Doctor Strange (Scott Derrickson 2016). Non tutti i supereroi vengono per nuocere.

doctor-strangeDopo aver giustamente definito lo strapotente franchising Marvel “una piaga”, Tilda Swinton, Benedict Cumberbatch e Mads Mikkelsen mi hanno portato a vedere il migliore film Marvel dai tempi dello Spider-Man di Raimi. Ormai roba da cinema classico, in buona parte fatta ancora d’ingenua carne analogica. Doctor Strange è invece un tripudio di evoluzioni digitali, ma per una volta la qualità degli attori, l’efficacia di molte trovate visive e narrative, l’eccesso psichedelico, salvano decisamente la baracca.

Si tratta di un film che si consente di pompare l’inno barrettiano agli stati alterati di coscienza, Interstellar Overdrive, riuscendo poi a mantenere le promesse. Doctor Strange è un caleidoscopico viaggio fra le architetture mutanti di Inception (qui moltiplicate almeno per dieci), gli spazi ormai familiari ma sempre stranianti di Escher, i veli e i mondi di Matrix, i trip nell’estetica più spudoratamente seventies delle lisergiche moltiplicazioni frattali. E nonostante i costumi buffi e i continui eccessi scenografici, il film conserva una sua credibilità, costruendo i personaggi e le linee narrative di Stephen Strange e della Swinton, nei panni di Antico, in modo da regalargli umanità anche nell’assurdità del tutto. L’azione è debordante, ma sempre spezzata da elementi ironici, e trovano spazio momenti riflessivi che legano tutto alla gravità del tempo, portando la Swinton persino a una riuscita parentesi introspettiva, dalle parti di Roy Batty. Anche sul piano dell’eccesso visivo, oltre a sequenze efficaci quanto apertamente derivative, ha una sua originale spettacolarità nello scontro finale. Dove i protagonisti si affrontano in un ambiente che viaggia temporalmente a ritroso, in una costruzione ampia e complessa, una coreografia dove due linee cronologiche sono al tempo stesso separate e interdipendenti, e lo spettacolo fa il suo effetto. Come ultimo merito, Doctor Strange è un film compiuto. Pronto, come impone la postmodernità, a essere diluito e snaturato da una infinita serie di sequel e crossover, ma qui c’è una storia divertente, definita, con delle idee, e questo non potranno cancellarlo.

(4/5)

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