La Danseuse – Io Danzerò (Stéphanie Di Giusto 2016). Il racconto di una vita dedicata all’arte

io_danzeròPubblicato su Bologna Cult. Visto in anteprima al Biografilm, La Danseuse è nelle sale dal 15 giugno.

Il Biografilm Festival apre con il racconto di una vita dedicata all’arte, quella di Loïe Fuller, protagonista di La Danseuse (in Italia Io Danzerò), opera prima della già fotografa e art director francese Stéphanie Di Giusto. Nata nel 1862 negli Stati Uniti, Mary-Louise Fuller nutre una passione totalizzante per il teatro e la danza e, trasferitasi a Parigi e assunto il nome d’arte Loïe Fuller, diventa celebre con un originale spettacolo da lei inventato e interpretato. La serpentine è una danza che crea figure attraverso il frullare di ampi vestiti e drappi di seta, indossati e animati dalla Fuller in modo da ricreare, grazie ai complessi giochi di luce colorata, un’idea di libertà e leggerezza, una farfalla o uno spettro variopinto che prende vita sul palco e ipnotizza la platea.

Dominato dalla protagonista Soko, cantante e attrice perfettamente in parte, La Danseuse apre con un bel prologo nell’ancora vecchio West, che ricorda le atmosfere realistiche e i costumi di Altman e regala alcuni dei quadri più originali della pellicola. Lo sbronzissimo padre di Loïe immerso in una vasca da bagno riscaldata dal fuoco vivo, quindi dispersa in un campo lungo fra boschi e montagne innevate, è uno di questi. Il racconto non segue la formazione di Loïe, ma la porta presto nel Vecchio Continente, presa dall’ossessione per la sua invenzione e dai sacrifici, anche e soprattutto fisici, cui si sottopone per poterle dare corpo. E si tratta, soprattutto, proprio di un’invenzione, di un apparato di luci e trucchi, che consentirà alla non danzatrice Loïe Fuller di aprire la danza a nuove possibilità. La meraviglia del suo spettacolo non è dissimile da quella che, in quegli stessi anni, fa la fortuna della più longeva delle “invenzioni inutili”, il cinema. Loïe ricrea sul palco delle figure astratte e concettuali, fatte di tecnologia e sudore, visioni altrimenti impossibili.

In una storia in cui la creatività e l’iniziativa sono esclusivamente femminili, La Danseuse compone diverse contrapposizioni, a cominciare dalle sofferenze assolutamente fisiche e concrete e dalle macchine che utilizza Loïe, per ricreare l’illusione di qualcosa di inafferrabile e incorporeo. Dopo l’incipit americano e la costruzione di uno spettacolo sempre più complesso, che arriverà fino all’Opéra di Parigi, è nella terza parte che la contrapposizione – fusione più potente prende corpo. Loïe Fuller, scura di capelli e muscolosa per gli incessanti allenamenti, trova nel suo corpo di ballo Isadora Duncan, incarnata dalla bionda ed eterea Lily-Rose Depp. È l’incontro di due personalità incontenibili, espressioni di due modi quasi opposti di conoscere e concepire l’arte. La Fuller è mossa da una volontà tanto grande da diventare autodistruttiva, ed è lei che, anche grazie alle sue coreografie, scardina la danza dalla sua concezione classica. Sarà però la Duncan a saper ritrovare, in questa libertà, una nuova semplicità, e quindi a dar vita a una vera e propria forma d’espressione.

Anche Stéphanie Di Giusto costruisce il suo film come un incontro tra due anime. Quella del racconto biografico e lineare perfettamente adatto al grande pubblico, dove il mondo intero esiste principalmente per definire la figura centrale, e quella del tema e della messa in scena dai connotati artistici, con una ricerca fotografica attenta, anche a non lasciarsi andare a troppo espliciti sperimentalismi. La Danseuse in questo solco trova un equilibrio, ma, in un tempo in cui la narrazione, spinta dalle debordanti produzioni televisive seriali, è spesso caratterizzata da forme espressive estreme, potrebbe avere qualche difficoltà a trovare un vero pubblico d’elezione. Regala, ad ogni modo, una storia importante da (ri)scoprire e delle figure femminili che esprimono le sfumature della forza e della passione con grande naturalezza.

(3,5/5)

Due film da vedere, in breve: Hell or High Water (David Mackenzie 2016), L’Altro Volto della Speranza (Aki Kaurismaki 2017)

hellDa grande voglio fare la cameriera burberissima di Hell or High Water. Il film di David Mackenzieper per Netflix, che ha strappato anche quattro candidature all’Oscar, è un piacevole ritorno al cinema degli anni ’70, da Peckinpah a Cimino. Con i fratelli rapinatori sgangherati, molta polvere, dialoghi ben scritti e ottimi caratteristi, fra cui la succitata cameriera. Poi, un grande (vecchio) Jeff Bridges (che era in Una calibro 20 per lo specialista, uno dei titoli più in linea con questo), splendido ranger rompipalle che merita tutta l’esasperazione del collega nativo americano. Altro punto a favore l’accompagnamento di Nick Cave e Warren Ellis. Stonano un po’, invece, i continui richiami alle colpe delle banche, inseriti in maniera pretestuosa nei dialoghi per dare uno spessore politico che apprezzo molto quando c’è davvero, ma che qui risulta posticcio. Rimane, comunque, uno dei film meglio costruiti e più piacevoli del nostro passato prossimo.

(4/5)

voltoMolto politico, davvero politico, è invece L’Altro Volto della Speranza. Aki Kaurismaki credo sia l’unico grosso autore ad aver affrontato in maniera così diretta ed esplicita, in un film di fiction, la questione dei profughi siriani, e il modo in cui vengono visti e trattati dai Paesi che dovrebbero ospitarli. Il tema è estremamente concreto e reale, e la capacità di Kaurismaki sta proprio nell’immergere, intatta, la realtà all’interno della sua poetica. Lo sguardo è il suo, distaccato e costantemente ironico, le situazioni sospese e lievemente surreali, i protagonisti immersi ciascuno nel proprio mondo, ma immediatamente disposti a prendersi cura di chi ne mostra l’esigenza. L’Altro Volto della Speranza riesce a miscelare orrori e violenze reali, vicende individuali, momenti di comica assurdità, senza dare l’impressione che niente di tutto questo sia fuori posto. Molto bello.

(4/5)

Splendido quarantenne

La cosa dello “splendido quarantenne”, la prima volta che vidi Caro Diario, mi fece pensare ma guarda come si può essere ancora brillanti e in forma addirittura a quarant’anni. Ora penso ma guarda Moretti che già a quarant’anni ha fatto un film così, praticamente un enfant prodige.

Virgin Mountain – Fúsi (Dagur Kári 2015). Dall’Islanda un piccolo film che ha qualcosa da raccontare e un modo per farlo

virgin mountain fusi slowfilm recensioneDagur Kári è un bravo regista e sceneggiatore islandese. Come spesso accade in Islanda, per ottimizzare, gli tocca fare anche il musicista con gli Slowblow e comporre le proprie colonne sonore, ed è bravo anche lì. L’esordio con Noi Albinoi, segue il totalmente indistribuito Dark Horse, il suo film più strutturato e originale, quindi un Good Heart con Paul Dano. Con Virgin Mountain torna alle sue terre ed è, in un panorama piuttosto standardizzato e ormai laccato, un ritorno al cinema indipendente con un senso, umano ed estetico, un piccolo film che ha qualcosa da raccontare e un modo per farlo.

Fúsi è la solida colonna che regge il film, quarantenne introverso e sovrappeso che vive con la madre possessiva e il suo compagno in un non meglio specificato paesino islandese. Uno di quelli in cui i palazzi, le case, le stanze, sono ridotti a linee essenziali, tanto ci sono la neve e le tempeste a coprire e rendere tutto uniforme. Fúsi non è affatto uno sciocco, ma è una persona completamente priva di malizia. Per il suo aspetto e la sua indole, succede che le persone avvertano la sua mancanza di aggressività e sentano di dover riempire quel vuoto riversandoci la propria. Fúsi, ad ogni modo, incontra persone di ogni tipo, fino a conoscere, casualmente e involontariamente, una donna, Sjofn.

