Enemy (Denis Villeneuve 2013), The Double (Richard Ayoade 2013). Due film sul doppio.

Enemy_posterDue film sul doppio, entrambi del 2013: Enemy, tratto dal canadese Denis Villeneuve dal romanzo di Saramago L’Uomo Duplicato, e The Double, dell’inglese Richard Ayoade, ispirato da Il Sosia di Dostoevskij. Coincidenze che a me piacciono parecchio.

Nel primo è il professore di storia Adam (Jake Gyllenhaal) a scoprire fra le comparse di un film un uomo a lui identico, Anthony. Enemy è visivamente e registicamente molto interessante, un film fatto di immagini e spazi, di architetture, e una figura geometrica sbagliata. Contenuto in una Toronto (taranta) labirintica e quasi sempre vuota, silenziosa se non per la tessitura musicale che contribuisce a sospendere la storia, il film ha l’inquietudine onirica di Cronenberg o di Lynch. Immerge il protagonista e lo spettatore in un mondo mai certamente definito, al contempo ragnatela soffocante e proiezione generata dal protagonista stesso. Nelle vicende di Adam, ossessionato dalla scoperta del suo doppio, presto affiora la problematicità del suo rapporto con le donne – Mélanie Laurent e l’ipnotica Sarah Gadon di Cosmopolis – legato all’incapacità di fissare una propria identità. Nell’intreccio, che segue l’osservazione e l’incontro con Anthony – un sosia o una proiezione di Adam, che si muove fra eventi rimossi e desideri istintivi – ogni scena è un tassello definito, parte di un’opera capace di raccontare per immagini, da provare a ricomporre ricercando una coerenza interna che probabilmente non c’è.

Villeneuve parla del suo film come di un lavoro aperto alle interpretazioni, ma se in pellicole come Spider o Mulholland Drive l’intreccio può essere ricostruito, Enemy semina indizi che vanno in più direzioni e rimangono fra loro inconciliabili e, anche all’interno di una stessa scena, attribuisce ai personaggi delle reazioni emotive che sembrano non voler definire il grado di conoscenza (e di realtà) di ciascuno. In questo modo, più che un film aperto, Enemy potrebbe essere un film (ricercatamente) incoerente, che conserva una radicale duplicità nell’essere lo scontro fra due storie differenti, una che ammette l’esistenza del doppio, l’altra che rinchiude tutto nella mente di Adam. Quella di un film “sbagliato” è una possibilità affascinante, e se si pensa alle critiche che suscitò Hitchcock con il (falso) falso flashback di Paura in Palcoscenico, l’incoerenza all’interno della narrazione potrebbe rappresentare un problema. In realtà il soggetto di Enemy non cambia, trattando comunque i problemi dell’identità, dell’unicità, delle pulsioni contrastanti, dell’inevitabile riduzione del mondo e degli individui alle proprie visioni del mondo e degli individui. Enemy non è il contenitore in cui questi temi trovano una forma narrativa coerente, è il luogo di una circolarità (in)conscia dove, tradendo la citazione dell’incipit, il caos non viene decifrato, non diventa ordine.

doubleIn Enemy come in The Double è essenziale la forma, quella del mondo che racchiude i protagonisti e delle stanze che essi vivono; sono in entrambi i casi stanze vuote, che impediscono ad Adam e, nel film di Ayoade, a Simon, di connotarsi esteriormente, essendo privi di una definizione interiore. Al tempo stesso, nella forma, l’ambiente è l’unica chiave di lettura, l’unico elemento univoco, con gli spazi che rimangono inalterati rispetto alle diverse possibilità e contengono gli indizi, riportando tutto a una stessa forma, che è quella della chiusura circolare e dell’isolamento dell’individuo. Il doppio di The Double è incarnato da Jesse Eisenberg, il grigio funzionario Simon che ritrova sul posto di lavoro il sosia James. Questo, intraprendente e aggressivo, in ogni campo ridicolizza Simon e riesce a ottenere il successo che a lui è precluso.

The Double, pure avvolgente e convincente, presenta delle soluzioni estetiche e narrative più conosciute, è più legato a una matrice letteraria e tratta il tema con maggiore linearità, adottando una soluzione definita. Con ricordi di Brazil e dei numerosi riferimenti che lo stesso film di Gilliam contiene, The Double costruisce una società soffocante, una macchina burocratica in costante controllo, che priva letteralmente il protagonista della sua identità. Il registro è spesso grottesco e, dove Villeneuve adotta una fotografia fredda e straniante, Ayoande è disposto ad avvicinarsi ai personaggi che abitano la sua distopia dai toni polverosi. Le vicende che si raccontano sono quelle di un uomo la cui esistenza è negata dalla società che lo comprime, e attraverso un trick fantastico la storia questa volta trova la sua compiutezza.

Enemy 4,5/5

The Double 3,5/5

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7 thoughts on “Enemy (Denis Villeneuve 2013), The Double (Richard Ayoade 2013). Due film sul doppio.

  1. devo dire la verità: il film non lo avevo capito, la tua recensione è geniale! parlo di enemy.
    ob

    hai visto altri film di ‘sto tizio?

  2. Grazie dotto’. Di Villeneuve si trova facilmente il precedente Prisoners, che non ho ancora visto. Dovrebbe essere molto diverso, dura un sacco, è una specie di detective thriller più convenzionale, però secondo alcuni comunque interessante.

  3. Ho visto Prisoners, molto bello e lo consiglio.
    Stavo disperatamente cercando Enemy coi sottotitoli (in Italia mi sa che nemmeno lo distribuiranno) ma ancora nada. NOn sapevo che il regista fosse Villeneuve: un motivo in più per persistere nella mia ricerca :-)

    PS: complimenti per il blog

  4. Ciao lapinsu, grazie per il blog :)
    Enemy è rintracciabile con sottotitoli già da qualche mese. Purtroppo la qualità video non è eccelsa, credo per problemi di conversione, ma dovresti trovarlo. Appena riesco vedo anche Prisoners, grazie.

  5. Pingback: Prisoners (Denis Villeneuve 2013), Guardiani della Galassia (James Gunn 2014), St. Vincent (Theodore Melfi 2014) | SlowFilm

  6. Pingback: Ora o mai più – frammenti biascicati di una quantità di film | SlowFilm

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