Elysium (Neill Blomkamp 2013)

elysium slowfilm recensioneNeill Blomkamp, autore dell’universalmente apprezzato Gamberoni, ha scazzato. Alla seconda prova, rispettando il più usurato dei luoghi comuni. E, cosa che detesto, costringendomi a dare ragione all’Opinione Comune, essendo la debacle generalmente accertata.

Elysium lascia ben sperare per quindiciventi minuti: in questa prima frazione visualizza un mondo futuro conseguenza diretta del nostro, con un Terra spolpata e inquinata lasciata ai derelitti – i popoli di origine latina, e un’oasi spaziale di nome Elysium che ospita le genti più fiche. A gestire l’ordine per conto dell’élite, dei robot. Niente di nuovo o sorprendente, ma l’iperbole con i gommoni spaziali che portano i disperati a tentare l’immigrazione clandestina, ha una certa forza. Così come le vedute delle città ridotte a scheletri di grattacieli. Ma le presto si attorcigliano attorno a Matt Damon, operaio alla catena che in seguito a un incidente vede le tecnologie curative di Elysium come unica salvezza.

Raccontare oltre sarebbe di una noia mortale. Il punto è che Blomkamp, specialmente nella sua veste di sceneggiatore, si affida a un pilota automatico estremamente stanco, e il tutto si riduce a un confronto base fra l’eroe votato al sacrificio e il cattivo psicopatico denso di innesti cibernetici e sorprendentemente privo di carisma e motivazione. Diretti verso una soluzione tanto ridicola da meritare di non essere anticipata.

Mentre District 9 forzava i limiti del visibile portandosi oltre l’assicella del consueto mainstream, Elysium prova a conservare una patina ruspante e polverosa, ma dopo un po’ è chiaro come sia, appunto, solo patina. Se nei campi lunghi la cgi dà qualche soddisfazione, a Matt Damon installano un esoscheletro che, in evidenza per gran parte del film, non riesca a non tradire il suo essere un rozzo assemblaggio di attrezzi recuperati su mediashopping. Che lascia fra l’altro l’interrogativo di come come cambiarsi i vestiti, una volta che ti hanno inchiodato un esoscheletro sulle ossa fondendo col tuo corpo quelli che hai addosso. Da cui l’espressione perplessa di Matt.

Elysium-shirt

Insomma Blomkamp aveva costruito un mondo molto più originale e curato nei dettagli con il suo esordio a basso costo, per non parlare di un soggetto, nella sua semplicità, enormemente più inspirato. Forse la furia di non farsi dimenticare da Hollywood l’ha portato a correre troppo, ma sappiamo che può (ri)farcela; provaci ancora, Neill.

(2/5)

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3 thoughts on “Elysium (Neill Blomkamp 2013)

  1. mi ero chiesto pure io ‘sta cosa della maglietta. ma anche perché mattdamon sia l’unico biondino cogli occhi azzurri rimasto sul pianeta. forse é per quello che lo trattano tutti male. mi spiace non averti avvertito per tempo. cerco di rimediare: ho visto un altro film cogli stessi temi, si chiama upside down, ed é molto peggio.
    ob

  2. purtroppo ci sono già cascato in upside down. fu anche composto un apposito, elegante haiku

    Upside Down (2,5/5)

    Gravità amorosa
    premi sui cuori.
    Ma pure sulle palle.

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