I Sogni Segreti di Walter Mitty (Ben Stiller 2013), The Way Way Back ( Nat Faxon, Jim Rash 2013). Due film per riprendere fiato.

walter mitty slowfilm recensioneNon parte benissimo, I Sogni Segreti di Walter Mitty. Le fantasie ad occhi aperti di Walter, archivista della rivista fotografica Life, sono disordinatamente ispirate agli eccessi di action refrattari alle leggi della fisica, con una resa parodistica che poco riesce a distaccarsi dalle assurdità degli originali (Wanted, I Fantastici 4, cose così). Ma le cose migliorano quasi subito, quando Ben Stiller comincia a muoversi nel mondo reale, dove il suo volto torna a essere fuori luogo in modo credibile. Oscillando fra eccessi pacchiani ed efficaci scene indy (bella la corsa in skateboard con questo pezzo), Walter Mitty è un inno al viaggio e al tradimento dalle abitudini, tutto sommato godibile. Ci sono i freddi paesaggi islandesi e i tramonti in photoshop, le timidezze romantiche che persistono anche oltre i 40 e l’imprescindibile maestro di vita, da trovare in Sean Penn. C’è una piacevole energia nel film di Stiller, che pur non confezionando il capolavoro fa tutto con un certo garbo, e in una messa in scena un po’ confusionaria si intravede una certa autenticità.

the way way back slowfilm recensioneAnche quella del 14enne Duncan è un’accogliente storia di formazione. Un filone, quello che racconta i riti di passaggio adolescenziali, negli ultimi tempi molto visitato, specialmente dalle produzioni indipendenti (Kings of Summer, Mud). The Way Way Back (C’era una volta un’estate, in un’improbabile distribuzione italiana) ci porta nella situazione assolutamente canonica del ragazzino taciturno e impopolare in vacanza estiva. Riesce, però, ad evitare la solita rassegna di vessazioni e umiliazioni per concentrarsi davvero sul personaggio interpretato dal giovane Liam James. Gli incontri di Duncan sono quasi tutti positivi, e invece di un mondo che si accanisce con lo sfigato di turno assistiamo a una specie di abbraccio collettivo, dove un approccio all’esistenza piuttosto impacciato ha anche la possibilità di essere accettato. Il ruolo più importante nel condurre Duncan all’autoaccettazione lo ricopre un Sam Rockwell impegnato in un personaggio di una purezza quasi imbarazzante. Owen è un impiegato casinista del parco acquatico Water Wizz, il mondo alternativo che accoglie Duncan. Ed è fine psicologo, padre vicario, disinibito e (davvero) divertente anticonformista, pessimo giocatore di PacMan. Un uomo febbrilmente in pace con se stesso, incarnazione dello stesso equilibrio che Stiller ricerca nel suo film. Anche qui, molto dipende dalla scrittura, che in ottima parte funziona e coinvolge lo spettatore in maniera empatica ma non iperglicemica o ricattatoria. Una visione piacevole.

I Sogni Segreti di Walter Mitty: 3,5/5

The Way Way Back: 3,5/5

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