Virgin Mountain prende la forma di un incontro tra due fragilità: anche Sjofn porta un peso, quello della depressione, cui pure corrisponde uno stigma sociale. L’intreccio sentimentale nasce attorno all’esserci, uno per l’altra, consentendo a ognuno di riconoscere il proprio vuoto. Kári – e questo rende il suo film particolare – non sceglie la via semplice e consumata della (con)fusione fra due esseri, completati e salvati dall’esistenza dell’altro, ma riesce a conservare l’individualità dei percorsi, la crescita come un processo che riguarda l’individuo e la propria storia.

Leggere di Virgin Mountain non può rendere l’idea, perché le tematiche dolorose, pure trattate con assoluto rispetto, si esprimono in un lavoro che sa essere sempre lieve (non leggero) e spesso ironico, perfetto nella costruzione di una manciata di personaggi e situazioni, che assecondano un meccanismo che sa semplificare e raccontare gli aspetti più intimi della realtà. Lo fa attraverso una regia fatta di quadri fissi e dettagli, una scrittura e dei dialoghi scarni, un lavoro che ricorda la vicinanza fra il cinema nordico e quello dell’estremo oriente. Un film finalmente silenzioso, sostanzialmente privo di commento musicale fuori campo, che lascia libere da influenze le azioni dei personaggi e l’interpretazione dello spettatore, e carica di intensità gli interventi della musica diegetica. Virgin Mountain, attraverso la sua semplicità, restituisce un quadro essenziale ed umano in cui potersi ritrovare, delle sensazioni a cui è bello ritornare.

(4/5)

Ghost in the Shell (Rupert Sanders 2017). Il whitewashing più drastico è quello sui contenuti

ghost in the shell slowfilm recensionePiù del whitewashing della protagonista, il problema – enorme – della versione live di Ghost in the Shell è il whitewashing dello script. È il primo punto di un discreto elenco di cose che non vanno nel film di Rupert Sanders, scritto da ben tre sceneggiatori e tratto dal manga di Masamune Shirow, già ampiamente rimaneggiato (in meglio) da Mamoru Oshii nell’anime nel 1995 e nel visionario, ancora bellissimo Innocence, nel 2004. Senza contare le numerose serie e gli altri film d’animazione, vicini al lavoro di Shirow, che in primo piano ha il lato action e tecnologico, prima di quello esistenzialista sviluppato da Oshii. Sanders e gli Stati Uniti si inseriscono, dunque, in un mondo ampio e ricco di possibilità, e lo fanno al peggio.

GITS del 1995, da sempre giustamente accostato a Blade Runner, riflette sulla coscienza, sulla possibilità che possa affiorare in un organismo sintetico e come questo influisca sulla sua definizione. Studia l’individuo e il corpo, e nel farlo costruisce un’estetica coerente dei personaggi e dei luoghi, che porta nell’animazione le descrizioni realistiche e le sospensioni narrative dei film d’autore. Il film del 2017 con Scarlett Johansson insegue – e raggiunge – la banalizzazione dei contenuti, snaturando sistematicamente i numerosi riferimenti all’originale, fino a diventare una normalissima storia su dei ragazzi di strada rapiti e sottoposti a degli esperimenti. Lo sguardo vitreo che caratterizza i cyborg in GITS come in Sky Crawlers (ultimo lungometraggio animato di Oshii), la fissità che scioglie il legame fra coscienza e dolore nei momenti in cui sono più vicini alla morte, qui si perde. La Johansson, poco adatta al di là della sua etnia, recita svogliatamente la sua parte, muovendosi in un mondo grossolanamente digitale. C’è anche da domandarsi quale sia il senso di rifare un lavoro che nasce in animazione, con un live del tutto irreale e numerico, un mondo che rimane virtuale, ma sviluppato con una diversa e meno ispirata tecnologia.

Il film esiste per sfruttare le scene più celebri e spettacolari dell’originale GITS – la lotta sotto la pioggia, quella con il carro armato, la creazione del corpo artificiale – senza avere poi intenzione di riproporre, in una produzione mainstream, le stratificazioni e l’incompiutezza dell’originale, che più che a dare una storia standard e delle risposte era interessato a mettere in scena delle suggestioni. Il nuovo Ghost in the Shell inevitabilmente attira gli ammiratori del primo, ma soprattutto per loro – per noi – rappresenta un film del tutto superfluo. Chiude con Resurrection, il leggendario pezzo di Kenji Kawai che apre l’originale e torna in una celebre sequenza descrittiva, senza aver fatto nulla per poterselo permettere.

(2/5)

Song to Song (Terrence Malick 2017). Il film non c’è, ma si lascia vedere

song to song locandina slowfilmCi sono Ryan Gosling e Michael Fassbender che parlano a bordo piscina, cominciano a dirci qualcosa, ma con un volteggio ci troviamo al tramonto in riva al mare, una voce over comincia a parlare d’altro, anche questa sarà abbandonata. Ci sono Patti Smith o Iggy Pop – l’uomo senza maglietta – che ci raccontano delle loro non banali esistenze, ma dopo una manciata di sillabe una piroetta ci trascina fra grattacieli, o sugli scogli, o nella stanza di una villa. Rooney Mara ha un’anima torbida, non vive bene la cosa, si dà dell’ipocrita senza speranza, una personaccia dipendente dalle emozioni forti, ma riesce giusto ad accennare a un balletto prima che il nostro sguardo, di nuovo, sia portato altrove, con leggerezza, dal vento. È tutto così Song to Song, un film bugiardo, che dice di voler rappresentare qualcosa, invece vola verso un’altra breve sequenza in un luogo ameno, splendidamente fotografato, in piena luce. Quest’ultimo Malick è un film fatto di immagini, che mente sulle immagini che ha intenzione di mostrare. Per qualche motivo che neanche io comprendo, Song to Song non mi ha annoiato, ma è di nuovo un passo indietro rispetto Knight of Cups, che aveva fatto ben sperare. In parte si sovrappone a quello, come tipologia di personaggi – belli, ricchi e in crisi esistenziale -, ma qui non c’è nessun percorso reale, nessuna costruzione concettuale, e anche la ricerca visiva è decisamente meno aggressiva e originale.

Song to Song è una raccolta di immagini e movimenti di macchina, uno di quegli archivi da cui Malick ultimamente ha recuperato molto materiale per i suoi film, per le sue digressioni e cosmogonie, questa volta proposti così come li ha presi, con qualche divo di Hollywood piazzato avanti, che solitamente fa cose sciocche e comunque incomplete. All’inizio, con gli accenni musicali e le folle reali dei concerti, sembra quasi di vedere un documentario, un documentario girato da uno dei più gradi registi del mondo e commentato dalle frasi prese dal diario di una quindicenne. Poi anche questa dimensione narrativa si dissolve, perché ogni azione si rivela estremamente futile e i diversi luoghi si susseguono senza necessità. Ville, giardini, belle donne, begli uomini, una serie di immagini elegantemente e perfettamente definite dalla fotografia di Emmanuel Lubezki, splendente ma educata, non portata all’estremo come in Knight of Cups, dove lo sguardo bruciava. Persino l’ossessione spirituale, onnipresenza controversa negli ultimi titoli, qui è appena abbozzata. Se Song to Song fosse un film unico, per il fascino dei movimenti di macchina e l’impostazione antinarrativa, potrebbe anche essere qualcosa di interessante. Ma inserendosi in una filmografia che queste particolarità espressive le ha già proposte in maniera molto più decisa, Song to Song sembra corrispondere a un periodo in cui la sincerità dell’autore si lega a un tratto di vita e a una riflessione artistica poco interessante. L’impressione, infatti, non è di trovarsi di fronte a un film non riuscito, un fallimento, anzi la sensazione è di assistere a qualcosa di libero e spontaneo, e questo in qualche modo rende la situazione ancora più difficile.

(3/5)

Domani nella Battaglia Pensa a Me, appunti sul libro di Javier Marías

domaninellabattagliapensaamejaviermariasArrivo a Domani nella Battaglia Pensa a Me, libro del 1994 di Javier Marías, dopo Zero K, libro del 2016 di Don DeLillo. Il passaggio arriva in un momento particolare perché, con l’eccezione di una manciata di titoli giovanili, Zero K segna il completamento dell’era DeLillo, negli ultimi cinque anni sicuramente l’autore che ho letto di più. DeLillo scrive due tipi di libri, quelli con pochi personaggi e ampie speculazioni teoriche, impiantate su un numero molto limitato di avvenimenti, e quelli con molti personaggi e complessi intrecci di numerosi eventi, variamente contestualizzati. Preferisco sicuramente i primi, mi trovo bene a seguire le divagazioni paranoiche, mentre, quando le cose si ingarbugliano troppo e gli attori si moltiplicano, mi perdo nei nomi e nelle funzioni. Zero K è sulla prima linea, la stessa di Cosmopolis e Rumore Bianco, e naturalmente è un libro sulla morte.

