Captain Fantastic (Matt Ross 2015). Quando l’indie ha qualcosa da dire.

captain-fantasticPubblicato su Bologna Cult

Una persona si giudica dalle azioni, non dalle parole. Attorno a questa frase, in Captain Fantastic citata più di una volta, si gioca il conflitto che anima interamente il film. Da una parte c’è un padre che, assieme ai sei figli, pretende di seguirla alla lettera, mettendo in pratica tutto quanto la cultura abbia definito come giusto ed essenziale; dall’altra parte tutti gli altri, che non possono negare la fondatezza dei valori ideologici ed etici, ma li hanno portati a una impercettibile diluizione omeopatica all’interno di un vivere sociale nei fatti opposto, caratterizzato da una fiera superficialità accompagnata da un inscalfibile individualismo.

Sorta di incontro fra Into the Wild e il poco conosciuto ma molto valido The Student, con un immancabile spruzzo di estetica alla Wes Anderson, il film scritto e diretto da Matt Ross mette in scena due posizioni radicali. Ben (un ottimo Viggo Mortensen) cresce i suoi figli nel bosco, insegna loro a vivere secondo le leggi della natura e al tempo stesso li educa al pensiero critico, ritenendo che a ogni età ogni argomento vada affrontato in tutta la sua realtà, li porta a padroneggiare parecchie lingue e a festeggiare il compleanno di Chomsky invece del Natale. La famiglia di Ben ha ovviamente la caratteristica dell’eccezionalità, ma è la sua speculare opposizione che consente di scorgere il radicalismo opposto, quello del vivere comune – per quanto, c’è da dire, il confronto sia sempre con famiglie alto borghesi -, dove le scelte non conformi sono trattate come delle minacce, e l’inconsistenza della cultura e del pensiero sono i necessari presupposti per un’esistenza comoda e rispettosa dell’altrui pochezza. Il film non riguarda tanto l'”eccentricità” di una famiglia, quanto il disvelamento di un’assurdità diffusa ma invisibile, perché dominante.

Per riportare un conflitto che è prima di tutto una tesi, dunque, Ross descrive anche la famiglia di Ben trattandola come un nucleo compatto, per darle la possibilità di confrontarsi efficacemente con il resto del mondo. Le differenze fra i ragazzi sono spiccate, ma rimangono al servizio di un percorso che richiede delle funzioni, prima ancora che dei personaggi. Questo non significa che l’autore non abbia voluto e saputo costruire dei passaggi fortemente emotivi, ma l’attenzione – ed è probabilmente quel che consente al film di distinguersi dalla maggior parte delle produzioni indie – è riposta su un discorso teorico e dei modelli culturali, piuttosto che sulla scrittura di caratterizzazioni individuali ed evoluzioni sentimentali, abitualmente offerte al pubblico. Captain Fantastic, attenzione, è comunque un film molto diretto e godibile, anche divertente, che fra l’altro non rinuncia al topos per eccellenza del genere, il maledetto viaggio on the road. Solo qui siamo in presenza di uno script più originale e delle scelte più concrete, per un film che ha finalmente qualcosa da dire.

Power to the people, Stick it to the man

(4/5)

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4 thoughts on “Captain Fantastic (Matt Ross 2015). Quando l’indie ha qualcosa da dire.

  1. nessun’altro, a mia memoria, mi sa dire bene come lei – captain slowfilm – il perchè mi sia piaciuto un film. omaggi, e grazie
    – sara –

  2. Pingback: I migliori dieci film e le migliori dieci serie del 2016 | SlowFilm

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