Al Biografilm Citizenfour e Lo Straordinario Viaggio di T.S. Spivet

biografilm15-citizenfour-int01Pubblicato su Bologna Cult

Citizenfour è fra i documentari che più si avvicinano ai film di fiction, probabilmente perché non siamo ancora abituati ad accordare alla realtà il giusto grado di inverosimiglianza e sana paranoia. Il premio Oscar 2015 firmato dalla regista premio Pulitzer Laura Poitras racconta – o meglio pubblica – la vicenda dell’ex tecnico della CIA Edward Snowden, genio informatico che nel 2013, collaborando con giornalisti del Washington Post e del Guardian, ha svelato l’incredibile apparato di “sorveglianza” e appropriazione di dati personali messo in atto dalla NSA, l’Agenzia per la Sicurezza Nazionale statunitense per cui lavorava in un ruolo del più alto livello. Terzo capitolo di una serie di film che la Poitras ha dedicato alle storture post 11 settembre, Citizenfour mostra allo spettatore un sistema di spionaggio globale di dimensioni inimmaginabili. Terabyte di dati al secondo intercettati e immagazzinati senza discrimine, software e organizzazioni frutto dell’alleanza fra diversi Paesi dedicati al criptaggio e l’interpretazione dell’oceano d’informazioni.

Particolarità di Citizenfour, che cinematograficamente e visivamente conserva uno stile asciutto ed elementare, se non per qualche raro artificio retorico, è il mostrare la Storia nel suo divenire. La vicenda, che ovviamente sta ancora maturando a livello globale, presenta Snowden nel momento delle sue rivelazioni, nel momento in cui ne assimila l’impatto sui media statunitensi e mondiali, nella sua fuga, mentre le comunicazioni con la regista, alla quale lo stesso protagonista si è rivolto per la realizzazione del film, si fanno sempre più rade e complesse.

Accade che la realtà coincida con le iperboli solitamente rappresentate per descriverla. Se DeLillo, nel 2003, annegava il suo mondo in un flusso finanziario indecifrabile (che già conteneva in sé anche sovrastrutture di altro genere, complessivamente indipendenti dall’uomo), Citizenfour lascia percepire, almeno idealmente, un simile flusso informativo capace di riassumere e potenzialmente condizionare gran parte delle esistenze del mondo civilizzato. Oliver Stone, alla fine del 2015, rilascerà un film di fiction, titolato Snowden, ispirato alla stessa vicenda, ma qui sullo schermo passa la realtà, una realtà dalle conseguenze gigantesche, così come si plasmava passo dopo passo. E a “metterla in scena”, paradossalmente, sono personaggi dalla caratura cinematografica, volti, voci e movenze assolutamente plausibili da un punto di vista finzionale.

Citizenfour è un film importante, spietato nel ridimensionare l’individuo fino a renderlo un agglomerato di dati suscettibile di controllo. In questo senso il tema va ben oltre la questione della privacy com’è comunemente intesa, per arrivare alla struttura, la finalità e i mezzi delle democrazie occidentali. È uno dei servizi giornalistici più potenti di sempre, è la scintilla da cui dovrebbe partire un confronto a cui ogni società che volesse definirsi civile non dovrebbe potersi esimere.

biografilm15-spivet-int01Dal mondo di Citizenfour a quello dai colori sgargianti raccontato da Jean-Pierre Jeunet il passo è lungo, ma noi la faremo breve. A dodici anni dalla fatidica Amélie, il francese conserva con Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet una struttura poetica e visiva molto simile. Privo, però, delle caratteristiche romantiche del suo predecessore che hanno consentito la creazione di immortali cliché, Spivet non sembra poter aspirare che a una minima parte dell’antico successo. Il film è una trasposizione del romanzo Le mappe dei miei sogni di Reif Larsen, ambientato in un ranch del Montana riportato filmicamente agli spazi canadesi.

Nel viaggio inevitabilmente formativo del decenne T. S. Spivet non mancano motivi di piacevolezza. Alcuni punti di contatto anche con lo scorsesiano Hugo Cabret, il giovane e geniale Spivet osserva il mondo e lo mostra reinterpretato. Un mondo che tutto sommato vuole proteggerlo, fino a infondergli la forza per affrontare la vicenda personale e familiare che lo ha segnato. Il meglio in alcune scene sospese, per quanto calcolate (un incontro visivo con una ragazzina che dondola a testa in giù, da un’altalena nel suo giardino, mentre il nostro, in fuga sul treno, le passa accanto), mentre nel complesso la pellicola tradisce una certa vacuità, una mancanza di forza rispetto a quelli che sono i suoi obiettivi. Presenti all’appello le figure caricaturali, in particolare una Judy Davis chiamata a impersonare l’eccentrica e nervosa direttrice dell’istituto Smithsonian, anche lei vittima di una scrittura non particolarmente originale e di una commistione di registri in parte irrisolta. Rimane l’avventura di un viaggio, il perdersi in paesaggi dai confortevoli colori pastello dotati di una vena d’ambiguità, il piacere di raccontare le storie e di raccontare i raccontastorie.

Citizenfour: 4/5

Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet: 3/5

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