L’impatto con Domani nella Battaglia Pensa a Me è quello con un muro di testo: nella penisola iberica devono aver scelto di fare un uso molto oculato della carta, perché Javier Marìas, come Saramago, riempie completamente le pagine con blocchi di parole, molto di rado va a capo, per nessun motivo delimita dei paragrafi con un rigo vuoto. Adattarsi non è immediato e il contrasto è netto. DeLillo si esprime spesso con frasi brevi e secche, spezzando anche il discorso con riflessioni esterne ed eccentriche. Marías, meno pedante di Saramago nelle ripetizioni, costruisce comunque delle frasi lunghe e autoriflessive, che approfondiscono e ridefiniscono più volte gli stessi concetti. In una forma differente, ritrovo una scrittura prevalentemente speculativa, dove anche i protagonisti vengono spesso traditi, messi da parte, la loro costruzione e le storie accennate. Si racconta piuttosto poco, e i personaggi sono segnaposto per pensieri ossessivi ed espansi. Il discorso va avanti per pagine, fluido, e non è raro trovarsi davanti un blocco di due o tre facciate che, pure definito dalla punteggiatura, si legge come un’unica frase.

Mi piace molto la copertina, L’Altare di Isenheim di Matthias Grünewald, com’è scritto in quarta. Un particolare, quasi nascosto, un uomo in armatura che si accascia nella parte  destra, oscura, del dipinto. Nel libro sembra esserci una descrizione dell’immagine, a pagina 76: “”mentre lui rimaneva per un istante con un ginocchio a terra, l’ultimo resto di equilibrio, il ginocchio come coltello mal conficcato nel legno e le mani che stringono le tempie”.

In un numero molto ristretto di situazioni, di cornici, Marías parla soprattutto di tempo, di coincidenze, e di inganno. L’essere ingannati come condizione inevitabile dell’esistenza, più che come conseguenza di un’iniziativa cosciente. Parla di come vicende comuni siano l’occasione per avvenimenti grotteschi e spesso drammatici. Questi segnano profondamente chi li vive, ma sono tutt’altro che insoliti, funzionano secondo meccanismi ordinari. Lo sguardo è sulle usuali eccezioni che regolano la vita, che accadono in momenti in tutto simili a quelli che l’hanno preceduto e che lo seguiranno – per quanto noi, subendoli, li percepiamo come dotati di una diversa qualità. Oltre al titolo, preso dal Riccardo III, un’altra citazione shakespeariana guida il libro di Marías, la nera schiena del tempo richiamata da La Tempesta. La dimensione in cui possibilità e realizzazioni coesistono, in cui i percorsi si combinano per dare forma a un presente che s’impone immediato, solo in parte comprensibile e ormai già passato.

La forma non è quella del flusso di coscienza, dell’indagine soggettiva. Il protagonista di lavoro fa il ghost writer, o negro come usa dire lui, che si presta fra l’altro a fare il negro dei negri; è uno sceneggiatore destinato a non veder crescere i suoi scritti, uno scrittore che immancabilmente sopravvive ai suoi testi. Osserva e rimugina, costantemente, ma lo fa enunciando delle regole generali, cercando degli effetti comuni a delle cause che rimangono astratte e imprevedibili, non indaga le proprie sensazioni ma osserva lo svolgersi degli avvenimenti indipendente dalle nostre azioni. Marías ispeziona il nostro stare nel mondo, l’inadeguatezza con cui dobbiamo fare i conti ogni volta che sottoponiamo a giudizio le nostre azioni passate; un’inadeguatezza inevitabile, dovuta al vivere costantemente un tempo in cui la realtà rimane, in gran parte, in ombra.

Domani nella battaglia pensa a me, e cada la tua spada senza filo, dispera e muori.

Tanti Auguri a Me

Avendo compiuto un altro passo verso la saggezza, sento di dover condividere alcune cose importanti e utili che ho imparato:
– Fuori dalle istruzioni Ikea non c’è salvezza.
– Qualche volta, per provare un brivido, del piatto mangia prima la cosa che ti piace di più.
– Qualsiasi operazione debba intraprendere con una figlia in età prescolare (metterle le scarpe, attaccare una figurina, dirle ciao), considera almeno un’ora per entrare nel suo campo gravitazionale e un’altra per uscirne.
– Settori dove effettuare investimenti certamente fruttuosi: negozio cd, noleggio home video, produzione dizionari del cinema dalle 700 pagine in su.
– Mai fidasi delle serie tv lunghe più di 5 stagioni.
– Naturalmente, “Mai guidare un’auto quando sei morto”.

Grand Budapest Hotel (Wes Anderson 2014)

grand budapest hotel slowfilm recensioneSolo i lupi possono davvero affrontare questi tempi. Per uno Scorsese che ancora ha voglia di sperimentare e mettersi in gioco, Jarmusch e Wes Anderson si barricano nel loro cinema, spingendo su un’estetica e uno stile narrativo ampiamente consolidati, senza provare a sporcarli, spiazzarli, senza nessuna voglia di ingannare o quantomeno sorprendere lo spettatore. A questa breve e dolorosa lista andrebbe aggiunto anche Malick, che ultimamente ha firmato il suo peggior film. Non sono nomi a caso, ma quelli dei migliori autori in circolazione, o quantomeno quelli a cui sono più affezionato.

Si sarà percepito come Grand Budapest Hotel non mi abbia permesso di stracciami le vesti, per quanto ne avrei avuto una gran voglia. È un concentrato, un distillato, un denso agglomerato del Wes Anderson così come lo conosciamo; autore sempre più iconico, marchio dai connotati proverbiali persino in Italia.

Grand Budapest è simmetrico, cartoonistico, pantone, frontale, eccentrico, stiloso, stralunato, e anche la sua storia è un gioco d’incastri gradevole e raffinato. Incastri che richiedono una quantità di tasselli, personaggi e apparizioni, ognuno immediatamente definito da dettagli e atteggiamenti alla Anderson. Ok, non voglio lamentarmi del fatto che Wes Anderson sia wesandersoniano, il punto è che va a segno quando sotto queste coltri di personalità autoriale affiora il tono familiare (inteso soprattutto come capacità di portare anche lo spettatore all’interno della famiglia), e i suoi film appaiono come modi originali ed efficaci di rappresentare emozioni comuni, rese plausibili e nuovamente appetibili dall’ostentazione di una (falsa) ingenuità. L’abbraccio collettivo in Zissou, la corsa in soccorso dei bambini in Darjeeling, i modi assurdi in cui si declina l’affetto nei Tenebaum, il diritto alla ribellione di Moonrise Kingdom, sono elementi che danno un centro e un’anima al film.

In altri casi, e in Grand Budapest Hotel, si procede per esasperazione della forma, ritenendo che l’ulteriore grandezza della stessa, la sua capacità di sommergere ogni genere e ogni tecnica, possa di per sé portare elementi di novità. Ma La diluizione dell’umanità in personaggi che rimangono al servizio dell’intreccio, e del suo design, finisce per rendere sterile il racconto, e non voler commettere alcun errore può essere un grosso errore.

