Ida (Paweł Pawlikowski 2013)

ida-locandina-slowfilm-recensioneSi completa con Ida, almeno per il momento, la mia retrospettiva Pawlikowski. Per la breve durata del film – poco più di un mediometraggio -, le sue caratteristiche, e per la visione profondamente notturna, è stata un’esperienza quasi onirica. Ida si svolge in un numero contenuto di quadri e situazioni, è un film spesso silenzioso che si racconta attraverso l’incontro di immagini essenziali, malinconiche, perfettamente limate. È il film con cui Pawlikowski adotta il bianco e nero e il formato 4:3, poi ripresi da Cold War, con cui ha anche un vero e proprio incrocio. Qui il quadro è sfruttato in modo da manipolare gli spazi, i rapporti fra vuoto e pieno; l’impostazione è spesso verticale, con le figure, specialmente nelle scene in convento o a carattere religioso, schiacciate sulla parte bassa dell’immagine e sovrastate da spazi vuoti, ma terribilmente pressanti. Nelle diverse situazioni, i protagonisti cercano un posizionamento all’interno della loro storia, rimanendo comunque spesso ai margini, negli angoli, alla ricerca di un equilibrio introvabile, ma riuscendo ad assaporare attimi di scoperta. Un viaggio nella storia, nella memoria e nella sua elaborazione, e nel passato e il presente di due donne, alle prese con scelte possibili e scelte, in maniera più o meno consapevole, irrimediabilmente subite.

(4/5)

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