Samsara (Ron Fricke 2011)

samsara-137238820-largeAvevo questo film da parte da un po’, sapevo del documentario senza dialoghi né didascalie, con immagini curate accompagnate dalla musica. Mi aspettavo qualcosa di bello, ma estetizzante e “new age”, da fruire come gradevole sottofondo, invece Samsara di Ron Fricke è densissimo, magnetico, uno di quei film rari che si impongono all’interno della storia personale che ha ogni spettatore. Un capolavoro, definizione che adopero molto di rado. Si potrebbero scrivere e rievocare un mucchio di cose, ma mi interessa appuntare qualcosa, a visione ancora fresca.

Samsara, naturalmente, racconta il ciclo della vita, e per farlo mette in scena uno dei più stupefacenti racconti del mondo, tutto, delle persone, tutte, della molteplicità, apparentemente infinita nell’illimitata ripetizione, dell’interconnessione, fra luoghi, concetti, idee che si ripetono in ogni angolo del mondo, omologazione cosciente, sacrifici e catene di montaggio, luoghi meravigliosi e luoghi devastati, luoghi devastati in modo meraviglioso, circolarità del tempo e delle esistenze, impossibilità dell’individuo, che conserva invariabilmente un inattaccabile istinto di sopravvivenza. Samsara è la moltiplicazione inarrestabile di gesti, di animali destinati al macello e dei compiti preordinati dei macellatori, di produzione di rifiuti e di persone che cercano nei rifiuti, automatismi artistici e automi umani che producono e distruggono i vecchi prodotti, è splendido come la danza delle mille mani e lancinante come i dipinti di Francis Bacon. La moltiplicazione, la ripetizione e la simmetria trovano un impatto espressivo rarissimo. La moltiplicazione e l’astrazione riescono a contenere per intero l’esistenza, che spesso si mostra oscena.

Samsara è un  lavoro di una bellezza irrazionale, un film così reale da sembrare un film di fantascienza. Mostra colori, linee, azioni collettive che l’occhio, direttamente, non può percepire, mentre può adattarsi alla realtà elaborata dal cinema, e attraverso questa cogliere un’essenza, annichilente, del tutto. Samsara mostra decine di luoghi, milioni di persone, alcuni volti, cancella completamente l’idea di contrasto per sostituirla con quella di interconnessione, e per farlo riconduce tutto alla stimolazione delle emozioni, comuni, condivise. Il sesso, la voracità, il ritmo, la grazia, la morte, la distanza, l’alienazione, le masse e la loro definizione, sono portati all’esperienza dello spettatore, che di questo mondo e queste emozioni è parte, ed è chiamato a ricordarlo con straordinaria intensità.

Lo si può vedere anche qui.

(5/5)

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5 thoughts on “Samsara (Ron Fricke 2011)

  1. Bravo Giuseppe. Quello di Ron Fricke assurge effettivamente ad opera d’arte ed anche ad opera d’arte totale. La mancanza della trama-sceneggiatura è lo spazio di vuoto lasciato allo spettatore, come di consueto nella filmografia del regista, per inserirsi nell’opera. Ed è anche una presa di consapevolezza sul mondo e sull’io.

    Non mi ha lasciato quel senso di sbigottimento che mi ha lasciato Baraka, l’altro grande capolavoro, Samsara ricerca, forse, emozioni più sottili e un senso di perfezione visiva ai confini della fantscienza (come hai giustamente detto).

  2. Ciao Davide, mancano i dialoghi, ma il montaggio riesce comunque raccontare qualcosa di molto ben definito. Baraka l’ho subito preso, mi fa piacere sapere che è differente e allo stesso livello.

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