A Late Quartet – Una fragile Armonia (Yaron Zilberman 2013)

una fragile armonia slowfilm recensionePubblicato su Bologna Cult

Da poco in sala, A Late Quartet – Una Fragile Armonia, è un film da vedere, una commedia amara che sotto meccanismi narrativi più soliti custodisce importanti idee sulla bellezza, sull’impegno e l’identità, e su come queste tre cose s’intreccino fra loro non senza difficoltà.

Mark Ivanir (primo violino), Philip Seymour Hoffman (secondo violino), Christopher Walken (violoncello) e Catherine Keener (viola) sono The Fugue, un quartetto d’archi dalla lunga e luminosa carriera, impegnato nell’interpretazione dell’opera 131 di Beethoven, raccordo sonoro delle diverse le vicende. Quando Walken, il più anziano, colto dai primi sintomi del Parkinson annuncia il suo imminente ritiro, gli equilibri si perdono, ognuno si trova costretto a fare un bilancio personale, mettendo in discussione le dinamiche e i rapporti di forza del gruppo.

Nel film di Yaron Zilberman ci sono tante cose, cose importanti esposte con semplicità. Ci sono aneddoti sul mondo della musica che sono brevi parabole zen, che colgono e raccontano con efficacia le emozioni di un mondo. Nelle pieghe A Late Quartet è un film sulla bellezza e sulla passione. Passione che dovrebbe guidare le nostre vite, anzi identificarsi con le stesse. Mentre è davvero troppo facile dare importanza alle cose più evidenti, criticare le stupidaggini a portata di mano, o fingere di divertirsi ed arricchirsi con facili arguzie.

A Late Quartet non è un film ascetico o penitenziale, ma un film che chiede di volersi bene, di avere rispetto per sé, che sa quanto possa essere difficile ma crede che sia possibile imparare, continuare a cercare. Non a caso, fino alla fine, l’attività del quartetto non si confronta con il suo pubblico: non si tratta di un talent show, ma di un intreccio di percorsi individuali.

Oltre alla scrittura eccellente di Seth Grossman e Yaron Zilberman, c’è una direzione degli attori che regala un Christopher Walken libero da istrionismi (che sia finalmente tempo di un secondo Oscar?), capace di condensare escursioni emozionali in contrazioni appena percettibili dei muscoli del volto o nel movimento di una mano. Un discorso analogo vale per tutti i protagonisti, che attraverso le forti caratterizzazioni tessono e infrangono rapporti, visioni della vita, mentre la passione sottesa al loro lavoro richiede non sacrifici, quanto il riconoscimento di pulsioni intimamente etiche.

C’è anche qualcosa di più usuale in A Late Quartet, dinamiche amorose che poco si discostano dai canoni del genere, ma utili a costruire un’idea che non ha niente di rivoluzionario o contorto, ma molto di poetico e necessario.

(4/5)

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One thought on “A Late Quartet – Una fragile Armonia (Yaron Zilberman 2013)

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