Star Trek Beyond (Justin Lin 2016)

Cosa diamine stanno dicendo? Vero, ero molto stanco mentre vedevo il film, ma davvero non riuscivo a capire cosa diamine stessero dicendo. Dopo ogni flusso di parole sostanzialmente privo di intento comunicativo, mi perdevo a pensare ad altro. E in molte occasioni ho dovuto anche domandarmi cosa diamine stessi vedendo. Star Trek Beyond, il terzo capitolo dell’era Abrams, diretto da Justin Lin, è un film solidamente vacuo e inutile. Non si può dire che non sia riuscito, sembra proprio scritto, progettato e realizzato per scorrere caoticamente davanti agli occhi, senza lasciare traccia. Essendo un film di fantascienza mainstream, la grandissima parte di quel che si vede è realizzato in computer grafica, e l’essenza, la tenuta della CGI sono anche validi. I personaggi sono ben inseriti nei fondali digitali e interagiscono senza particolari effetti di scollamento dalla realtà elaborata; gli oggetti stessi, le navi spaziali, le architetture, sono belli, solidi, hanno un design accurato e futuribile. Ma l’azione, quasi ininterrotta, ha la stessa incomprensibilità e mancanza di necessità delle parole. L’inquadratura è sempre molto ravvicinata, gli spazi spesso scuri, e gli scatti e gli stacchi continui della macchina da presa regalano lunghe sequenze di dettagli sfuggenti, convulsioni in primo piano che impediscono di mettere a fuoco un movimento complessivo. Anche nei momenti di relativa quiete, la visione dello spettatore si avvicina ai soggetti con contorsioni, mezzi giri, rimane obliqua, si ostina in micromovimenti del tutto ingiustificati. Immagino che Justin Lin adotti questa tecnica in Fast & Furious, per restituire la continua impressione d’incontinenza cinetica, l’immagine che sfugge, tanta è la sua velocità, e che l’avvicinarsi al soggetto aiuti a riportare ogni scena al movimento continuo, ma per lunghe sequenze la domanda è stata: cosa diamine sto vedendo?

Star Trek Beyond non dà assolutamente ai suoi personaggi una dimensione cinematografica – cosa che, invece, il primo film riusciva a fare – ma li inserisce in una trama da episodio dilatato, con personaggi e meccanismi ultrastereotipati, adoperando i personaggi principali, Spock su tutti, come macchiette che hanno l’unico compito di ricordare allo spettatore la propria caratterizzazione base. Per il resto, l’intreccio è tanto risaputo da non presentare, di per sé, alcun motivo di interesse.

Menzione per scena più ridicola al comandante Kirk che folleggia in motocicletta, dove non vale nemmeno quello che ho scritto su della buona fusione fra personaggi e ambiente. Menzione per la migliore scena alla costruzione visiva della città sospesa nello spazio, una sfera fra Escher e Pomodoro creata da un viluppo di canali, strade, nastri, edifici, che si esplora con piacere.

(2/5)

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