Minima Immoralia: Godzilla, Maleficent, Lone Ranger, Smetto quando Voglio, Dragon Trainer 2, Appleseed Alpha, Funeral Kings

godzilla slowfilm recensione cinemaGodzilla (Gareth Edwards 2014). Non è il film che speravo mi svelasse definitivamente Gareth Monsters Edwards, ma neanche quello per cui smetterò di considerarlo un autore molto promettente. Le due anime del film, quella spettacolare e quella umana, non sono perfettamente calibrate, ma conservano, rispetto all’esordio di Edwards, il fascino che viene da una visione elegantemente distaccata e rispettosa di un genere originariamente artigianale. Lo sguardo si decentra, quando in campo entrano i mostri, che finiscono dentro schermi, cornici, lontani ritrovano la dimensione dei vecchi modellini, che dimostrano una “statura” molto più importante delle creature giganti onnipresenti, iperdigitali e inflazionate. Anche se l’azione pura è limitata, Godzilla ridiventa davvero protagonista, animale primordiale e demone, temuto e ammirato dagli spettatori umani. (3,5/5)

maleficent recensione slofilmMaleficent (Robert Stromberg 2014). Angelina Jolie ci sta, per sguardo e personaggio è in parte, ma il film di Stromberg non ha le qualità per rendere davvero memorabile alcunché. Le mire sono alte, nella rivisitazione della bella addormentata dal punto di vista della strega fanno capolino idee anticonformiste e femministe. Riuscire a inserire temi di un certo spessore in un blockbuster è impresa tutt’altro che facile, e a Maleficent, che non sa rielaborare i suoi contenuti in maniera convincente, questa non riesce. E alcune scene più movimentate sono esteticamente piuttosto imbarazzanti, fra zoomini, oscillazioni e primissimi piani enfatici. (2,5/5)

lone ranger recensione slowfilmThe Lone Ranger (Gore Verbinski 2013). Stessa formula dei pirati, ma meno noioso. Di queste serie – o aspiranti tali – il primo episodio è quello che ha più possibilità di cavarsela, e Lone Ranger, spensieratamente cartoonistico, ci riesce. È una questione di formule narrative, un film d’intrattenimento ha bisogno di una parabola favolistica completa, mentre gli episodi successivi al primo possono solo prolungare e replicare dei passaggi isolati. L’ultimo film di Verbinski con i birignao di Depp inizia forte, poi inevitabilmente si assesta ma regge, e conserva un’ironia abbastanza fresca per tutta la non indifferente durata. Pecca maggiore un cattivo che parte bene, anche violento per una produzione Disney, poi gli viene negato un adeguato confronto finale. (3,5/5)

smetto quando voglio slowfilm recensioneSmetto Quando Voglio (Sidney Sibilia 2013). Uno dei rari film italiani che passano da queste parti, portato dai molti volti da Boris che lo popolano. Come qui spesso succede, la commedia con sottofondo sociale si lascia andare a inverosimiglianze un po’ fastidiose, giustificando il tutto con l’iperbole e la satira. Anche queste forme, però, hanno bisogno di una certa sensibilità di scrittura, che rimane invece piuttosto grossolana. I geni italiani, laureati, dottorati, aspiranti professori cacciati dall’università e costretti a lavori umili alle dipendenze di Cinesi e Indiani, sono parte di uno script piuttosto accondiscendente verso un certo piangersi addosso autoindulgente e facilone. Sono a volte divertenti i singoli attori, appunto gli ex Boris e Libero de Rienzo, che hanno una certa padronanza dei tempi comici e la capacità di caratterizzare un personaggio anche con poche espressioni. (2,5/5)

dragon trainer 2 slowfilm recensioneDragon Trainer 2 (Dean DeBlois 2014). Mentre scrivevo in Lone Ranger di parabole narrative e incompletezze strutturali pensavo a questo. Dragon Trainer 2 si lascia guardare: è movimentato, ci sono molti draghi colorati e dal design fantasioso, l’animazione è fluida. Perde necessariamente la semplicità e la completezza dal primo, non aggiunge niente al suo mondo e così assume un valore semplicemente episodico. (3/5)

Appleseed Alpha (Shinji Aramaki 2014). Anche i primi anime tratti dalla saga di Shirow non li ricordo particolarmente travolgenti, ma questo è davvero molto brutto. D’altronde, l’autore di Ghost in the Shell è stato nobilitato da Oshii, ma in altre occasioni le trasposizione dei suoi lavori rimangono, come l’originale, un po’ pesanti e poco interessanti, se non per sporadiche funeralintuizioni. Appleseed Alpha è sfilacciato, incongruente, vuoto, un deserto con pochi personaggi, persi in una serie di esplosioni e combattimenti in una CGI non particolarmente convincente. (1,5/5)

Funeral Kings (Kevin e Matthew McManus 2012). Commedia adolescenziale – formativo – gansteristica passata inosservata (anzi da noi non passata affatto), è invece un film assolutamente potabile. Molto buona la prima parte, con i ragazzini in evoluzione adolescenziale che formano una spregiudicata banda di chierichetti per funerali. La linea si va poi del tutto perdendo, ma, tutto sommato, anche quando si potrebbe temere il peggio e compaiono complicazioni inutilmente contorte, i McManus hanno la saggezza di conservare una salda leggerezza di fondo. (3/5)
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2 thoughts on “Minima Immoralia: Godzilla, Maleficent, Lone Ranger, Smetto quando Voglio, Dragon Trainer 2, Appleseed Alpha, Funeral Kings

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