La Fantastica Signora Maisel – stagioni 1 e 2 (Amy Sherman-Palladino 2017 – 2018)

maisel locandinaNon so quanto sia conosciuta The Marvelous Mrs. Maisel, ma lo scopo di questo post, altruistico e filantropico, è quello di avvertire come sia, sotto tutti i principali aspetti, la serie tv più riuscita e gradevole in circolazione. Per introdurre l’apprezzamento a La Fantastica Signora Maisel esprimerò prima un superficiale dissenso verso la serie più celebre e amata di Amy Sherman-Palladino, Una Mamma per Amica. Una premessa non indispensabile ma che potrebbe comunque indirizzare verso di me delle piccole dosi di antipatia e disapprovazione. D’altra parte, vivo per lo scandalo e per impressionare la borghesia.

Una mamma per amica un po’ all’inizio la vedevo (anzi forse ne ho vista un bel po’), poi, oltre la logorrea, il tenore stesso della serie mi ha respinto, con gli amorini, la patina e i momenti intensi. Credo anche sia scritta bene, ma non è scritta per me. Mrs. Maisel eredita (almeno una parte del)l’amore smodato per le parole, e la qualità del timbro umoristico; questo in Gilmore Girls era un modo per veicolare una roba melò e straordinariamente prolissa, mentre la scrittura qui è il centro stesso della struttura. Ma seguendo la bravissima Rachel Brosnahan – casalinga ebrea nella New York di fine anni ’50 che scopre progressivamente la propria attitudine istrionica e prova ad affermarsi come comica -, a prendere per mano e far sentire subito coccolato lo spettatore c’è anche una ricerca di regia spesso notevole. Fatta di piani sequenza, ricostruzioni storiche accurate ma non invadenti, sempre funzionali al discorso complessivo, grande cura e inventiva nel trattamento del suono. Si riesce a rendere uno spaccato di quegli anni, della comunità ebraica e il suo rapporto con l’esterno, della condizione della donna e la conquista degli spazi, attraverso il ricercato equilibrio fra realismo e spettacolarizzazione, trovando nell’umorismo la cifra per trattare argomenti e avvenimenti non banali né innocui.

maiselIn generale, ero scettico verso una serie su una comica/sui comici, a me gli stand-up comedians piacciono, ma è rarissimo che trovi un autore/attore che mi convinca in pieno (devono sembrare tuoi amici, e allora la cosa diventa terribilmente soggettiva), e di solito in uno spettacolo le battute davvero riuscite sono una manciata. Temevo quindi una roba stiracchiata, alla ricerca costante di humour che non può sempre arrivare, mentre credo che il punto forte di Maisel sia proprio come riesce a diffondere i monologhi umoristici nell’intera vicenda (la protagonista è sempre all’interno di una performance, con l’ausilio di spalle più che buone e sublimi nel caso di Tony Shalhoub, nei tormentati panni del padre), e, d’altra parte, come riesce a integrare le scene sul palco all’interno dell’intreccio. Gli spettacoli completano dialetticamente le vicende della protagonista, offrendo una sorta di “a parte” che arricchisce la lettura del tutto.

Se la prima stagione ha un incipit folgorante, ma riporta anche alcuni momenti più deboli, in particolare quando la gavetta mostra passaggi piuttosto improbabili,  la seconda è assieme più fluida e complessa, una struttura corale che mette meglio a fuoco i personaggi, lasciando a ognuno gli spazi che consentono di svilupparsi. Deve piacere questo tipo di narrazione un po’ decentrata, e a me piace molto. E come una sorta di angelo guida, un’entità narrativa sospesa fra realtà storica e diegetica, troviamo un adorabile Lenny Bruce.

La serie si trova comodamente su Amazon Prime Video.

(4,5/5)

3 pensieri su “La Fantastica Signora Maisel – stagioni 1 e 2 (Amy Sherman-Palladino 2017 – 2018)

  1. È così barocco ed assieme anche anti- storicamente decadente spostare il focus di un’esternazione (la mia) dall’oggetto di un articolo (il tuo) all’autore dello stesso: in questo caso, concentrandoni sulla tua qualità oratoria piuttosto che sulla qualità artistica della serie televisiva stessa…

    Eppure, in un momento storico e dialettico di assoluto nientismo e nullismo roboanti, attirato prima dal titolo (quello di una fiction televisiva di cui mi sono innamorato alla prima stagione e che ho poi amato nella sua seconda), ho iniziato già in autobus a leggere il tuo post e mentre i passeggeri del mio 27 si stavano affollando, in quel melting-pot che è la popolazione della Bolognina, sono stato conquistato dalla prosa deliziosa, che ogni volta ti invidio, con cui hai tratteggiato quello che hai definito, con humor british, un post altruistico e filantropico… Perché si, vedere The Marvelous Mrs. Maisel alla fine rende più ricchi, umanamente in generale e cinematograficamente in particolare, anche per l’ottima sintassi narrativa.

    Mi piacerebbe avere la tua capacità di sintesi espositiva per parlare del sentiero filmico in salsa kocher che tanta importanza ha nella storia dei maggiori sceneggiatori nordamericani, ma oltre ad una cultura più profonda di quella che non ho sul cinema anche umoristico, che va dai fratelli Marx, passando per Woody Allen e Mel Brooks e Gene Wilder, fino ai grandi autori drammatici transfuga del maccartismo, dovrei possedere una capacità scrittoria che mi permetta di trasformare in un testo fruibile quel filo rosso che effettivamente riesco a scorgere, ma che non riuscirei a rappresentare senza uccidere il lettore sotto i colpi di una logorrea non giustificabile.

    Chissà che un giorno Giuseppe Marino non ci delizi con un testo più ampio su quel tipo di cinema e di scrittura: io di certo lo divorerei..

  2. Ciao Kasabake, l’argomento è bello quanto vasto, ma mi sembra che tu abbia già il pezzo in canna, datti da fare :) È comunque vero che molti registi e scrittori con cui mi trovo bene sono ebrei, così come trovo divertente, assieme a quello inglese, l’umorismo yiddish.

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