Kings of Summer (Jordan Vogt-Roberts 2013). Una boccata di sognante anarchia

kingsI film sugli adolescenti che sfidano l’autorità e s’avviano verso l’eta adulta sono quasi sempre belli. Sarà perché i riti di passaggio hanno necessariamente qualcosa di epico, e l’epica col cinema ci va a braccetto. Sarà perché sulla linea d’ombra quel che è più evidente non è la necessità del ragazzo di diventare adulto, ma la stupidità delle convenzioni sociali a cui i giovani eroi vanno incontro, e l’illusione che il film regala che quelle convenzioni possano essere ancora stravolte. Recentemente sul tema si sono visti Mud, Moonrise Kingdom e il quasi omonimo Un’estate da Giganti, tre titoli fra i migliori degli ultimi mesi.

Kings of Summer, nuovo ma non superfluo epigono di Stand by Me, è una pellicola indipendente che sa coltivare in sé tante anime. Sulla storia molto semplice e lineare di due ragazzi (+uno) che, esasperati dalle famiglie oppressive e disfunzionali, scappano in un bosco e provano a costruirsi una casa, riesce a evitare le abitudini che nascondono i vari episodi, regalando un film equilibrato, piacevolissimo e divertente. Jordan Vogt-Roberts offre una rappresentazione fotografica della natura e delle attività dei tre da applaudire senza sosta, ai limiti del Malick, eppure rifiuta di lasciarsi irretire dal film d’autore, profondo e bello da vedere. Introduce elementi di nonsense vicini al demenziale, sacrifica il realismo della storia, che pure vive nella fotografia rigorosa e verista, a favore di una libertà d’espressione che lo avvicina invece a Il Paese delle Creature Selvagge. Come nel film di Jonze tutto comincia quasi per gioco per poi diventare più serio, e alla vera apertura verso gli altri si arriva attraverso una crisi individuale.

Kings of Summer ha ritmo, racconta la libertà e appare libero, ha musiche indovinate senza essere usurate, è indie ma non pietrificato nel codice sundanciano, è leggero ma non futile, un film riuscitissimo.

(4/5)

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2 thoughts on “Kings of Summer (Jordan Vogt-Roberts 2013). Una boccata di sognante anarchia

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