Star Wars: Gli ultimi Jedi (Rian Johnson 2017) L’abbraccio mortale del franchising

star-wars-gli-ultimi-jedi slowfilm recensioneProverò a farla breve, perché non ha molto senso dilungarsi sui vari motivi, sentimentali ed estetici, per cui Star Wars: Episodio VIII: Gli ultimi Jedi segna la fine della giovinezza e l’ingresso nel franchising. Premessa sull’autore: da Brick, a Brothers Bloom, a Looper, era chiaro come Rian Johnson praticasse un cinema mimetico, ricalcando diversi generi e autori anche con discreta capacità, ma senza lasciare intravedere una cifra personale. Qui le cose non migliorano. Johnson tratta Star Wars come se la saga fosse un genere in sé, ne insegue i canoni e contemporaneamente sente l’esigenza postmoderna di provare a stravolgerli. Ma l’idea, tutt’altro che insensata, viene eseguita inserendo nel mondo di Guerre Stellari elementi estranei, senza provare ad adattarli, con la conseguenza principale di portare tutto nella banalità del linguaggio comune al cinema mainstram.

Dopo il remake / reboot per le nuove generazioni di Il Risveglio della Forza, Gli Ultimi Jedi ha il compito di adeguare definitivamente la struttura alla lunga serialità, con il moltiplicarsi dei personaggi e delle storie e la minimizzazione in entrambi del respiro epico, il proliferare di episodi aperti anche all’interno del singolo film, l’idea che ogni titolo possa avere un’impostazione differente, essendo una variazione sul tema dei gusti del pubblico. Insomma l’adesione al modello Marvel. Con Episodio VIII si estingue la vecchia generazione di eroi, e si fa davvero poco per dare interesse ai nuovi, anche in funzione di un ricambio che sappiamo sarà metodico, da una trilogia all’altra, da uno spin-off all’altro, fino alla fine dei tempi.

Nell’epica, la semplicità ha una sua importanza. Devono essere chiari i ruoli degli attanti e chiare quanto ambiziose le loro missioni, che devono rispecchiare qualcosa che non solo è scritta nel destino, ma è stata incisa in poche parole e a caratteri grossi. Difficile pensare che da qualche parte, nel destino, fosse scritto che dovessimo interessarci a un’astronave ferma nello spazio senza benzina. Eppure per una metà del film il centro è quello, mentre si porta all’interno della saga un racconto laterale, sulla linea di Rogue One, e  lo si porta in un mondo alla Grande Gatsby, mentre Finn e una tizia mai vista vanno alla ricerca di un tizio mai visto.

Anche nell’estetica, la semplicità ha la sua importanza. Qui probabilmente c’entra l’anagrafe, ma sono anche propenso a credere che il modo di trattare l’azione, nel passaggio dall’analogico al digitale, abbia subìto un decadimento oggettivo. Quando alle cose devi prenderti la briga di dare una sostanza concreta, è probabile che nella scena abbiano un loro spazio e una loro funzione. Da Star Wars alle varie vicende supereroiche, a tutte le scene numeriche concitate che mi scivolano addosso, l’unica preoccupazione sembra essere quella di riempire il quadro in ogni suo centimetro, portando lo sguardo in percorsi implausibili per una macchina da presa, e di fatto cancellando la presenza dello spettatore. Non dico che tutto questo non possa funzionare, ma sono abbastanza dell’idea che si tratti, per la narrazione e le sue modalità di visualizzazione, di un impoverimento effettivo e di una generale perdita di necessità e identità.

In conclusione, due rivendicazioni. La prima per Blade Runner 2049, che deve la sua riuscita alle cose per cui è stato spesso criticato, ovvero per il suo incarnare un film soprattutto d’osservazione, che gestisce i tempi senza essere ossessionato dall’essere costantemente funzionale allo spettacolo e a una trama che, purtroppo, si avvierà anche quella all’anonima serialità (se davvero avrà un seguito). La seconda per la trilogia di George Lucas che, pur con tutti i suoi errori,  nasceva ancora da passioni e idee.

Non l’ho fatta brevissima, ma avrebbe potuto andare peggio.

(2,5/5)

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Star Wars – Guerre Stellari IV, V, VI, I, II, III, VII. Visioni con Bianca

StarWarsEpisodeIVANewHopeHo rivisto, spinto dallo spirito del tempo e del merchandising, la saga disponibile di Star Wars, proponendone la visione a Bianca – classe 2012. Dato l’entusiasmo e la partecipazione con cui l’esperienza è stata accolta, una delle prime cose che mi viene da appuntare è come, al momento dell’uscita del Ritorno dello Jedi, a sei anni, io fossi piuttosto intimorito anche dai soli trailer, dove vedevo una sorta di yeti (e il nome del film non faceva altro che continuare a depistarmi) urlare versi incomprensibili e minacciosi. Vidi Star Wars solo un paio di anni dopo, mentre Bianca ha da subito concesso la sua fiducia e la sua amicizia a quell’essere, presto soprannominato Ciubi.