(3/5)

Due film privi dell’istinto di sopravvivenza: A Touch of Sin – Il tocco del peccato (Jia Zhang-Ke 2013), As I Lay Dying (James Franco 2013)

il tocco del peccato recensione anteprimaA Touch of Sin racconta quattro episodi di ordinaria follia cinese. Jia Zhang-Ke vinse il Leone d’Oro con Still Life, dove rallentate storie personali s’intrecciano con la devastazione portata dalla costruzione di un’enorme diga. Questo suo lavoro del 2013, ancora legato a doppio filo col racconto della Cina moderna, cambia però tono, inserisce numerose scene al sangue e un’amara linea ironica – o meglio sarcastica – che a volte ricorda Leone. Fra giustizieri col fucile, prostitute in divisa ed esplosioni d’ira, il ritratto del Paese è desolante, dominato da figure nel migliore dei casi detestabili, altrimenti possedute da un disprezzo per l’esistenza che si esprime con la noncuranza con cui si dispone della propria vita. Il film di Jia riesce a colpire e deprimere, ma dopo aver visto alcune centinaia di pellicole estremorientali viene da farsi un conto: quante offrono un’apprezzabile impatto estetico, colpendoci con le bellezze naturali o gli scempi industriali o una spietata lotta fra i due elementi? Quante rappresentano figure solitarie che covano silenziosamente il proprio dolore, perdute nel disinteresse generale, per degenerare in violenza distruttiva e/o autolesionista? La risposta è: quasi tutte.

as i lay dying recensione anteprimaAncora mi interrogavo sulle differenze culturali, sull’impatto devastante del capitalismo, sull’omologazione, lo sfruttamento e l’indifferenza, su quanto venga perso nella traduzione e sulla definizione e grandezza che dovrebbe avere lo schermo di un cinema per poter essere definito tale, che la sera mi ritrovo a vedere l’opera prima, da regista e sceneggiatore, di James Franco. Che esordisce con As i Lay Dying, un western marcato Faulkner desolante e deprimente. In una maniera simile al film di Jia, anche questo abitato da figure apatiche, che dimostrano scarsissima propensione alla salvaguardia della propria esistenza. Una famiglia del Mississippi, nucleo compatto di bifolchi squattrinati, perde la propria matriarca. La volontà di seppellirla in città porta tutti verso un viaggio che gli consentirà di esprimere il peggio di sé, come posseduti da una maledizione innescata dalla smisurata stupidità, cui si aggiunge lo spontaneo accanimento della sfiga. Anche qui figure allo sbando, sacrifici superflui e drammi svuotati di pathos. Franco costruisce un piccolo film, anche troppo piccolo per competere con quelli che sembrerebbero un paio di riferimenti contemporanei, The Proposition di Hillcoat e il Jesse James di Dominik. Ma riesce, specialmente nella prima parte, a creare un’atmosfera debitamente opprimente, e trova nell’ampio uso dello split screen una formula distintiva. La divisione in buona parte del film dello schermo in due metà può mostrare due punti di vista della stessa vicenda, anche minimamente discordanti, oppure due scene in parallelo, o riflettere lievi sfasamenti temporali e ripetizioni. A Touch of Sin è uno dei rari casi in cui un espediente tecnico tanto invadente risulta efficacemente espressivo, seppure non ancora irrinunciabile. Quello di Franco appare un esordio coraggioso, eppure, nonostante la drammaticità delle vicende, non sufficientemente viscerale, quanto meccanicamente autorale e dimostrativo.

A Touch of Sin: 3/5

As I Lay Dying: 3/5

I nuovi Film del Mese, La quinta Stagione e Bleeder

felpa-saluto-vulcanianoAggiornati i film del mese, con le migliori visioni di luglio. Arriva con un colpo di coda La Quinta Stagione di Brosens e Woodworth, che la casa si prende ancora la briga di consigliare caldamente.

Grave imbarazzo, invece, per il film del mese al cinema, che in mancanza di titoli degni viene rimpiazzato da un altro film casalingo, Bleeder. Buon film di Refn, il destino gli ha riservato quel ruolo affettivo che spetta alla chiusura di un ciclo. Con questo, infatti, si chiude la visione di tutti i film del danese. Le scarne o diluite osservazioni sull’intera filmografia sono facilmente rintracciabili cliccando su Refn.

Lunga vita e bla bla blà.

Top ten assoluta – I dieci film più belli di sempre. Una questione sentimentale.

I dieci film più importanti della mia vita cinefila (e dunque i dieci film più belli del mondo):
arancia-meccanica

  1. Arancia Meccanica (Stanley Kubrick 1971)
  2. I Compari (Robert Altman 1971)
  3. Stalker (Andrej Tarkovskij 1979)
  4. I Giorni del Cielo (Terrence Malick 1978)
  5. The Hole (Tsai Ming-liang 1998)
  6. Blade Runner (Ridley Scott 1982)
  7. Sans Soleil (Chris Marker 1983)
  8. Satantango (Bela Tarr 1993)
  9. Il Cielo Sopra Berlino (Wim Wenders 1987)
  10. Dead Man (Jim Jarmusch 1995)

Questo è un post aperto. La proposta è di aggiungere anche la vostra top 10, scrivendola nei commenti, su facebook, o in qualsiasi altro modo riusciate a contattarmi, e l’aggiungerò all’articolo.

Le regole:
– vanno indicati 10 film
– non si può indicare più di un film per lo stesso regista
– no segnalazioni completamente anonime

Top10 di Aladar

barry lyndonbarry lyndon
blow out
8 e 1/2
c’era una volta in america
la messa è finita
eternal sunshine
hana-bi
toro scatenato
gli spietati
rosemary’s baby

Top10 di Cenerestella
big chill

  1. Il grande freddo – Lawrence Kasdan
  2. Il cacciatore – Michael Cimino
  3. Brian di Nazareth – Terry Jones
  4. Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto – Lina Wertmuller
  5. In nome del Papa Re – Luigi Magni
  6. L’uomo che cadde sulla terra – Nicolas Roeg
  7. Blade Runner – Ridley Scott
  8. Irma la dolce – Billy Wilder
  9. Shining – Stanley Kubrick
  10. Antarctica – Koreyoshi Kurahara

Top10 di Lorenzo Giannotti
Blade-Runner
1. Blade Runner (Ridley Scott, 1982)
2. Metropolis (Fritz Lang, 1927)
3. Heat – la sfida (Michael Mann, 1995)
4. Big Fish (Tim Burton, 2003)
5. Nodo alla gola (Alfred Hitchcock, 1948)
6. Ritorno al futuro (Robert Zemeckis, 1985)
7. Le conseguenze dell’amore (Paolo Sorrentino, 2004)
8. Io e Annie (Woody Allen, 1977)
9. Drive (Nicolas Winding Refn, 2011)
10. Inception (Christopher Nolan, 2010)

Top10 di Michela (emme)
April A2 26
America oggi
Blade runner
Crimini e misfatti
Stand by me
Nausicaa nella valle del vento
Il treno per il Darjeeling
In the mood for love
Fino alla fine del mondo
Satantango
Bianca

Top10 di Mauro Stanga
vertigo– La donna che visse due volte (A. Hitchcock)
– Arancia meccanica (S. Kubrick)
– Mulholland Drive (D. Lynch)
– Viale del tramonto (B. Wilder)
– I giorni del cielo (T. Malick)
– Il circo (C. Chaplin)
– Voglio la testa di Garcia (S. Peckinpah)
– La donna del ritratto (F. Lang)
– Bastardi senza gloria (Q. Tarantino)
– Amarcord (F. Fellini)

Top10 di Noodles
una-volta-in-america
1. C’era una volta in America (Sergio Leone, 1984)
2. Apocalypse Now (Francis Ford Coppola, 1979)
3. Arancia Meccanica (Stanley Kubrick, 1971)
4. Io & Annie (Woody Allen, 1977)
5. La donna che visse due volte (Alfred Hitchcock, 1958)
6. Pulp Fiction (Quentin Tarantino, 1994)
7. Serpico (Sidney Lumet, 1973)
8. La signora della porta accanto (François Truffaut, 1981)
9. Taxi driver (Martin Scorsese, 1976)
10. I tre giorni del Condor (Sidney Pollack, 1975)

Top10 di Pekka
akiraAkira (1988)
Star Wars (1977)
L’estate di Kikujiro (1999)
Moon (2009)
Blade Runner (1982)
Scott Pilgrim Vs the World (2010)
Monty Python and the Holy Grail (1975)
L’aereo più pazzo del mondo (1980)
Io & Annie (1977)
Ecce bombo (1978)

Top10 di Luca Tanchis
cacciatore

  1. Il Cacciatore (1978) Cimino
  2. Il Padrino – Parte II (1974) Coppola
  3. Drowning by Numbers (1988) Greenaway
  4. Blade Runner (1982) Scott
  5. Mon oncle d’Amérique(1980) Resnais
  6. Fanny & Alexander (1982) Bergman
  7. Toro scatenato (1980) Scorsese
  8. 2046 (2004) Kar Wai
  9. Eyes Wide Shut (1999) Kubrick
  10. L’appartamento (1960) Wilder

Top10 di Marcello Eugeni
picnic hanging rock

  1. Picnic at Hanging Rock (Peter Weir)
  2. Crash [1996] ( David Cronenberg)
  3. 2001 odissea nello spazio (Stanley Kubrick)
  4. Fargo (Coen )
  5. Satantango (Bela Tarr)
  6. Once Upon a Time in America ( Sergio Leone)
  7. Taxi Driver (Martin Scorsese)
  8. Blade Runner (Ridley Scott)
  9. Apocalipse Now (Francis Ford Coppola)
  10. Chinatown (Roman Polanski)

Top10 di Roberto Angotzi
goodfellas
1- Quei Bravi Ragazzi, Scorsese(1990)
2- Scarface,Brian de Palma (1983)
3-Il Cacciatore, Cimino (1978)
4-Pulp Fiction,Tarantino (1994)
5-Giù la Testa, Sergio Leone (1971)
6-Arancia Meccanica, Kubrick (1971)
7-La Finestra Sul Cortile, Hitchcock (1954)
8-La Converazione , Coppla (1974)
9- I 3 Giorni del Condor, Pollack (1975)
10- La prima Notte di Quiete, Zurlini (1972)

Top10 di Giacomo Fabbrocino
Blade-Runner1) Blade Runner
2) La sottile Linea Rossa
3) Guerre Stellari
4) La Dolce Vita
5) Fanny & Alexander
6) Gli Spietati
7) La Maman et La Putain
8) I 400 Colpi
9) C’era Una Volta in America
10) Apocalypse Now.

