Chef – La ricetta perfetta (Jon Favreau 2014)

A volte arrivano da Hollywood film che sembrano nascere come belle avventure fra amici, pieni di nomi di primissimo piano che compaiono in più o meno piccole parti, film liberi, spontanei, assolutamente superflui.

Scarlett Johansson, Dustin Hoffman, Robert Downey Jr., Sofía Vergara, John Leguizamo, oltre allo stesso Favreau, sono i faccioni che animano questa spensierata incursione nel grado zero del conflitto e della scrittura. Favreau è uno chef rampante con alcuni problemi: essere sentimentalmente diviso fra la cameriera Johansson e l’ex moglie Vergara (son cose che capitano, quando sei il protagonista e il film te lo scrivi da solo), un rapporto con il figlio incrinato dalla dedizione al lavoro, il ristorante in cui cucina che non gli permette di esprimere pienamente la propria creatività. Quando un diverbio con una blogstar critico culinario lo costringe a lasciare il posto, lo chef ritrova la gioia antica su un furgone da street food su cui fa panini cubani e gira l’America, assieme a un compare e naturalmente al figlio, giovane promessa del social marketing che documenta le loro avventure via twitter et similia.

Da queste strabilianti premesse tutto si svolge nel modo più prevedibile, fra cammei, battutine e interazioni standard. Il film ha un paio di sprazzi quando visita dei posti veri, ristoratori che custodiscono tecniche bizzarre, ma la cosa è circoscritta, non si approfondiscono le possibilità paradocumentaristiche. Quel che sembra più interessare Favreau (non precisamente un autore di prima grandezza) è una pallosa invettiva contro i critici, su come non abbiano in considerazione il lavoro degli altri, e contorna la cosa con una pigra rappresentazione del potere e la superficialità della socialità digitale. L’unico momento davvero degno di nota è quando i tre ristoratori itineranti, provati dal macinare miliardi di km nel furgone, per rinfrescarsi si versano amido di mais nelle mutande. “La cosa più bella è che la mattina metti le palle nell’olio e fai le frittelle”. Questo è un insegnamento utile, appunto preso.

(2/5)

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