Lucy (Luc Besson 2014), If… – Se… (Lindsay Anderson 1968)

lucy slowfilm recensioneSe si dovesse rendere necessario girare dei brutti remake di Akira o Ghost in the Shell, quello di Luc Besson sarebbe sicuramente il nome da tenere sotto mano. Si è detto tanto di male su questo film, e a ragione. Al di là del presupposto trito quanto infondato (la questione di un cervello che ci piace reprimere per quasi il 90% delle sue possibilità), il problema di Lucy è il suo essere un film ridicolo. Ogni personaggio o situazione sembra trarre ispirazione da stereotipi di terza mano (a cominciare dal professore universitario Morgan Freeman e la sua imbarazzante lezione), mentre quando a essere richiamati sono precedenti cinematografici illustri, la soluzione è svuotarli e banalizzarli senza pietà.

Lucy, al netto degli stucchevoli inserti da documentari naturalistici non troppo ricercati, è un ibrido fra l’azione di Akira, le suggestioni identitarie di Ghost in the Shell e le metamorfosi divine di Stati di Allucinazione. Rispetto ai tre i casi si perde la componente lisergica e riflessiva, mentre s’imbastiscono scene action piuttosto goffe, con scagnozzi coreani che fluttuano come palloni e sparatorie sconclusionate. Una delle cose peggiori viste negli ultimi tempi.

if-locandinaDal momento che non si vive di sole stronzate, può essere utile sapere che ha ricominciato a circolare If… di Lindsay Anderson, film del ’68, primo lungometraggio con protagonista un già bravissimo Malcolm McDowell, nella performance che ha verosimilmente indirizzato Kubrick nella scelta per la parte di Alex.

Un film che è un film. Ideologico, a volte sconnesso, diretto, visuale, ambiguo, ingenuo e raffinato. Le vicende di alcuni ragazzi “costretti” in una public school inglese, dove la disciplina è impartita attraverso l’osservanza di regole ferree e la somministrazione di punizioni malsane. Con improvvisi scarti surreali alla Buñuel, If… è un film che racconta attraverso descrizioni realistiche e folgoranti dettagli onirici, tratta di argomenti come la sessualità e la violenza scegliendo quasi sempre l’allusione, in una messa in scena fatta di tempi sghembi, a volte dilatati, altre volte tronchi o brutalmente ellittici. Un film che trasmette ispirazione e libertà formale, un salto nel cinema analogico che ricorda quanto fosse più semplice fare cose significative.

Lucy: 2/5
If… : 4/5

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