Direi, inevitabilmente, di sì.

(3/5)

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9 thoughts on “Argo (Ben Affleck 2012). La CIA è vicina.

  1. ciao questo film é brutto e noioso anche se l’idea era bellina perché il regista é apertamente incapace.
    ob
    p.s. nannimoretti fa cacare.

  2. film bruttino ma non particolarmente noioso, il regista vorrebbe fare eastwood e quindi fa film di destra pur essendo militante democratico hollywoodiano. suo fratello è un bravo attore.
    moretti è uomo provvisto di senso, il tuo è un reboot dell’adolescenza.

  3. “il tuo è un reboot dell’adolescenza” è il commento dell’anno. Lo citerò per sempre.

  4. veramente é nannimoretti che da quarant’anni ha fissato l’immagine del postadolescente di sinistra frustrato e depresso. e come per berlusconi e il papa, ha profetizzato bene.

    (non vorrei essere nei panni di suo figlio).

    lode a mishima, a majakowski e a monicelli!

    ob

  5. posto che parlava di ggiovani quando era giovane (25 anni ecce bombo, 23 io sono un autarchico), e poi ha parlato di pubblico, di lutto privato, di politica, di dolci, di costume, di paranoie, di quel che vedeva succedere attorno e di sé, anche nella tua frase non vedo dove dovrebbe scattare che moretti allora fa cacare.
    ha sviluppato un linguaggio, prevalentemente verbale, e con quello è riuscito anche a dare una forma particolare al suo cinema. le presunte doti profetiche escono fuori con qualsiasi artista si interessi alla contemporaneità e abbia il minimo di intelligenza e intuito necessari a coglierne i tratti essenziali. poi capita che per raccontare la realtà si tracci un’iperbole e questa coincida con l’evoluzione delle cose.
    e non è colpa di moretti se il postadolescente di sinistra è frustrato e depresso, la colpa è solo quella di aver trovato un modo efficace per dirlo. assieme ad altre cose, come quelle nei film per cui gasparri non conteneva la gioia quando andavano male a cannes e fuori dall’italia.

  6. mi taccio che sono fuori topic (si dice così?). però se fai un bel post su nannimoretti approfittando del suo compleanno ricomincio volentieri!

  7. non credo che farò un post di tanti auguri nanni, però non inseguo l’ordine nei commenti. su fb ho messo questo, che è il mio video preferito.

  8. Sono d’accordo con te, l’incipt mi ha illuso che potesse essere un film valido e anche un po’ documentario, ma il finale all’americana mi ha steso tutto l’entusiasmo.

  9. ciao elise, in effetti è difficile capire come possa essere un film a cui assegnare tanta attenzione e riconoscimenti. tendenzialmente un filmetto.

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