Top10 di Affasf
seventh-seal-417
1. The Seventh Seal (Ingmar Bergman 1957)
2. Andrei Rublev (Andrei Tarkovsky 1966)
3. The Insect Woman (Shôhei Imamura 1963)
4. 8½ (Federico Fellini 1963)
5. Ikiru (Akira Kurosawa 1952)
6. La Notte (Michelangelo Antonioni 1961)
7. Hiroshima, Mon Amour (Alain Resnais 1959)
8. The Turin Horse (Bela Tarr 2011)
9. 4 (Ilya Khrzhanovskiy 2005)
10. Sans Soleil (Chris Marker 1983)

Top10 di Riccardo Aniki
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  1. The Killer
  2. Sonatine
  3. Furyo
  4. Heat
  5. Barry Lyndon
  6. The Funeral
  7. Ran
  8. Le Deuxième Souffle
  9. Il Deserto Rosso
  10. La Sottile Linea Rossa

Top10 di Vincenzo Johnny Paudice
una-volta-in-america1) C’era una volta in america
2) Barry lindon
3) Il Padrino II
4) mr nobody
5) Le Iene
6) Amarcord
7) Memento
8) Lola corre
9) Le conseguenze dell’amore
10) Little miss sunshine

Top10 di Enza
psycho

  1. Psyco – Alfred Hitchcock
  2. Le voyage dans la Lune – Georges Méliès
  3. Il settimo sigillo – Ingmar Bergman
  4. Due o tre cose che so di lei – Jean-Luc Godard
  5. The Turin Horse – Béla Tarr
  6. Tempi moderni – Charlie Chaplin
  7. Non si sevizia un paperino – Lucio Fulci
  8. Divorzio all’italiana – Pietro Germi
  9. Gatto nero, gatto bianco – Emir Kusturica
  10. La maschera del demonio – Mario Bava

Top10 di Matteo Dutto
goonies

  1. The Goonies (1985) – Richard Donner
  2. Tetsuo : The Iron Man (1989) – Shin’ya Tsukamoto
  3. Il buono, il brutto, il cattivo (1966) – Sergio Leone
  4. Videodrome (1983) – David Cronenberg
  5. Nosferatu, eine Symphonie des Grauens (1922) – F.W. Murnau
  6. Young Frankenstein (1974) – Mel Brooks
  7. Funny Games (1997) – Michael Haneke
  8. Le voyage dans la lune (1902) – George Melies
  9. Tekkonkinkreet (2007) – Michael Arias
  10. Samson and Delilah (2009) – Warwick Thornton

Top10 di Alfonso (Shaqino)
shining1-Shining (Stanley Kubrick, 1980)
2-Psycho (Alfred Hitchcock, 1960)
3-Il Padrino (Francis Ford Coppola, 1972)
4-Qualcuno volò sul nido del cuculo (Milos Forman, 1975)
5-Forrest Gump (Robert Zemeckis, 1994
6-Il cigno nero (Darren Aronofski, 2010)
7-Il cavaliere oscuro (Christopher Nolan, 2009)
8-Suspiria (Dario Argento, 1977)
9-Il signore degli anelli (Peter Jackson, 2001, 2002, 2003 (trilogia))
10-School of Rock (Richard Linklater, 2003)

Top10 di dr. otto bartz
arancia-meccanica1. arancia meccanica
2. stalker
3. monsieur verdoux
4. l’orgoglio degli amberson
5. l’appartamento
6. quei bravi ragazzi
7. vertigo
8. blade runner
9. sonatine
10. brazil

Top10 di Vitaliano Ranieri Esposito
padrino

  1. Il Padrino (Coppola)
  2. Arancia Meccanica (Kubrick)
  3. Toro Scatenato (Scorsese)
  4. La Dolce Vita (Fellini)
  5. Ran (Kurosawa)
  6. Psyco (Hitchcock)
  7. C’era Una Volta In America (Leone)
  8. Il Cacciatore (Cimino)
  9. Il Cavaliere Oscuro (Nolan)
  10. Le Iene (Tarantino)

Top10 di Sphera
shiningShining
Il cacciatore
Dead men
C’era una volta il West
Vertigo
Pulp fiction
Taxi driver
Amarcord
Qualcuno volò sul nido del cuculo
Ran

Top10 di Elisa
back-to-the-future-006

1) Ritorno al futuro
2) Aliens
3) Guerre Stellari
4) Clerks 2
5) Memphis Belle
6) Mulholland Drive
7) Rosemary’s baby
8) Goonies
9) Titus
10) The cube

Top10 di Mario Coppola
Bastardi-senza-gloria-di-Quentin-Tarantino-

  1. Bastardi Senza Gloria
  2. Three Of Life
  3. La Vita E’ Bella
  4. The Bourne Ultimatum
  5. Alien 3
  6. Blade Runner
  7. Midnight In Paris
  8. Terminator 2
  9. Indiana Jones E L’ultima Crociata
  10. Così Fan Tutte

Top10 di Lopo (in ordine di uscita)
aurora_murnauAurora (F. W. Murnau)
L’uomo con la macchina da presa (D. Vertov)
M il mostro di Düsseldorf (F. Lang)
La donna che visse due volte (A. Hitchcock)
L’eclisse (M. Antonioni)
2001: Odissea nello spazio (S. Kubrick)
Brazil (T. Gilliam)
Ritorno al futuro (R. Zemeckis)
Racconto d’autunno (E. Rohmer)
Il ladro di orchidee (S. Jonze)

Top10 di Delizia
padrino

  1. il padrino
  2. via col vento
  3. robin hood il principe dei ladri
  4. la bella addormentata nel bosco
  5. i love radio rock
  6. rebecca la prima moglie
  7. balla coi lupi
  8. la stangata
  9. un pesce di nome wanda
  10. Departures.

Top10 di Marina Peluso
metropolis

  1. Metropolis, F. Lang, 1927;
  2. Il Sorpasso, D. Risi, 1962;
  3. Amarcord, F. Fellini, 1973;
  4. Tre colori: Film Blue, Kieslowski, 1993;
  5. Strade Perdute, D. Lynch, 1997;
  6. Moulen Rouge, B. Luhrmann, 2001;
  7. Wall-E, A. Stanton, 2008;
  8. Melancholia, L. Von Trier, 2011;
  9. The Tree of Life, T. Malick, 2011;
  10. Drive, Refn, 2011.

