The Assassin (Hou Hsiao Hsien 2015)

assassinLe mie impressioni su The Assassin sono cambiate parecchie volte, durante e dopo la visione. Probabilmente impressioni anche opposte sono giustificate e hanno la possibilità di coesistere, trattandosi di un film molto rigoroso, una prova d’autore affascinante e un’opera per nulla propensa a rincorrere la partecipazione dello spettatore. La verità è che nel wuxia diretto Hou, maestro taiwanese fra i protagonisti dell’epoca d’oro del cinema orientale, speravo di poter trovare un vero e proprio capolavoro, un film che entrasse nei pensieri quotidiani, una piccola ossessione come furono The tree of life (2011), e Cosmopolis (2012), roba che serve allo spirito e che da un po’, purtroppo, non incrocio. A meno di sorprese, The Assassin non potrà ricoprire, per me, questo ruolo, ma si tratta comunque di un film straordinario, specialmente nell’aspetto visivo, che ha pienamente meritato il premio per la regia a Cannes 2015.

The Assassin è un wuxia fortemente depotenziato dal punto di vista dell’azione e delle coreografie: se l’incontro del genere con una firma come quella di Hang Lee portò a una rappresentazione raffinata e dinamica comunque fedele ai canoni del filone, qui il risultato, e le intenzioni, sono completamente diversi (e completamente diversi sono anche i due registi, sia chiaro, li accosto solo per le convergenze superficiali). Hou Hsiao Hsien porta nella Cina del IX secolo la stessa personalissima costruzione delle luci e degli spazi che si trovano nei neon e le geometrie distanti di Millennium Mambo. Si tratta della rappresentazione di un mondo che contiene i suoi attori conservando un incolmabile distacco, una freddezza che si estende dall’ambiente al rapporto fra gli esseri umani. Un mondo attraversato, in entrambi i casi, da una figura femminile che difficilmente lascia trasparire gli indizi di un tormento costante. Hou costruisce storie di solitudine asciutte e antispettacolari, che hanno gli elementi del melò, ma non li lascia esplodere – una cosa, questa, che apprezzo molto, e che lo accomuna all’altro maestro taiwanese, Tsai Ming liang.

Il film è in alcuni passaggi piuttosto noioso – non lento, che lento è bene, proprio un po’ noioso -, specialmente in una manciata di blocchi verbali che definiscono un conflitto storico e sentimentale accumulando nomi e vicende. A fronte di una linea narrativa portante estremamente semplice, i dettagli ricamati attorno non sono particolarmente interessanti, e sicuramente la visione con sottotitoli amatoriali (il film nelle nostre sale non è mai passato) non aiuta la comprensione. D’altra parte, Hou costruisce alcuni quadri di assoluta bellezza formale, splendidi momenti sospesi fatti di trucchi, vestiti, volti curati nei minimi dettagli, musiche antiche e magistrali movimenti di macchina che conducono da una scena all’altra, passando per architetture rischiarate non più dai neon, ma dalle torce, ma ugualmente affascinanti e alienanti. E i quadri sono tagliati dalla protagonista femminile, Qi Shu, che offre quelle immagini perfette e austere, delicate e dolenti, eppure irrinunciabilmente integre, che vengono solo da queste parti del mondo.

(4/5)

Annunci

One thought on “The Assassin (Hou Hsiao Hsien 2015)

  1. Pingback: I migliori dieci film e le migliori dieci serie del 2016 | SlowFilm

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...