Prince Avalanche (David Gordon Green 2013)

fid13250Prince Avalanche è un piccolo film, un bel film, un road movie nel senso più radicale della definizione. Tutto ruota attorno ad Alvin e Lance, rispettivamente Paul Rudd e Emile Hirsch, impegnati a dipingere le gialle linee di mezzeria di una strada secondaria, davvero poco trafficata, che taglia un bosco. Siamo nel 1987, nel Texas, e il bosco in questione è in buona parte segnato da un devastante, recente incendio. Molti film sentono ormai l’esigenza di collocarsi in un tempo passato da venti o trent’anni, altrimenti l’unica cosa che si vedrebbe sarebbero persone con la testa nell’iPhone e le riflessioni esistenziali verterebbero sui fastidi provocati dagli inviti a giocare a Candy Crush Saga.

Alvin e Lance, uomini opportunamente pretecnologici, dipingono strisce gialle nel centro della strada. E fra una striscia e l’altra mettono un cono. Poi fanno delle misurazioni, piantano dei pali, dormono in tenda, spingono carriole, litigano e confrontano le loro esistenze. Prince Avalanche vive sul conflitto fra i due, giocato sui controtempi e le reazioni eccentriche. E c’è una leggerezza pesantissima. Immagini falsamente elegiache su musiche solo apparentemente melodiose, in realtà minacciose e sincopate, che portano digressioni naturalistiche lasciando succedere piani ravvicinati di tronchi neri, animali macilenti, tracce di putrefazione. L’ambiente dà il senso e la lettura al tutto, rende i protagonisti estranei, perduti e liberi. Ci sono solitudini, forse spiriti, sicuramente perdite, il tutto in una confezione che sceglie di conservare comunque i toni della commedia, dosando abilmente le cose da mostrare e quelle da nascondere.

(4/5)

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5 thoughts on “Prince Avalanche (David Gordon Green 2013)

  1. Tutto vero. Ha un che di commovente, profondo, intimo e universale al tempo stesso. Ce ne vorrebbero di più, di film così. O forse no, un po’ come le persone.

  2. Cosa aspettarsi dal nuovo film di questo regista che verrà proiettato a Venezia? Al Pacino può tanto essere una promessa di buon film quanto di prodotto discreto? Considerando che in “Joe” ha risvegliato Nicholas Cage e ha fatto guadagnare anche il premio mastroianni al ragazzo, le aspettative dovrebbero andare a buon fine.

  3. devo dire la verità: i movimenti di macchina mi han fatto venire la nausea – avevo mangiato troppo a cena, forse. e insomma: macchina a mano, voce off, fotografia sgranata, messa in scena vintage, tramonti e albe, musica invadente, gente che fa cose inutili mentre noi ascoltiamo la musica suddetta, ecc. ecc. troppo indie per me, quasi prototipico, mi son fermato dopo mezz’ora. ho i pregiudizi, lo so.
    ob

  4. Sinceramente non ricordo né una camera tanto ballerina, né la voce over. La musica sì, in un paio di intermezzi volutamente invadente e dissonante, che non mi sembra l’uso che se ne fa negli indie standard.

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