Top10 di Pillole di Cinema
arancia-meccanica
1) Arancia meccanica (Stanley Kubrick)
2) Il buono il brutto e il cattivo (Sergio Leone)
3) Un sapore di Ruggine e ossa (Jacques Audiard)
4) The Raid (Gareth Evans)
5) Il cigno nero (Darren Aronofsky)
6) Old Boy (Park Chan Wook)
7) Toy Story 3 (Lee Unkrich)
8) Gran Torino (Clint Eastwood)
9) L’ultimo boy scout (Tony Scott)
10) Il castello errante di Howl (Hayao Miyazaki)

Top10 di Alessio Calabrese
otto e mezzo
1. Otto e mezzo
2. Persona (Bergman)
3. C’era una volta il West
4. Gli uccelli
5. Estate violenta (Zurlini)
6. Il dottor Stranamore
7. I quattrocento colpi
8. Gli spietati
9. Tre colori: Film Bianco
10. Mulholland Drive

Top10 di Biru Bory
thinredline-soldiers
1) La sottile linea rossa
2) Dolls
3) Pi greco
4) La ricotta
5) Il cavaliere oscuro
6) Ghost dog
7) La cosa
8) Star wars
9) Film blu
10) Toro scatenato

Top10 di Raflesia
empire strikes back
1) L’impero colpisce ancora – Irvin Kershner
2) La compagnia dell’Anello – Peter Jackson
3) I predatori dell’Arca Perduta – Steven Spielberg
4) The Blues Brothers – John Landis
5) Frankestein Junior – Mel Brooks
6) Ritorno al Futuro – Robert Zemeckis –
7) Blade Runner – Ridley Scott
8) Ghostbusters – Ivan Reitman
9) The Avengers – Joss Whedon
10) Grosso guaio a Chinatown – John Carpenter

Top10 di Fabrizio Casu
Clerks

1. Clerks (Kevin Smith, 1994)
2. L’Impero colpisce ancora (Irvin Kershner, 1980)
3. A qualcuno piace caldo (Billy WIlder, 1959)
4. Blade Runner (Ridley Scott, 1982)
5. Le Iene (Quentin Tarantino, 1992)
6. Victor/Victoria (Blake Edwars, 1982)
7. Indiana Jones e i predatori dell’Arca perduta (Steven Spielberg, 1981)
8. La scuola (Daniele Lucchetti, 1995)
9. I soliti ignoti (Mario Monicelli, 1958)
10. Invito a cena con delitto (Roberto Moore, 1976)

Top10 di Ale nastrorosa
aliens
Aliens.
Star Trek Primo contatto.
Blades of glory.
Orgoglio e pregiudizio 1940.
Viaggio al centro della terra 1959.
Scandalo al sole.
Caccia a ottobre rosso.
Come eravamo.
Il Signore degli anelli.
Il pianeta proibito.

Top10 di Laura Koan
arancia-meccanica

Arancia meccanica (Stanley Kubrick, 1971)
Come eravamo (Sidney Pollack, 1973)
Blade Runner (Ridley Scott, 1982)
America oggi (Robert Altman, 1993)
Lezioni di Piano (Jane Campion, 1993)
I racconti del cuscino (Peter Greenaway, 1995)
Tempesta di ghiaccio (Ang Lee, 1997)
Magnolia (Paul Thomas Anderson, 1999)
Ferro3 (Kim Ki-Duk, 2004)
Drive (Nicolas Winding Refn, 2011)

Top10 di Davide
non ci resta che piangere

1) Non ci resta che piangere (Roberto Benigni e Massimo Troisi, 1984)
2) Guerre Stellari
3) Ritorno al futuro
4) Indiana Jones e il Santo Graal
5) Rapsodia in Agosto (Akira Kurosawa, 1991)
6) Le notti di Cabiria (Federico Fellini, 1957)
7) Porco Rosso (Hayao Miyazaki, 1992)
8) Gli anni in tasca (François Truffaut, 1978)
9) Lolita (Stanley Kubrick, 1962)
10) Casablanca (Michael Curtiz, 1942)

Top10 di Federico Scolari
rocky horror

1) The rocky horror picture show (Jim Sharman, 1975, musical-commedia horror)
2) Una tomba per le lucciole (Isao Takahata, 1988, animazione-drammatico)
3) Schindler’s list (Steven Spielberg, 1993, drammatico-storico)
4) Lezioni di piano (Jane Campion, 1993, drammatico)
5) Ghost in the shell (Mamoru Oshii, 1995, animazione-fantascienza)
6) Schegge di paura (Gregory Hoblit, 1996, giallo-thriller-drammatico)
7) Snatch-lo strappo (Guy Ritchie, 2000, commedia-gangster)
8) Me and you and everyone we know (Miranda July, 2005, commedia)
9) Il labirinto del fauno (Guillermo del Toro, 2006, dark fantasy-drammatico-guerra)
10) Persepolis (Marjane Satrapi, 2007, animazione, biografico, drammatico)

Top10 di Ostelinus Superstar
arancia-meccanica

  1. Arancia Meccanica
  2. Totò Le Mokò
  3. Mediterraneo
  4. Le iene
  5. Clerks
  6. Jesus Christ Superstar
  7. I soliti ignoti
  8. Operazione San Gennaro
  9. Man on the moon
  10. The Blues Brothers

Top10 di Erika Gardumi
apocalypse-now

  1. Apocalypse Now
  2. La Sottile Linea Rossa
  3. Big Fish
  4. Moulin Rouge
  5. Rosemary’s baby
  6. Guerre Stellari
  7. Kill Bill #1
  8. Il Grande Lebowski
  9. Blade Runner
  10. Trainspotting

Top10 di Andrea Marino
mulholland-drive

  1. Mulholland Drive
  2. Blade Runner
  3. Totoro
  4. Arancia Meccanica
  5. Pulp Fiction
  6. The Blues Brothers
  7. Goodfellas
  8. Videodrome
  9. Grosso guaio a Chinatown
  10. Il Grande Lebowski

Top10 di Diana Gardumee
back-to-the-future-006

  1. Ritorno al Futuro
  2. La Vita è Bella
  3. Il Laureato
  4. Titanic
  5. Shining
  6. Indiana Jones III
  7. Donnie Darko
  8. The Truman Show
  9. Forrest Gump
  10. Grease

Top10 di Giulia Cristofori
shining

1) Shining (Stanley Kubrick)
2) Psycho (Alfred Hitchcock)
3) Colazione da Tiffany (Blake Edwards)
4) Harold e Maude (Hal Ashby)
5) Taxi Driver (Martin Scorsese)
6) The Rocky Horror Picture Show (Jim Sharman)
7) Edward Mani di Forbice (Tim Burton)
8 ) Dogville (Lars Von Trier)
9) Moulin Rouge (Baz Luhrmann)
10) Dolls (Takeshi Kitano)

Top10 di Iolanda
arancia-meccanica
1 – Arancia Meccanica – Stanley Kubrick, 1971
2 – C’era una Volta in America – Sergio Leone, 1984
3 – The Eternal Sunshine of the Spotless Mind (se mi lasci ti cancello) – Michel Gondry, 2004
4 – Labyrinth – Jim Henson, 1986 (visto l’ultima volta 25 anni fa…. :D )
5 – Kill Bill – Quentin Tarantino, 2003/2004
6 – Snake Eyes (Omicidio in diretta) – Brian De Palma , 1998
7 – Manhattan – Woody Allen, 1979
8 – Nine – Shane Acker, 2009
9 – Ricomincio da 3 – Massimo Troisi, 1981
10 – Spiderman – Sam Raimi, 2002

Top10 di Alessandra
ultimo tango1. Ultimo tango a Parigi (B. Bertolucci)
2. Amarcord (F. Fellini)
3. Le conseguenze dell’amore (P. Sorrentino)
4. Camera con vista (J. Ivory)
5. In the mood for love (Wong Kar-wai)
6. Dolls (T. Kitano)
7. Apocalypse Now (F. Ford Coppola)
8. Nuovo cinema paradiso (G. Tornatore)
9. Qualcuno volò sul nido del cuculo (M. Forman)
10. Una giornata particolare (E. Scola)

Top10 di Angela Bozzaotra
nosferatu
1) Nosferatu (Murnau)
2) Vampyr (dreyer)
3) Destino (Lang)
4) Solaris (Tarkovsky)
5) L’ora del lupo (Bergman)
6) L’avventura (Antonioni)
7) Ordet (Dreyer)
8) Tetsuo (Tsukamoto)
9)Psycho (Hitchcock)
10) Mean Streets (Scorsese)

Top10 di Albero S.
metropolis1) Metropolis – Lang
2) I duellanti -Scott
3) Solaris -Tarkovskj
4) L’appartamento – Wilder
5) Un dollaro d’onore – Hawks
6) Faust -Sokurov
7) I 400 colpi – Truffaut
8) i misteri del giradino di Compton House – Greenaway
9) Angeli perduti -Wong kar wai
10) Mean street – Scorsese

Top10 di Jeff
stalker1. Stalker
2. Fanny & Alexander
3. Professione: Reporter
4. La sottile linea rossa
5. Vertigo
6. Ultimo tango a Parigi
7. L’impero colpisce ancora
8. Arancia Meccanica
9. Manhattan
10. Il secondo tragico Fantozzi

