Maps to the Stars (David Cronenberg 2014)

maps to the stars cronenberg recensione slowfilmIl cinema di Cronenberg è fra i pochi a conservare una sua riconoscibilità e rivendicare la possibilità di cambiare. Rappresenta la sua idea anche quando si svolge su un testo letterario, un soggetto non più creazione diretta del regista, come invece succedeva in molti dei suoi film originari. La sceneggiatura di Bruce Wagner fornisce a Maps to the Stars una struttura e vincoli definiti, legandolo a un mondo hollywoodiano fatto da personaggi impegnati a studiare il proprio ombelico e ad alimentare guerre sotterranee. Al sistema di cliché che sottende la vita dello star system si aggiunge un livello orrorifico fatto di fantasmi, segni sulla carne, racconti allucinati e rapporti guasti.

Cronenberg riporta il tutto in un cinema estremamente moderno (che contribuisce a definire), tutt’altro che immediato, che non ama le semplificazioni. Senza cancellarla, rende la narrazione una pellicola invisibile che lascia osservare i meccanismi intimi e palpitanti, la carne dell’autore. Unito idealmente dal nudo di Julianne Moore ad America Oggi, Maps to the Stars ricorda Altman mentre osservava il mondo e i suoi abitanti  con sarcasmo, sorrideva dell’idea di poter davvero raccontare l’essere umano attraverso il cinema. Le figure, come in trance, sconnesse dalle proprie parole e dalla azioni, sono una continua esibizione di istinti. Assistere alle vicende di personaggi, star hollywoodiane, della cui vita molti s’interessano e sono pronti a testimoniare la reale esistenza, rende ancora più stridente la vocazione del racconto cinematografico, che il tono grottesco riduce in allegoria. Cronenberg lega la storia al sistema profondo del film, ma si interessa soprattutto alla superficie, fatta di gesti (brava Mia Wasikowska, che costruisce il suo personaggio con ricercato distacco), incongruenze e incontri/scontri improvvisi. Amore, morte, follia, bellezza e deturpazione, tutto si confonde in un magma tanto evidente da poter essere solo un’illusione.

(4,5/5)

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3 thoughts on “Maps to the Stars (David Cronenberg 2014)

  1. tra altman e lynch, pieno di cose belle e bravi attori e grandi temi e persino abbastanza disturbante da non essere immediatamente riconoscibile come prodotto mainstream. insomma, una splendida visione. tuttavia mi concedo un momento nostalgico: mi mancano i cronenberg degli anni ’80 e ’90, eravamo su un altro pianeta!
    ob

  2. Insegnava più cose, sicuramente. Però io questo cinema tutto sommato così poco furbo, poco coinvolgente, ai limiti dello sticazzi, lo trovo estremamente moderno.

  3. Pingback: The Neon Demon (Nicolas Winding Refn 2016) | SlowFilm

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