Due film privi dell’istinto di sopravvivenza: A Touch of Sin – Il tocco del peccato (Jia Zhang-Ke 2013), As I Lay Dying (James Franco 2013)

il tocco del peccato recensione anteprimaA Touch of Sin racconta quattro episodi di ordinaria follia cinese. Jia Zhang-Ke vinse il Leone d’Oro con Still Life, dove rallentate storie personali s’intrecciano con la devastazione portata dalla costruzione di un’enorme diga. Questo suo lavoro del 2013, ancora legato a doppio filo col racconto della Cina moderna, cambia però tono, inserisce numerose scene al sangue e un’amara linea ironica – o meglio sarcastica – che a volte ricorda Leone. Fra giustizieri col fucile, prostitute in divisa ed esplosioni d’ira, il ritratto del Paese è desolante, dominato da figure nel migliore dei casi detestabili, altrimenti possedute da un disprezzo per l’esistenza che si esprime con la noncuranza con cui si dispone della propria vita. Il film di Jia riesce a colpire e deprimere, ma dopo aver visto alcune centinaia di pellicole estremorientali viene da farsi un conto: quante offrono un’apprezzabile impatto estetico, colpendoci con le bellezze naturali o gli scempi industriali o una spietata lotta fra i due elementi? Quante rappresentano figure solitarie che covano silenziosamente il proprio dolore, perdute nel disinteresse generale, per degenerare in violenza distruttiva e/o autolesionista? La risposta è: quasi tutte.

as i lay dying recensione anteprimaAncora mi interrogavo sulle differenze culturali, sull’impatto devastante del capitalismo, sull’omologazione, lo sfruttamento e l’indifferenza, su quanto venga perso nella traduzione e sulla definizione e grandezza che dovrebbe avere lo schermo di un cinema per poter essere definito tale, che la sera mi ritrovo a vedere l’opera prima, da regista e sceneggiatore, di James Franco. Che esordisce con As i Lay Dying, un western marcato Faulkner desolante e deprimente. In una maniera simile al film di Jia, anche questo abitato da figure apatiche, che dimostrano scarsissima propensione alla salvaguardia della propria esistenza. Una famiglia del Mississippi, nucleo compatto di bifolchi squattrinati, perde la propria matriarca. La volontà di seppellirla in città porta tutti verso un viaggio che gli consentirà di esprimere il peggio di sé, come posseduti da una maledizione innescata dalla smisurata stupidità, cui si aggiunge lo spontaneo accanimento della sfiga. Anche qui figure allo sbando, sacrifici superflui e drammi svuotati di pathos. Franco costruisce un piccolo film, anche troppo piccolo per competere con quelli che sembrerebbero un paio di riferimenti contemporanei, The Proposition di Hillcoat e il Jesse James di Dominik. Ma riesce, specialmente nella prima parte, a creare un’atmosfera debitamente opprimente, e trova nell’ampio uso dello split screen una formula distintiva. La divisione in buona parte del film dello schermo in due metà può mostrare due punti di vista della stessa vicenda, anche minimamente discordanti, oppure due scene in parallelo, o riflettere lievi sfasamenti temporali e ripetizioni. A Touch of Sin è uno dei rari casi in cui un espediente tecnico tanto invadente risulta efficacemente espressivo, seppure non ancora irrinunciabile. Quello di Franco appare un esordio coraggioso, eppure, nonostante la drammaticità delle vicende, non sufficientemente viscerale, quanto meccanicamente autorale e dimostrativo.

A Touch of Sin: 3/5

As I Lay Dying: 3/5

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2 thoughts on “Due film privi dell’istinto di sopravvivenza: A Touch of Sin – Il tocco del peccato (Jia Zhang-Ke 2013), As I Lay Dying (James Franco 2013)

  1. ciao Paolo, anche io ho dovuto vederlo doppiato, e come spesso accade per i film non destinati al grande pubblico il lavoro non m’è parso accuratissimo.

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