Top10 di Iaia
samaritana

  1. La Samaritana
  2. Shining
  3. Mullholland Drive
  4. In the mood for love
  5. La Sposa Cadavere
  6. The Rocky Horror Picture Show
  7. Hana-Bi
  8. Psycho
  9. Totoro
  10. Rosemary’s Babe

Top10 di Rosario
padrino1)Il Padrino
2)Barry Lyndon
3)Heat-La Sfida
4)Shining
5)Il Mio Vicino Totoro
6)L’attimo Fuggente
7)Fanny E Alexander
8)Blade Runner
9)La Febbre Dell’oro
10)Principi E Principesse

Top10 di Sick
una-volta-in-america

  1. C’era una volta in America
  2. Ferro 3
  3. La città incantata
  4. Arancia Meccanica
  5. Marnie
  6. Le iene
  7. I Tenembaum
  8. Hana-Bi
  9. Una Storia vera
  10. Una Tomba per le lucciole

Top10 di Luca Deiana
vertigo
1) La donna che visse due volte ( Alfred Hitchcock 1958)
2) La corazzata Potëmkin (Sergej Ejzenštejn 1925)
3) A prova di errore (Sidney Lumet 1964)
4) Quarto potere (Orson Welles 1941)
5) La vita è meravigliosa (Frank Capra 1946)
6) Metropolis (Fritz Lang 1927)
7) Mulholland Dr (David Lynch 2001)
8) La cosa (John Carpenter 1982)
9) Shining (Stanley Kubrick 1980)
10) Vampyr – Il vampiro (Carl Theodor Dreyer 1932)

Top10 di Personal Trailer
2001_odissea_nello_spazio

1 – 2001: odissea nello spazio (Kubrik)
2 – Eraserhead (Lynch)
3 – Il cacciatore (Cimino)
4 – Videodrome (Cronenberg)
5 – Lo squalo (Spielberg)
6 – Stalker (Tarkovskji)
7 – Pulp fiction (Tarantino)
8 – Apocalypse now (Coppola)
9 – Blade runner (Scott)
10 -Taxi driver (Scorsese)

Top10 di Mezza Tazza
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  1. Il castello errante di Howl
  2. Papà ho trovato un amico
  3. Dredd la legge sono io
  4. Big Fish
  5. Lanterne rosse
  6. Travolti da un insolito destino
  7. Il buio oltre la siepe
  8. Nuovo Cinema Paradiso
  9. Operazione sottoveste – Il sottomarino rosa
  10. La casa degli spiriti

Top10 di Movie98
carlitos-way1) carlito’s way
2) al di là di tutti i limiti
3) nemico pubblico
4) kiss kiss bang bang
5)a distanza ravvicinata
6) scarface (1932)
7) blow
8) restoration
9) u turn-inversione di marcia
10) 21 grammi

Top10 di Pickpocket
sentieri selvaggi1) Sentieri Selvaggi (John Ford, 1956)
2) La donna che visse due volte (Alfred Hitchcock, 1958)
3) Arca Russa (Aleksandr Sokurov, 2002)
4) Fitzcarraldo (Werner Herzog, 1982)
5) Pat Garrett & Billy The Kid (Sam Peckinpah, 1973)
6) Play time (Jacques Tati, 1967)
7) Frank Costello faccia d’angelo (Jean-Pierre Melville, 1967)
8) I cancelli del cielo (Michael Cimino, 1980)
9) Velluto Blu (David Lynch, 1986)
10) Videodrome (David Cronenberg, 1983)

Top10 di Valentina Dazed Di Martino
The-Misfits

  1. Gli spostati (The Misfits) di John Huston (1961)
  2. Frankenstein Junior (Young Frankenstein) di Mel Brooks (1974)
  3. The Rocky Horror Picture Show di Jim Sherman (1975)
  4. Dogma di Kevin Smith (1999)
  5. Man on the Moon, regia di Miloš Forman (1999)
  6. Donnie Darko di Richard Kelly (2001)
  7. Secretary di Steven Shainberg (2002)
  8. Se mi lasci ti cancello di Michel Gondry (2004)
  9. Napoleon Dynamite di Jared Hess (2004)
  10. Vero come la finzione (Stranger Than Fiction),di Marc Forster (2006)

Top10 di Sara Diana
shindler1. Schindler’s List – Steven Spielberg
2. Carlito’s Way – Brian De Palma
3. Il diario di Anna Frank – George Stevens
4. Casinò – Martin Scorsese
5. Qualcuno volò sul nido del cuculo – Milos Forman
6. Il Profumo – Tom Tykwer
7. Shining – Stanley Kubrick
8. American Gangster – Ridley Scott
9. Moulin Rouge – Baz Luhrmann
10. Grindhouse – Quentin Tarantino e Robert Rodríguez

Top10 di Pier
goodfellas
1.Quei bravi ragazzi – Martin Scorsese
2.Bastardi senza gloria – Quentin Tarantino
3.Apocalypse Now – Francis Ford Coppola
4.Pulp Fiction – Quentin Tarantino
5.Qualcuno volò sul nido del cuculo – Milos Forman
6.Il buono, il brutto il cattivo – Sergio Leone
7.Full Metal Jacket – Stanley Kubrick
8.La vita è bella – Roberto Benigni
9. Le vite degli altri – Florian Henckel von Donnersmarck
10.Inthouchables (Quasi Amici) – Olivier Nakache

Top10 di Elis
dersu uzala

  1. dersu uzala
  2. gli amici di eddie coyle
  3. blow-up
  4. il gattopardo
  5. fronte del porto
  6. nick mano fredda
  7. lawrence d’arabia
  8. il deserto dei tartari
  9. notte sulla città
  10. è simpatico ma gli romperei il muso

Top10 di Franco
2001_odissea_nello_spazio1. 2001 ODISSEA NELLO SPAZIO di Stanley Kubrick
2. CASANOVA di Federico Fellini
3. LA SOTTILE LINEA ROSSA di Terrence Malick
4. BLADE RUNNER di Ridley Scott
5. GLI UCCELLI di Alfred Hitchcock
6. FAUST di Aleksander Sokurov
7. APOCALIPSE NOW di Francis Ford Coppola
8. IL GABINETTO DEL DOTTOR CALIGARI di Robert Wiene
9. ZELIG di Woody Allen
10. COSMOPOLIS di David Cronenberg

Top10 di Gennaro
arancia-meccanica1) Arancia meccanica
2) Hollywood party
3) La conversazione
4) Faust
5) I vitelloni
6) La rabbia giovane
7) L’infernale Quinlan
8) Mullholland drive
9) Aguirre il furore di Dio
10) Taxi Driver

Top10 di Leandro 
la haine1) L’odio
2) ghost dog
3) arancia meccanica
4) la città incantata
5) la grande guerra
6) i sette samurai
7) in the mood for love
8) la casa dalle finestre che ridono
9) paura e delirio a las vegas
10) tempi moderni

Top10 di JeyCiAmelie1. Il fantastico mondo di Ameliè
2. Full Metal Jacket
3. Profumo
4. Pearl Harbor
5. Il castello errante di Howl
6. Il signore degli anelli
7. i segreti di Brokeback Mountain
8. Shining
9. Donnie Darko
10. Vi presento Joe Black

Top10 di Punkwithgun
heimat

  1. Die zweite Heimat (E. Reitz)
  2. Taxi Driver (M. Scorsese)
  3. Accattone (PPP)
  4. Fino all’ultimo respiro (J.L. Godard)
  5. Hong-kong Express (KW Wong)
  6. Pane e fiore (M. Makhmahlbaf)
  7. Il sapore del riso al Thè verde (Y. Ozu)
  8. I giorni del cielo (T. Malick)
  9. Fargo (J./E. Coen)
  10. Viaggio in Italia (R. Rossellini)

Top10 di Alfo
deadman

  1. Dead man
  2. Apocalypse now
  3. Mulholland Drive
  4. Gli amori folli
  5. Fargo
  6. Hong-Kong Express
  7. Quarto potere
  8. Another time, another place
  9. America oggi
  10. Ricomincio da tre

Top10 di Marcello
Blade-Runner

  1. Blade Runner (final cut)
  2. The Master
  3. Dog Day Afternoon
  4. Pulp fiction
  5. City Light
  6. La dolce vita
  7. Der Himmel über Berlin
  8. The Godfather
  9. Inception
  10. Il sorpasso

