Prisoners (Denis Villeneuve 2013), Guardiani della Galassia (James Gunn 2014), St. Vincent (Theodore Melfi 2014) e i tanti auguri

prisoners villeneuve slowfilm recensioneImmediatamente precedente a Enemy, Prisoners arriva a Villeneuve non in prima battuta, ma dopo numerosi valzer di registi e protagonisti – fra i cui nomi figurano Bryan Singer, Mark Wahlberg, Christian Bale e Leonardo DiCaprio. Eppure il film rientra negli interessi e i temi trattati dal Canadese, che fra l’altro può vantare una cifra stilistica forte e riconoscibile, che è riuscito efficacemente ad applicare anche qui. La storia, piuttosto dura, è quella di due bambine rapite nella solitamente sonnacchiosa eppure poco raccomandabile provincia americana, e di un padre – Hugh Jackman – disposto a tutto per ritrovarle. Fra questo tutto, figurano in primo piano il sequestro di persona e la tortura. A condurre ricerche parallele il detective Jake Gyllenhaal. Come in Enemy, Villeneuve racconta con gli spazi e i colori desaturati, definisce i propri personaggi attraverso l’ambiente e attraverso i propri personaggi incarna pulsioni che solitamente si tende a nascondere. Più si va a fondo più nel film si scoprono fosse, nicchie, luoghi che sembrano abbandonati e invece ospitano buona parte dell’animo delle persone. Prigionieri, naturalmente ognuno è prigioniero di sé e del proprio vissuto, e ognuno lascia prevalere la ferocia individuale sulle regole sociali. Prisoners supera sempre il rischio dell’incertezza e della morale ambigua, e riesce così a imporsi come un film solido, intransigente, raccontato in  maniera efficace dal suo autore e dagli interpreti. (4/5)

guardiani della galassia recensione slowfilmHa intenzioni molto diverse Guardiani della Galassia, ma ci va comunque bene. La cosa più vicina al primo Indiana Jones che sia stata prodotta ultimamente, nonché primo film della corazzata Marvel che mi abbia davvero divertito. Oltre al tono, il film di James Gunn condivide con l’avventura degli anni ’80 anche l’idea che buona parte dei cliché del genere debba ancora essere definita. Questo ovviamente non è vero, quindi assistiamo con I Guardiani della Galassia a un collage spudorato (e molto ordinato) dei meccanismi e le scene madri del settore: assolutamente nulla è lasciato alla sorpresa. Il punto a favore di Gunn è che queste cose le sa (ri)fare bene, e il film diverte. Personaggi ipercaratterizzati, buon ritmo, musica giusta, un protagonista spaccone vecchio stampo, e soprattutto un notevole talento visivo, che attinge molto dalle suggestioni da fumetto. Anche l’estetica è vintage, ma legata a una ricchezza d’effetti e di dettagli che rendono Guardians of the Galaxy uno dei giocattoli più concreti degli ultimi anni. (4/5)

st vincent slowfilm recensioneInfine, il film di Natale. Un film di Natale con Bill Murray, come fai a non vederlo? Già sai che tutto diventerà una pappetta zuccherosa, ma qualcosa attorno dovrà pur esserci. Qui c’è. St. Vincent è la storia del burbero vecchiaccio ubriacone scommettitore, che i casi della vita vogliono tramutare in baby sitter del circadodicenne nuovo vicino di casa. Ragazzino immancabilmente molto sveglio, ma vessato dai suoi pari. Ebbene per buona parte – tutta la parte che un film del genere può sperare di esprimere al di là dei passaggi obbligati – St Vincent funziona. In più di un’occasione fa anche sinceramente sghignazzare. L’aura alla Lebowski è onorata da Murray, che con naturalezza riesce a far coesistere nel suo corpo il loser più invisibile e l’essere umano più istintivamente fico in circolazione. Il film poi, tesse un’apologia degli affetti non ortodossi che non è disprezzabile. (3,5/5)

Notevole la chiusura con Shelter from the Storm, con cui fra l’altro auguro buon Natale e buon anno, non dovessimo vederci prima.

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5 thoughts on “Prisoners (Denis Villeneuve 2013), Guardiani della Galassia (James Gunn 2014), St. Vincent (Theodore Melfi 2014) e i tanti auguri

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  2. Pingback: Avengers: Age of Ultron (Joss Whedon 2015), un colosso inconsistente. | SlowFilm

  3. Guardiani della Galassia deve molto più a Guerre Stellari secondo me (vedi Jan Solo e la sua nave) che ad Indiana… vero deve molto agli anni 80 con una sorta di estetica indie… ma prende anche da Tor e Avengers vari molta dell’insipienza post 2000. Indiana Jones partiva comunque da un amore verosimile per la storia e l’archeologia, con un’attrazione infantile anch’essa plausibile per l’avventura. Nei guardiani della galassia un team casuale di sgangherati deve rubare una pietra per fermare un cattivone che altrimenti distruggerebbe l’universo. Mi pare un po’ troppo scemo per poterlo solo definire “scontato”… In ogni caso è divertente, questo si, se non altro per il concentrato di esseri “diversi” e strani anche se iper-superficiali. Siamo messi forse malino se questo è quanto di più simile ai vecchi film d’avventura e probabilmente lo è davvero. Perfetto e già pronto per molti sequel e prequel.

  4. Ciao Davide, riguardo il riferimento Solo / Indiana, i due personaggi fordiani sono comunque molto simili fra loro. Solo è parte di un contesto più ampio, mentre Indiana fa per intero i suoi film. Questo e l’esplicita citazione iniziale, oltre che, direi, qualche corrispondenza in più nella scelta dei colori e del design, mi portano a vederci Indiana Jones, più che l’anima jonesiana che è dentro Guerre Stellari (il rapporto cronologico è invertito, ma il discorso vale lo stesso). Ad ogni modo, non fa davvero molta differenza. Per il resto, la rappresentazione mainstream dell’avventura è certamente cambiata. è cresciuta, e da una cerca spontaneità naif che coincide con la nostalgia dell’essere più giovani, si è da tempo approdati alla produzione digitale nell’estetica e seriale nella costruzione narrativa che non può corrispondere ai nostri modelli formativi. Non sono sicuro che l’epoca d’oro spielberghiana fosse poi così tanto più profonda, forse era solo la prima volta che ci s’imbatteva in tanta superficialità, e quindi affascinava di più. Sono poi cambiati i modelli e i livelli di masticazione, e se prima si guardava ai romanzi d’avventura, adesso i riferimenti sono i vecchi film che hanno già digerito quelle storie (oltre a cose come videogame, fumetti a loro volta mutati, parchi gioco, ecc.). Non sono un cultore dell’azione anni 80 e dell’azione in generale, ma direi che, pur condividendo il fastidio per un’impostazione che ha compromesso la volontà di presentare una parabola narrativa compiuta in un singolo film, qui trovo ci sia un impegno maggiore della media contemporanea nella creazione di un’atmosfera e un mondo coerenti.

  5. Pingback: Sicario (Denis Villeneuve 2015) | SlowFilm

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