Sicario (Denis Villeneuve 2015)

locandinasicarioPer definire la mia idea di Sicario è stato utile l’ascolto, qualche giorno dopo, della colonna sonora di Jóhann Jóhannsson. Dalla visione di Enemy, cui sono seguiti Prisoners e Incendies, mi sembra che Denis Villeneuve sia uno dei registi più interessanti in circolazione; la sua filmografia fatta di titoli di una sola parola si compone di opere dense, oscure, complesse eppure dotate di un’essenzialità e un’attenzione al focus tali da renderli dei film a tesi. Dove i personaggi, seppure saldamente al centro delle loro vicende, ricoprono un ruolo soprattutto dimostrativo, quasi delle cavie nella mani del regista, che sperimenta su di loro la desolante percezione che ha della natura umana.

Sicario è, per molti versi, più semplice dei suoi predecessori. Specialmente la scrittura, opera di Taylor Sheridan, mostra una lineare superficialità che non fa sostanzialmente nulla per evitare i cliché del genere. Eppure riascoltare i suoni bassi e tribali di Jóhannsson, il fiume sonoro che attraversa praticamente tutto il film, mi ha convinto, una volta di più, di come la ricercata complessità al cinema sia molto spesso inutile, e come, ormai, una delle cose più interessanti che si possa chiedere sia dare per scontate le possibilità di un intreccio, per mettere in evidenza il tono, l’atmosfera, il timbro unico e riconoscibile dell’opera. Fra episodi che ricordano il violoncello di Ernst Reijseger per Herzog, altri le ripetizioni meccaniche, ossessive e incalzanti del Jonny Greenwood de Il Petroliere – cinema con cui condividere una certa esasperazione documentarista -, la colonna sonora ha un ruolo fondamentale nel sottolineare e accentuare le scelte stranianti della regia. L’azione è spesso seguita dall’alto, in carrellate aeree parallele al terreno che osservano e oggettualizzano i protagonisti e le loro iniziative, mentre la musica contribuisce a sprofondare lo sguardo, l’ambiente e i soggetti osservati in una dimensione comune che non ha niente di rassicurante. Nella sua semplicità, la narrazione riduce tutto alla messa in scena di rapporti di forza innati, primordiali, naturali, umani, conservando un tono teso e uniforme, fatto di diffusa inquietudine, dove viene comunque negata un’esplicita e consueta spettacolarizzazione che per lo spettatore rischierebbe di essere catartica e addirittura salvifica.

Il distacco non è solo spaziale, risuona nella protagonista, Emily Blunt, costantemente lontana dagli scontri, un’osservatrice tutt’altro che privilegiata che, impotente, guida il pubblico nella discesa all’inferno. L’altra figura principale, incarnata da un Benicio Del Toro impegnato nella più adamantina delle vendette, dal canto suo ribadisce la linearità del soggetto, ricordando un Ghost Dog posto in totale distonia dall’assoluta mancanza di ironia. Caratteristica comune a tutto il cinema di Villeneuve, che anche in un film come Enemy (al momento il suo miglior lavoro) cancella completamente lo spirito che nel romanzo di Saramago, L’uomo Duplicato, è invece presente. Più di un punto di contatto con Blackhat, con cui Sicario condivide la diffusione della tensione all’interno di un flusso filmico uniformemente corposo, e un’adesione profonda ad alcune abitudini del genere thriller poliziesco che consente di operare più in superficie, per un Villeneuve che in questo caso può ricordare Michael Mann con l’equalizzatore settato sui toni bassi. Autore incline a un estetismo asciutto non banale, gestore attento e originale degli spazi e delle luci, amante dei colori desaturati, mi sembra davvero la persona più adatta a portare curiosità su quell'”Untitled Blade Runner Project“.

(4,5/5)

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9 thoughts on “Sicario (Denis Villeneuve 2015)

  1. Sto cercando di mettermi in pari recuperando ora moltissimi post di blogger che seguo e stimo come te e mi dispiace di essere stato lontano dai commenti: non ho aggiornato nemmeno il mio stesso blog da giorni!
    Adoro Villeneuve e penso che tu abbia scritto davvero un bell’articolo!

  2. Ciao kasabake, grazie per l’apprezzamento e l’intervento, conosco bene le difficoltà di aggiornamento dei e sui blog :)
    Villeneuve è certamente uno di quelli su cui vale la pena scrivere, Enemy in particolare ha sviluppato una piccola ossessione. Alla prossima e a presto.

  3. Pingback: I film del 2015 che mi hanno accolto meglio | SlowFilm

  4. Pingback: Come quelle cose che si perdono nella pioggia – Zero Dark Thirty, Garmwars, Tutti vogliono qualcosa, Warcraft – L’inizio, Il caso Spotlight, Perfetti Sconosciuti, Alice attraverso lo specchio, Lo Sciacallo, As the Gods Will | SlowFilm

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