Minima Immoralia: Le Meraviglie (Alice Rohrwacher 2014), Apes Revolution (Matt Reeves 2014), Predestination (Michael e Peter Spierig 2014)

le meraviglie slowfilm recensioneDa Le Meraviglie, Gran Premio della Giuria di Cannes, sinceramente mi aspettavo qualcosa in più. Non che sia un brutto film, ma se si vuole (finalmente) portare attenzione su opere del genere, ce ne sono di più decise, originali e d’impatto. Il film di Alice Rohrwacher ha una certa grazia (e durezza) documentarista, ma col passare dei minuti non riesce a rinunciare a elementi narrativi esplicitamente finzionali, che spingono per esplicitare dei precetti che un film con una grana del genere dovrebbe evitare di imporre in questo modo. Le Meraviglie nasce sospeso e poi si lega a un apparato stanco di critica sociale e simbologie meccaniche. Una splendida unione di realtà e fiction il cinema italiano lo ha toccato con La Bocca del Lupo, un incontro tutt’altro che banale fra natura e cultura con Le Quattro Volte, e, ancora, Minervini racconta con linguaggio documentario conservando un rigore, e quindi una forza, che Le Meraviglie non ha.
(3/5)

apes revolution slowfilm recensioneBene, questa è una categoria residuale dove si ammassano titoli visti un po’ di tempo fa: l’accostamento, quindi, è da doccia scozzese. Non so cosa sia successo alla produzione della nuova serie di Planet of the Apes, tutto sommato non ho trovato il turbamento e l’interesse necessari a farmi fare delle ricerche serie, ma Apes Revolution, a fronte di un primo capitolo convincente, è un sequel imbarazzante. È cambiato tutto: regista, attori, sceneggiatori, protagonisti, a parte il mutante digitale Serkis. Apes Revolution – in originale Dawn of the Planet of the Apes – è un blockbuster inconsistente, a impatto zero (roba non da poco per un film postapocalittico), dai meccanismi banali ed innocui, con alcuni (non pochi) momenti di trash inconsapevole, ma non per questo meno colpevole. Avrei bisogno di cancellare dalla memoria l’immagine di una scimmia che sta in piedi su un cavallo al galoppo, e smitraglia con aria cattiva tenendo un uzi per mano. Il tutto al rallentatore, come fosse una scena de Il Mucchio Selvaggio. Film di prepotente bruttezza, sotto ogni punto di vista.
(2/5)

predestination slowfilm recensionePredestination, degli australiani Spearig Brothers, è il loro film nuovo nuovo, pur sembrando concettualmente precedente al più celebre Daybreakers (2009). Perché Daybreakers è un brutto film, questo piccolo Predestination sembra invece la tesi di laurea, l’esordio fintamente cerebrale che ti consente, poi, di approdare ai brutti film. Si tratta della classica idea da cortometraggio stiracchiata, un marchingegno il cui unico interesse consiste nell’esporre un’unica intuizione, che gli autori abbiano ritenuto molto affascinante. Non ci sono dettagli, digressioni dal focus, né invenzioni di alcun tipo in Predestination. Quasi tutto girato in interni postindustriali e anonimi, l’unica scelta degna di interesse è un lungo dialogo in un bar, probabilmente inserito più per esigenze di minutaggio che per altro, ma abbastanza ben gestito. Brava Sarah Snook, credibilmente androgina, tutto il resto è un giochino che si prende sul serio.
(2,5/5)

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5 thoughts on “Minima Immoralia: Le Meraviglie (Alice Rohrwacher 2014), Apes Revolution (Matt Reeves 2014), Predestination (Michael e Peter Spierig 2014)

  1. a me ‘le meraviglie’ è piaciuto assai, proprio per quello che dici: c’è una tendenza documentaristica, di critica sociale che spesso cede il passo alla fiction (soprattutto nella rappresentazione grottesca e caricaturale del mondo della fiction stessa, ma non solo). il tutto con un incedere mai marcato, sempre sospeso, come sospeso è lo snodarsi del racconto. a me ha convinto assai la delicata complessità del rapporto della ragazzina – peraltro commovente nella sua interpretazione – col papà, il suo detestarlo per la diversità a cui l’ha condannata e il suo non poter fare a meno di essergli grata per il medesimo motivo. poi – nota personale – io ‘sto film l’ho visto al cinema col mio di papà e ci abbiamo ritrovato svariate nostre dinamiche e abbiamo sorriso tanto. una volta ho sentito descrivere alice rohrwacher (di cui avevo amato anche ‘corpo celeste’) il suo film come la storia di una ragazzina fino al momento in cui riesce a provare tenerezza per se stessa. beh, secondo me c’è riuscita bene a descrivere questo passaggio. bacibà
    sara
    p.s. [spoiler] di minervini ‘stop of the pounding heart’ ancora non son riuscita a beccarlo. ma ho visto ‘slow tide’ e volevo sinceramente tagliarmi le vene. per quanto sia un esperimento interessante a livello di regia, proprio non ce l’ho fatta a non bestemmiare di fronte al dipanarsi della storia di un ragazzino la cui mamma sfattona non se lo caca fino al punto in cui lui non tenta il sucidio; e allora dal giorno dopo si vogliono tutti bene e vanno al mare a giocare con le onde. ecco, qua almeno non ci ho trovato né forza né rigore.

