Blackhat (Michael Mann 2015) – un mondo artificiale registrato dall’estetica di Mann

blackhat slowfilm recensioneSullo schermo le informazioni sono diffuse, disseminate nel quadro. Blackhat nella sua interezza dà forma a un flusso unico dove le scene, le sequenze, si richiamano l’una con l’altra sommergendo i picchi narrativi. Le informazioni lambiscono i margini, definite da un accostamento di dettagli di cui è impossibile stabilire una gerarchia, com’è impossibile considerarli nella loro totalità. Lo spazio diventa superficie piana, di luci, di edifici, di componenti elettroniche, fredde architetture replicate e interconnesse.

Non è l’essere umano al centro di Blackhat, il centro stesso come spazio diegetico è portato in secondo piano. Tutto quello che si mette in mostra, idealmente in primo piano, è un prodotto artificiale dell’essere umano ormai distaccato dal suo creatore, che nel perpetuare l’abitudine all’azione prova costantemente a interfacciarsi con la sua creatura, pur essendo fatto di altra materia.

La storia cybercriminale di Blackhat è quella di mille intrecci spionistici con tinte noir, senza alcuna ricerca del colpo di scena. La storia non interessa più, quel che interessa, o quantomeno interessa rappresentare, è l’estetica. E l’estetica della rappresentazione di Mann è quanto di più evoluto si possa osservare. Lo smarrimento e la contemplazione digitale di un mondo fatto di luci e suoni che sono echi di qualcosa a cui si è rinunciato, lasciando spazio a geometrie in cui l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande si specchiano uno nell’altro, si replicano si distruggono e riproducono. Blackhat è una raffigurazione aliena che nasce dal potenziamento e dall’esasperazione del nostro modo di registrare la realtà, un’esteriorità diffusa fatta da innumerevoli parti, dotata di vita senza essere un essere vivente.

(4,5/5)

Annunci

4 thoughts on “Blackhat (Michael Mann 2015) – un mondo artificiale registrato dall’estetica di Mann

  1. visto tempo fa, davvero è il film di un maestro (e come sai anche a me piacciono le orientali…). ma sai una cosa? le scene di azione girate in digitale hd viste su grande schermo fanno “film del pomeriggio di canale 5” (non so se esistono ancora, ma insomma hai capito).
    ob

  2. Sono molto simili, come grana, alle scene di azione di Collateral, e a me hanno fatto venire in mente più le riprese digitalmente distaccate dalle zone di guerra, o le testimonianze da telecamere urbane, cose così. C’è uno scollamento dell’immagine e del suono che a me piace molto.

  3. Pingback: Sicario (Denis Villeneuve 2015) | SlowFilm

  4. Pingback: I film del 2015 che mi hanno accolto meglio | SlowFilm

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.