Bling Ring (Sofia Coppola 2013). Un ritratto vacuo, ma senza ambiguità.

bling ring slowfilm recensioneMagari fosse davvero vuoto il cinema di Sofia Coppola. Il vuoto è spazio per il pensiero, possibilità aperte e mancanza di ostruzioni. Bling Ring non è niente di tutto questo, anzi è un film che sviluppa la vacuità della sua storia in maniera drasticamente univoca. La regista simula una direzione quasi documentaristica (la sbandierata “storia vera”, l’assenza di dialoghi a favore di frasi smozzicate in nome della verosimiglianza), per poi non lasciare nessuna incertezza d’interpretazione. E lo stesso dibattito sulla Coppola si riduce a un confronto poco avvincente su chi la considera una miracolata figlia di suo padre e chi vede in lei una rampolla talentuosa, impegnata a portare sugli schermi la confusione di una generazione.

Bling Ring è il lato chiaro di Spring Breakers, sostituisce i falsi eccessi di Korine con l’amore dell’autrice per un cinema (apparentemente) sospeso e fatto di luce, come nel precedente Somewhere. L’enfasi liturgica con cui giovani svaligiatori di case di vip s’impossessano di beni simili a reliquie, esplicita le preoccupazioni della Coppola per una generazione vincolata a ideali materialisti e affascinata da un sistema d’immagini e apparenza. Nel fare questo realizza dei film molto simili a una vetrina d’alta moda, e la stessa Sofia è una potente griffe.

Al di là dell’aspetto ideologico, Bling Ring si distingue per le manciate di minuti passate nei guardaroba di Paris Hilton o Lindsay Lohan, con tanto di declamazione di marchi e modelli. In questi momenti guardare il film e avere un pene sembrano due cose profondamente incompatibili. La parte più critica e intensa è lasciata a Emma Watson, specialmente nell’ultima frazione impegnata nel ruolo della stronza più furbamente arrivista: ed è subito satira sociale.

(2/5)

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11 thoughts on “Bling Ring (Sofia Coppola 2013). Un ritratto vacuo, ma senza ambiguità.

  1. Perfettamente d’accordo. Non ho mai considerato la Coppola una figlia di, ma gli ultimi due titoli mi fanno davvero pensare che abbia perso la magia.

  2. non ho visto ‘spring breakers’ e non lo farò, ma ieri sono spiacevolmente incappata in ‘gummo’, decantato da tanti. poi oggi, giusto per farmi del male, ho sfogato nella visione di ‘bling ring’ la rabbia accumulata in un’inutile fila di tre ore alle poste. a volte va così in me, son per terapie d’urto. sapevo infatti fin dall’inizio che avrei bestemmiato, dal momento che detesto la coppola da sempre (per la cronaca, io pure all’epoca di ‘lost in translation’ pensai si trattasse di un film di cui il mondo avrebbe potuto fare allegramente a meno). solo che l’ammontare delle bestemmie non ha resistito alla noia; così a un certo punto mi sono fermata, ho detto addio a sofia e ho detto ‘fammi leggere che dice giuseppe’. non mi dilungo in analisi, ma sono molto contenta di aver ritrovato in un unico post, come per caso – ma anche no -, i nomi forieri delle mie nausee cinematografiche. così. inutile e vacuo questo commento anche…
    baci
    sara

  3. ui, ciao sara. io invece non ho visto gummo. una volta ero più selettivo. e sono abbastanza d’accordo anche su lost in translation, film sì potabile, ma sostanzialmente tenuto su dall’emulazione di ritmi e luci estremorientali che in quel periodo sparavano le ultime cartucce, e soprattutto da murray, che è sempre un buon vedere.
    a, naturalmente scrivi quando e quanto vuoi, le braccia sono aperte.

  4. farollo. grazie. nel frattempo: hai visto ‘oslo, 31. august’ di trier?

  5. come sai io vedo tutto e senza criterio, quindi ho visto sia bling ring che spring breakers e sulla stessa onda dei due ho visto pure the canyons di quel vecchio guardone di schrader. che é il migliore dei tre, secondo me, e di gran lunga. il fatto che sia girato con 50mila lire e che gli attori siano tanto pessimi quanto già completamente consumati prima dei trent’anni é funzionale al racconto. siamo sempre sulla costa usa delle grandi speranze, ma i cinema sono chiusi, nessuno ha un lavoro decente, chi ha i soldi sfrutta il papi, tutti si spiano e si controllano a vicenda e gli unici film che si fanno davvero alla fine sono dei video porno col telefonino. nichilista e notevole!
    otto bartz

  6. the canyons ce l’ho e volevo vederlo, mi sembra un’operazione alla Ferrara, però mi risulta difficile propinarlo alla famigghia. in qualche modo farò.

  7. in qualche modo sì, é ferrara, ma senza misticismo. non é molto zozzo, né particolarmente crudo. però, di certo, guardare dentro l’armadio di lindsay lohan é comunque meno inquietante che guardare lindsay lohan.

  8. la battuta all’origine era: “guardare dentro l’armadio di lindsay lohan é comunque meno inquietante che guardare dentro lindsay lohan”, poi mi sono ricodrato che siamo dei raffinati intellettuali di sinistra ed ho censurato.

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