The Possibilities are Endless (James Hall, Edward Lovelace 2014) – l’intenso percorso di Edwyn Collins

the possibilities are endless, recensione, slowfilm, edwyn collinsNel 1994 ero a Napoli in Piazza del Gesù a comprarmi Gorgeous George, album di Edwyn Collins che figura in una rosa di una trentina (considerando tutto Tom Waits come opera unica) che ascolto sempre, musica immortale di varia provenienza ed estrazione. Mentre Silvio Berlusconi si piantava per la prima volta nei nostri fianchi e i Pink Floyd passavano da Roma per un concerto che sarebbe entrato nella storia più di quanto al tempo fosse lecito pensare, compravo Gorgeous George spinto – come allora s’usava – dall’istinto e la fiducia per il singolo spaccaculi A Girl Like You, il cui video passava per un qualche canale che non era ancora Mtv. All’uscita del negozio col disco di Collins in mano, incrocio un anglosassone dai capelli rossicci, e non posso fare a meno di credere fosse esattamente uno Scozzese, che indica il disco, sorride e dice “very good”. Le possibilità sono infinite, e fra queste c’è quella di incontrare uno scozzese a cui piace Edwyn Collins mentre esci da un negozio di dischi in Piazza del Gesù a Napoli con il cd di Gorgeous George. Per questo, e per un più recente motivo troppo difficile da rendere, Edwyn Collins è l’uomo delle coincidenze.

Ho poi seguito Collins nella sua apprezzabile discografia e scavato nel passato degli Orange Juice, ma come spesso (sempre) accade il primo disco che incontri di un artista rimane il suo migliore. Poi, molto poi, in una pigra ricerca in rete, scopro che il buon Edwyn è stato vittima di un ictus e si sta faticosamente riprendendo. Dispiace, perché questo geniale personaggio dal volto peculiarmente espressivo, ironica trasfigurazione di Elvis e straordinario talento musicale, è uno di quelli a cui ti affezioni, anche solo sulla fiducia. È poi di queste settimane la sorpresa della scoperta di The Possibilities are Endless, documentario su e con Edwyn Collins, di passaggio per il Biografilm in una sala con una dozzina di spettatori, asserragliati nel cinema mentre all’esterno infuria la festa d’inaugurazione del Biografilm stesso.

Se qualcosa è passato del calore e l’affetto cui tende questa aneddotica spinta, è da traslare verso il documentario di James Hall e Edward Lovelace, che conferma tutto quanto d’umano, affascinante e artisticamente potente si era fin lì intuito su Collins. Una sostanziosa prima parte di The Possibilities are Endless si sviluppa in una descrizione naturalistica ed empatica che è da tempo obbligatorio definire à la Malick. Il mare, il vento, la luce, gli alberi di Helmsdale, luogo magnifico dove il musicista vive con la moglie e il figlio, sono protagonisti della scena, mentre la voce over delle prime parole di Collins, che gradualmente mettono a fuoco gli spazi, segnano il risveglio e la lenta ripresa di coscienza. Nella seconda parte si racconta il rapporto con la moglie Grace Maxwell, fondamentale nel processo di guarigione del marito, che riconsidera la propria vita e le priorità, e attraverso graduali miglioramenti riprende a formulare frasi di senso compiuto, a scrivere e a disegnare, e ricomincia a fare musica.

The Possibilities are Endless è un film equilibrato, coinvolgente e significativo e mai patetico, attento alla costruzione dell’immagine e alla sua forza evocativa e non stucchevolmente estetizzante, è il toccante ritratto di un uomo, fra l’altro, capace di musica eccellente.

(4,5/5)

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