Game of Thrones, episodio 2 stagione 8, l’astuzia narrativa

game-of-thrones-season-8

Della seconda puntata di questa ottava e ultima stagione di Game of Thrones, ho molto apprezzato questa tecnica raffinatissima per far sfilare via i confronti importanti, in modo da lasciar dialogare i personaggi, ma senza che si arrivi a niente. Sansa a Daenerys: Allora che ne sarà del Nord? Le mani si staccano, tensione, arriva un tizio REGINA è PRONTO DA MANGIARE SI FREDDA. Daenerys e Snow: Allora sei l’erede maschio al trono? Come possiamo affrontare questa notizia inatteREGINA I DRAGHI HANNO CACATO PER STRADA.

Game of Thrones, una storia di zombie e araldica

got languore

Con spoiler sul primo episodio dell’ottava stagione. Perché la cosa è passata un po’ in sordina, ma è ricominciato.

Primo spoiler: la prima puntata dell’ottava stagione di Game of Thrones dura cinquanta minuti. Ne passano 25 e pensi che succederà tutto nella seconda parte. Non succede neanche nella seconda parte.

Secondo spoiler: nella prima puntata dell’ottava stagione tutti i protagonisti si incontrano, si salutano fra loro e scoprono o si avvicinano a scoprire cose di cui lo spettatore è a conoscenza da millenni.

Terzo spoiler: incredibile come il fenomeno pop televisivo culturale del decennio abbia la scena più brutta che si ricordi, almeno dai tempi del lassismo trash degli anni ’80. Parlo naturalmente della svolazzata posticcia su dorso di drago, esteticamente improbabile, fisicamente impossibile e concettualmente riprovevole. Culminante su un incrocio di sguardi languidi con cascata sullo sfondo, insomma l’avete vista, avete presente l’intensità.

Alcuni attori di Game of Thrones. John S(k)now – la esse è privativa – ormai dovrebbe sapere le cose, ma ha sempre l’aria di quello che non le capisce. La regina dei draghi, madre degli eunuchi, protettrice del trucco e parrucco, semplicemente non ha un grande interesse per la recitazione. Mentre Cersei se togli la musica drammatica e i chiaroscuri medievali e ti concentri sul suo volto è una continua rassegna di espressioni ambigue in stile Occhi del Cuore. Molto italiana.

Quarto spoiler: anche qui, come succede ogni tanto e prevalentemente senza utilità, spunta fuori il figlio del re ammazzato dal cinghiale, quello che fa il fabbro. Sono quasi sicuro che nella frenesia abbiano ucciso, in questi anni, tutti quelli che potevano sapere chi è in realtà. “Merda, Ditocorto (vado a caso, Ditocorto comunque era uno che ne sapeva a pacchi) pure l’abbiamo ammazzato, non c’è più nessuno che sappia chi è questo tizio”. Un personaggio tirato dietro dalla prima stagione, senza uno straccio di documento d’identità.

Questa stagione finale di GoT sarà un preciso alternarsi di scene di zombie con scene di ricerche genealogiche e studi di araldica, necessari per stilare una classifica delle teste coronabili. I momenti migliori quando le linee si incontreranno, studi di araldica condotti da zombie, che strizzano gli occhi, curvi, su tomi polverosi. Spoiler: questa parte prenderà per intero le ultime tre puntate.

Hilda e Over the Garden Wall, due serie per bambini sono fra le cose migliori che possa incrociare un adulto

hilda locandinaPuò arrivare un momento dell’esistenza, prevalentemente connesso al fatto di avere avuto una figlia o un figlio, in cui l’espressione “per grandi e piccini”, per quanto standardizzata e logora, assume un significato di una certa rilevanza. E può accadere che le visioni più originali e soddisfacenti vengano da produzioni per grandi e piccini. È il caso di due serie, da trovare agevolmente su Netflix.

La prima è la recente Hilda (Luke Pearson 2018), serie tv anglo canadese basata sulla graphic novel di Luke Pearson, trentuno anni e già tante cose belle all’attivo. La prima stagione conta 13 episodi da 20 minuti, e una volta cominciata diventerà la visione principale, per quella manciata di giorni utile a lasciarvi poi con la nostalgia. Hilda racconta le avventure di un gruppo di bambragazzini (età stimabile attorno ai nove anni), ambientate in un mondo dove la realtà e la quotidianità sono ravvivate da consistenti elementi fantastici. Hilda è una sorta di incontro fra i Peanuts e Miyazaki. Dal primo prende la leggerezza del tratto, la poetica del rapporto fra bambini, che consente di affrontare diversi temi con fantasiosa semplicità, l’intuizione di non prendere mai niente troppo sul serio. Dal secondo si prende il gusto per un fantastico mai banale, sfaccettato, la presenza dello stesso nella natura e nelle contraddizioni umane, e un gusto per l’avventura più vicino alla scoperta che all’azione. Oltre alle suggestioni animiste giapponesi, Hilda incrocia diversi miti nordeuropei e una quantità di citazioni cinematografiche, alterna e mescola le scene fra la cittadina di Trollberg e boschi incantati, e sviluppa tredici piccoli racconti autonomi parallelamente a una linea che sviluppa i rapporti fra personaggi, e spesso si arricchisce di nuovi. Dal racconto romantico del Gigante delle Montagne, alla comica maniacalità di elfi innamorati della burocrazia, al cinismo accorato dello splendido Uomo di Legno, Hilda è una visione leggera, eppure piacevolmente intensa. Utilissima per visioni trasversalmente appetibili, ma assolutamente consigliata anche in mancanza di un giovane alibi.