Non sapendo se saremmo andati avanti, ho preferito iniziare con la trilogia originale. E gli episodi IV, V e VI, bisogna ribadirlo, pur basandosi su un’estetica e degli effetti molto più “ingenui” dello standard cui i bimbi di oggi sono abituati (e forse proprio per questo), sono quelli che con più facilità si innestano nell’immaginario, fornendo personaggi dalla caratterizzazione lineare, ma affascinante e definita. La prima trilogia, inoltre, offre una narrazione per macroblocchi semplici e compiuti, dove ogni scena ha una precisa finalità narrativa o spettacolare. Davvero poco viene lasciato alle chiacchiere o ai dettagli di sceneggiatura, mentre personaggi fiabescamente buoni buoni o cattivi cattivi intrecciano rapporti e conflitti in maniera esplicita e lineare. Una lunga favola piena di pupazzi buffi e a volte piuttosto brutti, e dei cattivi minacciosi e anche paurosi, che però ci rassicura sapere essere votati alla più completa sconfitta.

Guerre Stellari – Una nuova Speranza (1977), è un film anche più artigianale di quanto ricordassi, spesso ambientato in interni e con un numero piuttosto ristretto di attori realmente presenti, anche quando se ne sarebbero evidentemente voluti di più. Proprio star-wars-empire-strikes-back-postergrazie a questa sua elementarità, il film riesce a rendere facilmente accessibile un mondo avventuroso e fantastico, che ha la fortuna di ospitare alcune invenzioni spettacolari, come delle spade laser (con cui, devo dire, si fanno dei duelli quasi imbarazzanti per qualità schermistica), e una quantità di esseri bizzarri che si sforzano di vivere una quotidianità conosciuta e quasi banale, spendendo il loro tempo nei locali con musica dal vivo. L’Impero Colpisce Ancora (1980), pur essendo l’episodio di mezzo, si conferma il film cinematograficamente più valido e compiuto. Inoltre ha anche la peculiarità di essere l’unico in cui non esplode una Morte Nera, da quando nella galassia lontana lontana s’è cominciato a costruirne. Il pianeta Hoth, con tutto il suo ghiaccio, offre meraviglie: enormi macchine da guerra, adorabili Tauntaun che dentro puzzano come fogne, uno yeti; da sempre una delle mie parti preferite. Poi Dart Fener dà spessore al tutto e compare finalmente Yoda: l’unico Return_of_the_jedi_oldessere della galassia che possa competere in fascino con uno Wookiee o una principessa, per una bambina di quasi quattro anni, è Yoda. Il Ritorno dello Jedi (1983), non è mai stato al livello del precedente, ma una conclusione tutto sommato degna. Jabba – interpretato da un Marlon Brando senza un filo di trucco – è un mafioso di tutto rispetto, la sua scena madre mi terrorizzava. Complici anche gli alleggerimenti digitali e posticci, oltre al fatto che le ho anticipato tutti i momenti più “duri”, Bianca l’ha invece gestita senza grandi problemi. Certo gli Ewoks non consentono una chiusura in grandissimo stile, e le dinamiche su Endor sono decisamente rozze, ma lo scontro diretto tra Luke e Fener è davvero epico, e proprio non vedevamo l’ora che si togliesse quella maschera. In fondo sei buono, lo sappiamo, lo abbiamo sempre saputo.

Alla fine della prima trilogia sono seguiti alcuni giorni di consolidamento, con messe in scena da parte di pupazzetti – Star-Wars-Poster-1sceneggiate da Bianca – che solitamente finivano con passeggiate padre figlio sul lato chiaro della forza, possibilmente con una puntata dal gelataio. Visto che lei, rendendomi ovviamente orgoglioso, continuava a chiedere a bimbi grandi e bimbi piccoli se avessero visto Guerre Stellari e conoscessero Ciubi, ho ritenuto di concederci anche la visione della seconda trilogia, che fra l’altro anche a me mancava dai tempi dell’uscita in sala.

