Dallas Buyers Club ( Jean-Marc Vallée 2013). La nuova commedia abbraccia e, in parte, disinnesca il dramma.

dallas buyers club recensione slowfilmDrammi dai toni contenuti, attenti a non caricare i nodi critici e pronti a trovare spunti ironici appena la storia lo consenta. O commedie in cerca di spessore, che affrontano abilmente spunti realistici e problematici. Il racconto americano, nella sua versione più moderna, tende ad abbracciare queste forme, che sono poi la stessa unica forma. Credo che quella più adeguata a descrivere il genere sia la seconda, che se è possibile un racconto che vada incontro allo spettatore, pur ricercando tematiche forti, mi risulta difficile considerare un dramma che non conservi sempre la stessa intensità; il tono “accogliente” della commedia nel complesso prevale.

È una formula interessante, che mette alla prova le capacità equilibristiche di tutte le figure coinvolte nel film, dagli sceneggiatori, al regista, agli attori pronti a mutare e miscelare i toni, alle scelte di luci e montaggio più o meno taglienti.

Al tempo stesso, un film come Dallas Buyers Club, in qualche modo risente non positivamente di questa mutazione dei toni drammatici. La storia del cowboy cialtrone e omofobo che scopre d’aver contratto l’HIV, ricercando uno sguardo non aggressivo per il pubblico rischia di perdere parte della sua forza, e della possibilità di essere ricordato. L’ormai infallibile McConaughey interpreta Ron Woodroof, un sorprendente e aggraziatissimo Jared Leto il travestito con cui stringere un rapporto di stima e amicizia, una Jennifer Garner piuttosto monotòna è la quota rosa. Il comparto attoriale, come nei film di David O. Russell, ha un ruolo chiave, e anche qui contribuisce in modo radicale alla riuscita del film. Al centro di Dallas Buyers un nucleo forte, ispirato a una storia reale della seconda metà degli ’80: una cura alternativa all’AIDS che lotta sotterraneamente contro quella ufficiale, riconoscibilmente tossica. Qualcosa che tocca trasversalmente anche le nostre cronache (para)sanitarie, e che il film tratta attraverso l’interpretazione e la costruzione dei suoi personaggi, più che ricercando un aggancio oggettivo e documentato con la realtà. Ne risulta un’opera apprezzabile e molto curata nell’aspetto narrativo, inteso come capacità di coinvolgimento dello spettatore nella vita dei protagonisti, ma si avverte anche l’esistenza di un livello più profondo, forse costretto e limitato dal non poter del tutto esprimere la propria drammaticità.

(3,5/5)

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