Top10 di Valeriotta
StarWarsIV

  1. Star Wars
  2. The Goonies
  3. The Rocky Horror Picture Show
  4. Romeo + Juliet
  5. Shining
  6. Seven
  7. Schlinder’s List
  8. Invito a cena con delitto
  9. Alien
  10. Trainspotting

Top10 di Davide
bronx1 BRONX
2 CARLITO’S WAY
3 IL PADRINO
4 BEAUTIFUL MIND
5 SEVEN
6 MEMENTO
7 L AVVOCATO DEL DIAVOLO
8 NON è MAI TROPPO TARDI
9 DONNIE BRASCO
10 THE DEPARTED

Top10 di Giulia
400 colpi
1) I 400 colpi (Truffaut 1959)
2) Arancia meccanica (Kubrick 1971)
3) Via col vento (Fleming 1939)
4) Forrest Gump (Zemeckis 1994)
5)Trainspotting (Boyle 1996)
6) Quarto potere (Welles 1941)
7) C’era una volta in America (Leone 1984)
8) Il Padrino (Coppola 1972)
9) Il nastro bianco (Haneke 2009)
10) Il posto delle fragole (Bergman 1957)

Top10 di Graziano
padrino
1) Il Padrino
2) Il Cacciatore
3) Heat- la sfida
4) Cape Fear – il promontorio della paura
5) Bravehearth
6) Scent of woman
7) Men of honor
8) Scarface
9) Ghost
10) Troy

Top10 di Pocho
taxi-driver
1) Taxi driver
2) Carlito’s way
3) The jackal
4) The fun – il mito
5) La giusta causa
6) Revenge
7) Schegge di paura
8) Abuso di potere
9) Angeli e Demoni

Top10 di Simona Snooke Pernice
Eternal-Sunshine-of-the-Spotless-Mind

  1. Eternal sunshine of the spotless mind
  2. Donnie Darko
  3. Ragazze Interrotte
  4. Trainspotting
  5. Pulp Fiction
  6. I ragazzi dello zoo di Berlino
  7. Beetlejuice
  8. Le pagine della nostra vita
  9. Marie Antoinette
  10. The dreamers

Top10 di Nicolas Simonetti
stalker
1) Stalker – Andrej Tarkovskij
2) Il diario di un curato di campagna – Robert Bresson
3) Il cavallo di Torino – Bèla Tarr
4) I racconti della luna pallida d’Agosto – Kenji Mizoguchi
4) Vivere – Akira Kurosawa
5) La donna di sabbia – Hiroshi Teshigahara
6) La terra – Alezander Dovzhenko
7) Tempi moderni – Charlie Chaplin
8) Il posto delle fragole – Ingmar Bergman
9) Aurora – Friedrich Wilhelm Murnau
10) La dolce vita – Federico Fellini

Top10 di Gianpaolo
gladiatore

  1. IL GLADIATORE
  2. RITORNO AL FUTURO
  3. C’ERA UNA VOLTA IN AMERICA
  4. IL SIGNORE DEGLI ANELLI
  5. MATRIX
  6. PEARL HARBOR
  7. IL SAPORE DELLA VITTORIA
  8. QUEI BRAVI RAGAZZI
  9. SCARFACE

Top10 di Enzo
braveheart

  1. BRAVEHEART
  2. A BEAUTIFUL MIND
  3. GREASE
  4. CHRISTIANE F.
  5. Eternal Sunshine of the Spotless Mind
  6. LA VITA E’ BELLA
  7. THE BLUES BROTHERS
  8. La vita è meravigliosa
  9. Una storia vera
  10. AMERICAN BEAUTY

Top10 di Luca
one-flew-over-the-cuckoos-nest1) qualcuno volò sul nido del cuculo (Miloš Forman)
2) Arancia meccanica (Stanley kubrick)
3) profondo rosso (Dario Argento)
4) ladri di biciclette (Vittorio De Sica)
5) un uomo da marciapiede (Jhon Schlesinger)
6) racconti ravvicinati del trerzo tipo (Steven Spielberg)
7) taxi driver (Martin Scorsese)
8) Picnic a Hanging Rock (Peter Weir)
9) Non aprire quella porta (Tobe hooper)
10) accattone (Pier Paolo Pasolini)

Top10 di Carlos
blues brothers1 The Blues brothers
2 Quien sabe?
3 Star wars
4 2001 odissea nello spazio
5 The Artist
6 Il secondo tragico fantozzi
7 Le ali della libertà
8 Django Unchained
9 Blade runner
10 Goonies

Top10 di Sdepy
American Beauty1) American Beauty
2) Into The Wild
3) Non è un paese per vecchi
4) L’attimo fuggente
5) Il cielo sopra Berlino
6) The Hours
7) Magnolia
8) Mulholland Drive
9) Se mi lasci ti cancello
10) Le vite degli altri

Top10 di Giorgio
cacciatoreIl cacciatore
C’era una volta il west
Ben Hur
Novecento
Taxi Driver
Qualcuno volò sul nido del cuculo
Amarcord
Il Padrino
Il grande gatsby
Hair

Top10 di Colombre
dolce-vitaLa Dolce Vita – Federico Fellini (1960)
Psycho – Alfred Hitchcock (1960)
Bagdad Café – Percy Adlon (1987)
Chi Ha Incastrato Roger Rabbit – Robert Zemeckis (1988)
Le Relazioni Pericolose – Stephen Frears (1988)
Thelma e Louise – Ridley Scott (1991)
Priscilla la Regina del Deserto – Stephen Elliott (1994)
Il Favoloso Mondo di Amélie – Jean-Pierre Jeunet (2001)
Parla Con Lei – Pedro Almodovar (2002)
Goodbye Lenin – Wolfgang Becker (2003)

Top10 di Mak94
into-the-wild1) into the wild
2) fight club
3)donnie darko
4)arancia meccanica
5)blade runner
6)star wars
7) shutter island
8) bastardi senza gloria
9) v per vendetta
10)snatch

The Master (Paul Thomas Anderson 2012)

the masterPaul Thomas Anderson è un autore in crescita. Come si conviene, essendo solo del 1970. Il Petroliere è uno dei film migliori degli ultimi anni: potente, politico ed epico. The Master ha un impatto meno immediato, una forza più nascosta, ma è ancora più maturo, radicale, e la firma di Anderson anche sulla raffinata sceneggiatura originale contribuisce a definire il film come opera completa, espressione compiuta.

Uno Joaquin Phoenix essiccato dal sale, dimesso e sbilenco è Freddie Quell. In marina durante la Seconda Guerra Mondiale, ne esce piegato dal peso di violente nevrosi, da ossessioni sessuali, e da una dipendenza per l’alcool perfezionata dalla ricerca di misture improbabili, arricchite da solventi e altre sostanze chimiche variamente velenose. Freddie incontra Lancaster Dodd, l’infallibile Philip Seymour Hoffman. Dodd è a capo della setta The Cause, che nel suo metodo introspettivo mescola ipnosi, reincarnazione, fantascienza e manipolazione. È evidente e dichiarata l’ispirazione a Ron Hubbard, controverso fondatore di Scientology, ma Anderson non sembra mai seguire davvero la pista dell’analisi sociale o della denuncia.

The Master è un film fortemente narrativo, che racconta e definisce costantemente i suoi personaggi. Il rapporto fra Dodd e Quell viene creato senza strizzare l’occhio allo spettatore, senza offrire scorciatoie, in un’opera che si presta a numerose letture, ma la più esteriore e immediata – appunto quella che mostra due vite, due personalità – è anche la più originale e complessa.

Attraverso quadri ravvicinati – il volto paonazzo, gli abiti cascanti -, dettagli in secondo piano, spazi significativi – soffocanti cabine di navi, distese desertiche che non offrono punti di riferimento – si delinea l’attrazione fra personalità opposte, ugualmente alla deriva, alla ricerca di obiettivi da perseguire. Uno animalesco, Quell, sintesi di tratti violenti e ingenui, assieme candido, istintivo e feroce, in attesa di una guida – del maestro. L’altro, Dodd, creatore di una disciplina che ricerca la conoscenza e l’assoluzione razionale di sé attraverso l’imposizione di una sincerità artefatta. Ognuno realizza istintivamente le aspirazioni dell’altro, che trova nell’amico – di una storia di amicizia si tratta, per quanto sui generis – una rappresentazione umanamente distorta di quanto ammira e crede possa servigli da cura.

(4,5/5)