La seconda trilogia è in realtà un affare più complicato di quanto ci piaccia credere. È una cosa in buona parte molto differente dalla prima (e in questo Lucas ha assolutamente ragione: lui, a fare qualcosa di diverso, almeno ci ha provato), che conserva alcuni aspetti d’autenticità analogica e si regge, nel complesso, su un digitale niente affatto male, per i tempi e in assoluto. Andiamo per ordine. La Minaccia Fantasma (1999), ha tantissimi problemi. È anche sorprendete come si cominci a parlare seriamente di burocrazia e intrighi di potere, quando fino a quel momento si è trattato di un fantasy cappa e spada totalmente incentrato sulle semplici storie dei sw_2_aotc-2040.0protagonisti. Nonostante questo, l’Episodio I è anche quello più schiettamente a misura di bambino, visivamente giocattoloso e innocuo, ma sì, Jar Jar rimane un’insalvabile macchietta irritante. C’è una corsa di bighe non da buttare, qualche paesaggio fantastico valido, e si comincia a capire che davvero Lucas aveva iniziato dall’Episodio VI perché non aveva i mezzi per costruire quello che voleva davvero. La conferma arriva con L’attacco dei Cloni (2002): quel che interessa l’autore è prima di tutto creare mondi, e deve aver sofferto, fino ad ora, a crearne di semivuoti, perché gran parte nell’impegno sta nel mostrare folle, città, raffigurare metropoli viventi e non avamposti sperduti in pianeti semideserti. Lucas si può permettere finalmente popolazioni coerenti che vivono fra le nuvole, hanno una loro civiltà, ci sono uomini, donne, bambini, hanno colli lunghissimi, sono evoluti e dall’aria serafica, oppure tozzi e chiassosi vivono sott’acqua in una bolla d’aria, in un tecnologico mondo medioevale. Questo aspetto della seconda trilogia lo trovo appassionato e affascinante. L’Episodio II, ad ogni modo, fra tutti i titoli è quello più radicalmente di passaggio, con lunghe scene votate all’avventura alla Flash Gordon e un’evoluzione dei personaggi principali piuttosto lenta e priva di episodi memorabili. Il tono comincia comunque a farsi più cupo e ambiguo, e a una piuttosto giovane età risulta faticoso accettare che il bambino biondo che si è visto pochi giorni prima, stia diventando un ragazzo confuso e aggressivo, e sia destinato a diventare il sw_3_rots-2040.0centro malefico del tutto. Niente, comunque, è cupo come La Vendetta dei Sith (2005), che per molti versi è il film più compiuto e maturo dell’intera saga. Se nel primo episodio Lucas, in un mondo di colori pastello, inseguiva un pagliaccio che calpestava delle merde, qui il nero incombe, pesante. Fa davvero paura Palpatine, figura che più di ogni altra attraversa la saga conservando tratti riconoscibili, e ci si concedono scene – come quella della strage dei giovanissimi allievi Jedi – che nella serie non hanno pari. Tanto che la visione a un certo punto si è interrotta, salvo poi riprendere alcuni giorni dopo su richiesta della diretta interessata, che ho fatto volentieri distrarre in molti passaggi. La Vendetta dei Sith, inoltre, spinge al massimo l’anima steampunk e porta nella storia quello che ritengo sia l’unico nuovo cattivo davvero di un qualche interesse, il generale Grievous. Un essere contorto, uno scheletro di metallo che custodisce un cuore umano e si muove come un ragno, in assoluto uno degli esseri concettualmente più problematici. E poi ci sono decapitazioni, tradimenti, il dramma sentimentale è reale e totale, insomma è un film davvero tosto. Al netto di un paio di leggerezze, l’Episodio III è il più complesso e riuscito della saga.

star-wars-force-awakens-official-posterNon è finita qui. Sono passati alcuni giorni in cui capitava di rievocare il tutto e si cercava di dare un senso cronologico alla cosa, che Bianca ha distillato in una sorta di cerchio in cui tutto ricomincia ancora e ancora. Il che, anche alla luce della serie di seguiti e approfondimenti che ci aspetta, mi sembra l’approccio che meglio rispecchia lo stato delle cose. Ci siamo dedicati, quindi, anche all’ancora caldo Il Risveglio della Forza (2015). La mia impressione, venata di scetticismo, non è molto cambiata. All’inizio mi sembrava di doverlo rivalutare, ma in realtà l’incipit è sicuramente la parte migliore. Nella prima parte mi è anche parso evidente che Rey dovesse essere la figlia di Leila ma non di Solo, poi non so; in realtà, vista la frammentarietà del progetto, non so neanche se ha un senso cercare degli indizi in quelle che sono probabilmente delle casualità espressive, all’interno di una messa in scena che non conosce le sue evoluzioni future. La mia compagna di visioni è rimasta colpita soprattutto dalla vecchiezza delle figure conosciute. Ha abbozzato su Han Solo, credo sia rimasta più spiazzata dalla principessa Leila (accomunata dal fratello diegetico da uno sguardo piuttosto vacuo). È rimasta anche sorpresa dalla facilità con cui il nuovo aspirante Dart Fener si mette e si toglie la maschera, riducendola, in effetti, a un orpello senza significato reale. I’Episodio VII sfoggia delle incongruenze nei nessi causa effetto e delle leggerezze narrative che non hanno pari nella saga, e la pretestuosità dell’azione finale lo porta, per incompiutezza, a gareggiare con L’attacco dei Cloni. Rimane un buon film d’azione, che almeno ha avuto la fortuna di imbroccare un personaggio principale e femminile ben riuscito.

Non ho, al momento, una chiusura ad effetto, né tanto meno definitiva, così come non ce l’ha Guerre Stellari. Se ne riparlerà alla fine della terza trilogia, quando la mia guida avrà sette o otto anni.

Guerre Stellari IV – Una nuova speranza: 4/5

Guerre Stellari V – L’Impero colpisce ancora: 4,5/5

Guerre Stellari VI – Il ritorno dello Jedi: 3,5/5

Guerre Stellari I – La minaccia fantasma: 2,5/5

Guerre Stellari II – L’attacco dei cloni: 3/5

Guerre Stellari III – La vendetta dei Sith: 4/5

Guerre Stellari VII – Il risveglio della forza: 3,5/5