The Imitation Game (Morten Tyldun 2014)

the imitation game slowfilm recensioneCi sono pareri divergenti su questo film. Dentro di me, intendo. Il soggetto – quel matto di Alan Turing – è interessante, la ricostruzione storica, per quanto minimale, convincente, gli attori, da Cumberbatch in giù, gradevoli e in parte. Prevale l’impressione, però, che prima di tutto abbiano puntato al titolone per famiglie, di quelli da vedere senza sentirsi in colpa perché non sono troppo scemi, e senza timori che ci si possa imbattere in qualcosa d’insolito da osservare, o ascoltare, o provare a capire. The Imitation Game, pur essendo prevalentemente un gioco di personaggi e caratterizzazioni, è costruito su dialoghi non particolarmente curati né brillanti. Un approccio piuttosto pigro per un film girato prevalentemente in interni, con una storia fatta di codici cifrati e corse contro il tempo, e al centro un genio della matematica con seri problemi nelle relazioni sociali e, soprattutto, omosessuale in un Paese e un tempo in cui questo era vietato. The Imitation Game ha alcuni, forti momenti di pathos, e un protagonista che tutto sommato si costruisce da sé; è un film lineare – con i consueti flashback del caso – e procede deciso, ma sostanzialmente senza sorprese.

La linea più interessante è quella che vede Turing variamente impegnato a essere dio. E, come si sa, è difficile essere un dio. Da una parte il protagonista è costretto a decidere della vita e della morte di civili e soldati, che dipenderanno dai risultati di adeguati calcoli statistici; dall’altra la sua macchina è soprattutto il tentativo di (ri)creare un nuovo essere, una Creatura frankensteiniana in cui trovare una corrispondenza altrimenti irraggiungibile. In entrambi i casi il problema riguarda identità ed esistenze ridotte alla loro essenza logica da una persona che vorrebbe incarnare la logica, ma è dotata di un’identità che viene percepita come un’inopportuna minaccia, e dunque punita.

Tutto sommato apprezzabile la scelta di lasciare fuori dalla ricostruzione la drammatica fine di Turing, per quanto anche qui traspaia la volontà di rivolgersi a un mercato quanto più ampio possibile.

Sherlock sfila via quel mezzo punto in più.

(3,5/5)

Annunci

3 thoughts on “The Imitation Game (Morten Tyldun 2014)

  1. A me questo film è piaciuto molto, pur con alcune mancanze o pecche che citi anche tu.
    Credo che per l’Oscar come miglior attore sarà una gara tra Redmayne e Cumberbatch, entrambi interpreti di ordinati biopics su scienziati.

    A me in particolare è piaciuta l’alternanza tra i tre piani temporali (giovinezza, presente e prossimo futuro del protagonista), e credo che si avessero optato per una narrazione tradizionale la pellicola sarebbe stata più lenta e pesante dal punto di vista espositivo.

  2. Il soggetto è intrigante, per questo speravo in qualche sforzo in più, soprattutto nella scrittura. Non ho visto La teoria del tutto, ma credo che Birdman e Keaton siano alcune spanne sopra gli standard degli Oscar, quindi hanno ottime possibilità di non vincerlo.

  3. Pingback: Oscar per il Miglior Film 2015: chi sarebbe giusto vincesse? Sondaggio confidenziale. | SlowFilm

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...