Mad Max: Fury Road (George Miller 2015)

mad max fury road recensione slowfilmMax è una figura cristologica con entrambe le mani forate da rugginose armi di un futuro postatomico; la compagna d’avventure Furiosa, capelli biondi cortissimi e sguardo imperturbabile, è un’icona vicina alla Giovanna d’Arco di Dreyer; entrambi cercano redenzione. Andiamo da quella parte – dice Max – che c’è la redenzione. Combattono barbari bianchicci col culto del Valhalla e la tendenza a farsi saltare in aria.

Questo il corredo “ideologico” del film, ma Mad Maxwhy Max is so Mad? si chiedeva Letterman in una delle ultime puntate del suo spettacolo – è soprattutto motorshow. E si sentiva, evidentemente, un gran bisogno di motorshow. Macchine punk, modelli iperaccessoriati spinosi cromati tendenzialmente marrone. Top model nel deserto in costumi di candidi stracci, musica heavy metal da una chitarra sputafiamme. Il massimo del fordismo. E tanto Speed: Max non può fermarsi mai, attraversa il deserto da destra a sinistra e viceversa, mentre esseri umani distorti, ridotti alla propria funzione – punk che dondolano su lunghe aste per assaltare le auto, punk acrobati motociclisti, punk forzuti e punk kamikaze – provano a fermare la sua corsa. In una sorta di incontro fra il primo e il secondo Mad Max (da noi Interceptor), Miller si riappropria dei suoi humungus, per anni saccheggiati e dopati da Ken il Guerriero in su.

Il pregio di Mad Max: Fury Road, oltre ad assicurare un ritmo piuttosto costante, è quello di sembrare più vero della contemporanea media dei film d’azione. La maggior parte del suo mondo è analogico, reale, come in un action movie anni 80, come nei primi film della serie. Tutto piuttosto bello, ma anche piuttosto lontano da poter rappresentare una rivoluzione o anche solo una svolta per il genere. Oltre alla furia, la polvere, le autocitazioni, le accelerazioni a volte eccessivamente posticce, c’è nel lavoro di Miller una ricerca visiva che porta colori artificiali e lisergici in vasti, reali spazi orizzontali, come negli ultimi anni Refn, come Valhalla Rising.

(3,5/5)

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4 thoughts on “Mad Max: Fury Road (George Miller 2015)

  1. Infatti, non diventerà un mio film della vita, ma funziona. Poi la serie di Mad Max ha questa particolarità di raccontare uno stesso mondo che muta da film a film, e la cosa ha aiutato la credibilità del reboot.

  2. io ho l’impressione che il regista si sia voluto riappropriare dell’immaginario postapocalittico che ha contribuito a creare e che adesso è diffusissimo e fa parte di cose come walking dead o persino game of thrones. detto ciò, gran bel film, divertente, ma un po’ troppo violento per me, mi infastidiscono le inserzioni gore nel mainstream…
    ob

  3. Sì, lo penso anch’io. Non so quanto sia stato realmente generativo Mad Max, ma sicuramente di qualcosa si è riappropriato. Per il resto, come ho detto il film m’è garbato, ma non diventerà un mio punto di riferimento. Gioca su un tipo di esaltazione troppo esplicita e diffusa, che però finisce per non esaltarmi. Nel mainstream, comunque, rimane visivamente ragguardevole e addirittura coraggioso.

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