  2. Ciao Sara. Non so, mi trovo con la tua descrizione, con la sospensione e tutto più o meno fino a metà film. Poi la parte “satirica” mi ha spiazzato, mi è sembrata troppo esplicita, con tanto di personaggi camuffati e impacciati, un inserto da Reality. Un po’ come se in un film di Tsai mi fossi ritrovato a un certo punto inseguimenti d’auto alla Hazzard. Poi alcune cose mi sono sembrate un po’ approssimative, tipo dare alcuni spunti al personaggio dell’altra Rohrwacher senza mai renderla parte realmente attiva; o il cammello, perché è così scemo da prendere il cammello? è un omaggio ai nani di Herzog, o una figura a effetto, non ho capito. Però capisco perfettamente il coinvolgimento affettivo, anzi mi sto convincendo che quando lo si avverte è la cosa migliore che possa succedere con un film. Credo che più invecchieremo più prevarrà questo aspetto. Di Minervini ho visto solo stop the pounding, che sembra abbastanza diverso dalla descrizione di slow tide. Ad ogni modo, non fa parte dei miei nuovi amori, mi è piaciuto un certo sentimento antielegiaco, ma anche lì c’è una ricerca di una “scena madre” (in tutti i sensi) probabilmente un po’ forzata. Apprezzo di più quando si ha il coraggio di tenere tutto in sordina.

  3. è proprio questo il punto: cioè mica era facile fare un film così strano? non so se tsai ci sarebbe riuscito (vabbé mo’ non bestemmiamo però!)…anche io sono rimasta un attimo interdetta di fronte alla bellucci in versione fata turchina che fa raccapponare la pelle, ‘ti prometto’ o come cavolo si chiama di ambra angiolini, un cammello a cazzo di cane (che secondo me non ha alcun senso se non quello dell’insensatezza stessa dei doni di genitori che hanno visto sfuggirsi dalle dita la rivoluzione – il mio papà quando avevo 11 anni mi mise nella calza della befana uno scritto sulle origini dell’anarchia)…poi mi son detta: eppure la storia continua a tirarmi avanti, eppure continuo a crederle. in ‘corpo celeste’ la rohwacher era stata scarna, asciuttisima, aveva fatto un film fedele a se stesso per capo e per piedi. qua azzarda, gioca un po’ e mi pare però svii sempre il rischio di essere banale e volgare. poi sì, hai ragione, sul coinvolgimento affettivo; comunque la vecchiaia, lo sento, inizia a fare il suo. mannaggiabbubbà!

  4. …ah sulla sorella attrice caratterizzata in modo approssimativo potrei darti due risposte. una freudiana (la più vera ihih!!!): questa è la grande vendetta della secondogenita (regista) che finalmente sbatte in faccia alla primogenita (attrice) che si possa fare a meno di lei. la seconda filmica: una volta orson welles rispose a un giornalista che gli chiedeva perché ne ‘l’infernale quinlan’ non avesse dato più peso, più carattere alla figura di susan, rispose: ‘lei quando guarda mette a fuoco ogni cosa? non voglio, non m’importa e non me lo auguro’.

  5. mi sembra evidente che ci ha portato sensazioni diverse. io non sono affatto per i film completi e completamente a fuoco, è che proprio mi sono sembrati degli scollamenti. la fata turchina e la canzone di ambra per me ci stanno, sono cose viste attraverso gli occhi dei bambini. la parte di satira sociale, invece, è un’interpretazione adulta non particolarmente meditata. anche per la sorella maggiore, una cosa è delineare un personaggio anche solo per cenni, un’altra è invece un personaggio smozzicato, con sprazzi di personalità che poi non vengono rispettati. ad ogni modo, proverò a vedere anche il primo della regista.

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