Dal Future Film Festival The Fake, Cheatin’ e Aya de Yopougon: tre mondi a confronto

the-fake-la-locandina-del-film-302958Pubblicato su Bologna Cult

The Fake è un film duro, durissimo, e doloroso. Yeon Sang-ho ci porta lontano dalle precedenti grandi produzioni dell’animazione sudcoreana, il fantastico e malinconico My Beautiful Girl, Mari e il vivace racconto adolescenziale di Green Days: Dinosaur and I. The Fake è molto più vicino al damma cupo a cui ci ha abituato la produzione coreana “live”, e racconta la sua storia con un taglio visivo e narrativo estremamente realistico, pur trascinandoci in un inferno che estremizza le negatività della natura umana. In un villaggio di provincia destinato ad essere sommerso per la costruzione di una diga, un truffatore, con l’aiuto di un reverendo, plagia la popolazione per spingerla a farsi donare gli indennizzi ricevuti per gli espropri dei terreni. A contrastarlo trova Min-chul, un uomo estremamente violento, la cui rabbia, costantemente iscritta nei lineamenti del volto, finisce per scontrarsi con l’ottusità degli abitanti del villaggio e della sua famiglia. La minaccia dell’inondazione della valle incombe come l’idea di un diluvio punitivo e purificatore sulla vita della comunità, mentre sullo schermo si susseguono una serie di violenze – psicologiche e fisiche – a disegnare diversi tipi di disperazione e sopraffazione. Ogni personaggio rivela il proprio demone e ricopre il doppio ruolo di vittima e carnefice, in un affresco plumbeo e di lancinante potenza visiva, che non lascia spazio alla speranza.

cheatinCheatin’, invece, rientra perfettamente nello stile inconfondibile di Bill Plympton, che al Future Film Festival era già approdato con il precedente Idiots and Angels. L’animatore statunitense disegna a mano i suoi film, fotogramma per fotogramma, e racconta le sue storie senza far ricorso a dialoghi, ma creando mondi grotteschi e densi di simbolismi più o meno allucinati. Cheatin’ racconta una coppia in preda ad amore sfrenato, che soffre e si distrugge quando, con l’inganno, fra i due s’insinua il dubbio e la gelosia. Fra arie d’opera, musiche originali e significativi mugugni, Plympton disegna le sue maschere distorte, rese inafferrabili dai segni sottili che le compongono, sempre in movimento da una frazione di secondo all’altra. Il mondo di Cheatin’ è curvo e distorto, come ad osservare i personaggi attraverso una lente d’ingrandimento, e la realtà è fortemente influenzata dagli stati d’animo degli attori. Il film gioca molto sull’accumulazione, di situazioni, di metafore sessuali, di reiterazione dei sentimenti, e nella storia subentra anche un espediente fantastico, a ricordarci come negli occhi di ogni amante, in fondo, cerchiamo sempre lo stesso sguardo.

aya-de-yopougonAya de Yopougon è una produzione francese che ci porta nella Costa d’Avorio degli anni ’70, firmata dall’ivoriana Marguerite Abouet e il parigino Clément Oubrerie e tratta della loro graphic novel Aya of Yop City. Dei tre, è il film più lieve e “umano”: nonostante tratti temi potenzialmente esplosivi come inganni sentimentali e incomprensioni familiari, e ci porti in un quartiere popolare di Abidjan – Youpougon, appunto – dove la forzata prossimità fisica concede più di un pretesto per innescare conflitti personali, tutto è cullato dai colori caldi, dagli splendidi scorci paesaggistici e dalle musiche trascinanti e spensierate. A Youpougon non esiste niente di realmente complesso e insormontabile, ogni situazione nasconde una soluzione naturale (cioè insita nella natura, a cui ancora appartengono le passioni umane), e i malesseri, prima o poi, saranno sudati via. Il tratto delicato e l’animazione fluida danno forma alla protagonista, Aya, ragazza equilibrata e generosa, che guida lo spettatore nelle vicende molto meno equilibrate che investono la sua corposa famiglia e il suo gruppo di amiche. Ironico e gradevole, ma non vacuo, il film di Abouet e Oubrerie avvolge lo spettatore in un intreccio di personaggi e vicende adottando, dove occorre, un passo piacevolmente sospeso.

Tre mondi e tre modi di raccontarli, sono parte dei nove lungometraggi in corsa per Platinum Grand Prize, il premio principale del Future Film Festival, e, per chi se li fosse persi, saranno tutti riproposti sabato 5 aprile: alle 12.15 The Fake, alle 18.00 Aya de Yopougon e alle 20.00 Cheatin’.

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