Detachment – Il distacco (Tony Kaye 2011), recensione in anteprima

A dodici anni da American Histroy XDetachment – Il distacco segna il ritorno alla regia di Tony Kaye. In anteprima per il Biografilm venerdì 15 giugno e lunedì 18 (cinema Odeon, ore 18.00), e in programmazione ordinaria da venerdì 22.

Il sistema educativo (americano),  il degrado sociale (americano), il violento conformismo (americano), e al centro Henry Barthes, professore di liceo (americano) interpretato da un ottimo Adrien Brody. Su un costante tappeto sonoro fatto soprattutto di pianoforte minimale Henry, supplente per vocazione, prova a tenersi in equilibrio fra la sua capacità di trattare anche i casi più difficili e bisognosi di comprensione, e l’esigenza di tenere vivo quel distacco indispensabile alla conservazione della propria sanità mentale.

Ma l’equilibrio manca. La sola teorizzazione della possibilità di un bilanciamento psicologico è di per sé un errore. La vita delle persone è fatta di traumi, da ognuno assimilati e affrontati in maniera differente: al massimo può capitare d’incontrare qualcuno che voglia provare a curarti, almeno in parte e almeno per un po’.

Detachment è un film sufficientemente duro e coraggioso, con un intreccio che può ricordare un Attimo Fuggente immerso nella desolazione del reale, quindi filtrato da uno stile documentaristico con punte di iperrealismo, asciutto ma non freddo. Accanto alla descrizione di alcune figure chiave – oltre al protagonista alcuni ragazzi prototipici e insegnanti indicativi di diversi livelli di esaurimento – non manca l’indicazione diretta a sistemi educativi familiari fallimentari nella dimostrazione di disinteresse, o incapacità di comprensione, o dannosa accondiscendenza, e a pressioni esterne che esigono una conversione radicalmente monetizzabile del metodo didattico.

(3,5/5)

Pubblicato su Bologna Cult

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