over the garden wall locandinaLa seconda serie, Over the Garden Wall (Patrick McHale 2014), è sostanzialmente un ottimo film animato diviso in 10 puntate da 10 minuti. Produzione americana, riportata da noi con la voce di Sio che, dopo un po’ di spiazzamento per le doti non proprio da doppiatore canonico, risulta anche simpatica e caratterizzante. Over the Garden Wall è un’esperienza pienamente lisergica; un tratto che da sempre rende felici grandi e piccoli, spesso presente nelle opere dedicate a questi ultimi, assieme a un certo gusto per il macabro e la tensione. Le storie per bambini generalmente sono cose da adulti. Anche in Garden Wall l’influenza di Miyazaki è grande, e qui ancora più esplicita nel ricalcare le figure delle streghe dalla testa enorme, sempre in equilibrio tra sopraffazione e accudimento materno. Ma in poco più di un’ora e mezza sono decine le situazioni stranianti e centinaia le idee che rendono questa serie veramente intensa e singolare. L’altro riferimento, che si rispecchia nel tratto netto e solo apparentemente elementare, viene dalle Silly Symphonies e dagli albori dell’animazione che, negli anni ’30, creavano atmosfere ricche di inquietudine e stranezze, scheletrini, esseri bizzarri e cambi repentini nella narrazione. Over the Garden Wall è qualcosa di densissimo, irresistibile e un po’ ambiguo, come la melassa della grande hit “Con Patate e Melassa“, che Bianca ha continuato a cantare, con testo rigorosamente improvvisato, per le settimane a successive.

Hilda: 4,5/5

Over the Garden Wall: 4,5/5

Il Gigante Sepolto (Kazuo Ishiguro 2015)

il gigante sepolto kazuo ishiguro slowfilm recensioneDopo la lettura non sempre serrata del pur bellissimo La Versione di Barney, l’ultimo libro del fresco Nobel Kazuo Ishiguro è stato, come recita la quarta di copertina, un’esperienza di travolgente leggibilità. Il Gigante Sepolto ci porta in un’Inghilterra medievale, sprofondata, dopo il regno di Artù, in una sorta di apatica involuzione. Una nebbia ottunde le menti delle persone, confonde il loro passato e porta a cancellare anche i ricordi più recenti. Ciò nonostante gli anziani Axl e Beatrice, coppia protagonista del libro, vivono in un raro tempo di pace, fra il popolo dei Sassoni e quello dei Britanni, che spesso si sono contesi le terre e hanno lottato per cancellare la cultura dell’altro.

Ishiguro descrive con eleganza ed efficacia un mondo e un tempo dove può trovare posto anche il fantastico, ma che è soprattutto il racconto del viaggio di Axl e Beatrice, punteggiato da incontri diversi e significativamente simbolici e dall’immersione nei boschi e nei piccoli villaggi. Tutto sembra sospeso e quasi irreale, eppure estremamente concreto, reso fisico e tangibile da abili descrizioni e dai pensieri – la paura di dimenticare, la paura di ricordare – che ogni evento porta nella coppia e nei personaggi che l’accompagnano. Axl e Beatrice sperano che il passato possa legittimare il loro presente, e si ritrovano spesso a dover confrontare il valore della verità con quello dell’inganno.

Ishiguro scrive il suo libro utilizzando un linguaggio arcaico ma non greve, richiama costruzioni ricche di artifici retorici e ripetizioni, riuscendo attraverso queste a dare concretezza a un mondo antico che parla di temi eterni e condivisi. Accanto al racconto astratto, dagli echi shakespeariani che portano a bellissimi picchi di scrittura, costruisce un mondo fisico e tangibile, fatto di terra e sangue, di odori e umori, di uomini che vivono rintanati nei loro villaggi, di folle ottuse e violente, ricordando gli Strugackij di È Difficile Essere un Dio. Ishiguro abbraccia diversi temi, su tutti quello della vecchiaia, al tempo stesso condizione individuale e universale, porta la stanchezza in scene rallentate che trovano nell’andamento della pagina il torpore indotto dalla nebbia, offusca la vista e quindi colpisce con dettagli di lancinante chiarezza. Riesce ancora a creare dubbi sulla memoria e il suo ruolo nella Storia, sulla capacità di inventarsi e raccontarsi per formare sé stessi, sull’oblio come modo per perdonarsi.

(4,5/5)